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29 Gennaio 2026
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Super obesa, senza assistenza domiciliare, allettata a Pizzo. Aiutate Maria Francesca: rischia di morire

Grande invalida con piaghe da decubito gravissime, nessun medico né infermiere a casa. Un’Oss rinuncia: “Non potevo curarla, il quadro era troppo complesso”. Il progetto Home Care Premium lascia soli i più fragili

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Il Sistema sanitario pubblico vibonese dov’è? La signora Maria Francesca Barbieri di Pizzo rischia la morte. Fino adesso non ha avuto le cure adeguate da parte del Sistema sanitario pubblico vibonese. Non per colpa dei professionisti che seguono il suo caso, ma per l’organizzazione del progetto “Home Care Premium” che dal 2017 viene gestito direttamente dal Comune di Vibo Valentia.

Home Care Premium: assistenza senza medici e infermieri

Ha veramente dell’assurdo, ma nel progetto di assistenza domiciliare ai grandi invalidi (e non solo) non sono previsti medici e infermieri professionali. Ci sono psicologi, nutrizionisti, logopedisti e Oss, ma mancano per una grande invalida come la signora Maria Francesca, medico e infermiere professionale.

L’Oss rinuncia: “Quadro clinico troppo complesso”

Di recente per curare la paziente nel proprio domicilio di Pizzo era stata mandata l’Oss Gessica Colombro, la quale appena l’ha vista ha dovuto immediatamente rinunciare all’incarico. “Quando l’ho vista allettata – ha detto la giovane Oss – ho dovuto immediatamente rinunciare all’incarico perché non sono stata in grado di curare, soprattutto, le piaghe da decubito molto estese. La signora Maria Francesca presenta un quadro clinico complesso che non può affrontare un’Oss come me. La paziente è super obesa e ha gravi problemi cardio-respiratori. La cosa grave è che non mi hanno ancora retribuita per il lavoro che ho svolto nei mesi scorsi con altri pazienti meno gravi”.

Grandi invalidi lasciati soli nelle loro case

Di fronte a questi problemi occorre reagire per non lasciare i grandi invalidi abbandonati nel chiuso delle loro case. Dobbiamo stare desti, attenti, altrimenti costruiremo una società che emargina i soggetti più fragili e sofferenti.

Teniamo i fari accesi su Maria Francesca fino a quando non sarà guarita. Pare che nei prossimi giorni verrà trasferita in un ospedale campano, dove dovrebbe essere sottoposta ad un delicato intervento chirurgico bariatrico. Lo si faccia in fretta, altrimenti c’è il serio rischio che la paziente muoia.

Una famiglia allo stremo

Per il momento è affidata alle amorevoli cure del marito e del figlio. Con lei siamo di fronte alla cultura dello “scarto” da parte della Sanità pubblica vibonese. Maria Francesca chiede giustizia. Una donna abbandonata a se stessa, piaghe che gridano vendetta, costretta a letto da mesi, oltre 200 chili, un marito e un figlio allo stremo delle forze. Servono volontari, servono cure, non possiamo più girarci dall’altra parte. Negli scatti fotografici il percorso che sta portando Maria Francesca alla morte. Ma come è possibile tutto questo?

La malattia e l’abbandono

La malattia fa parte della nostra esperienza umana. Ma essa può diventare disumana se è vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, se non è accompagnata dalla cura e dalla compassione. Quando si cammina insieme, è normale che qualcuno si senta male, debba fermarsi per la stanchezza o per qualche incidente di percorso. È lì, in quei momenti, che si vede come stiamo camminando: se è veramente un camminare insieme, o se si sta sulla stessa strada ma ciascuno per conto proprio, badando ai propri interessi e lasciando che gli altri “si arrangino”.

Fragilità, fede e responsabilità collettiva

Riflettiamo sul fatto che proprio attraverso l’esperienza della fragilità e della malattia possiamo imparare a camminare insieme secondo lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza. Dov’è il Sistema sanitario pubblico?
L’esperienza dello smarrimento, della malattia e della debolezza fanno naturalmente parte del nostro cammino: non ci escludono dal popolo di Dio, anzi, ci portano al centro dell’attenzione del Signore, che è Padre e non vuole perdere per strada nemmeno uno dei suoi figli. Si tratta dunque di imparare da Dio, per essere davvero una comunità che cammina insieme, capace di non lasciarsi contagiare dalla cultura dello “scarto”.
Cultura dello “scarto” molto praticata dalla Sanità pubblica calabrese.

*Il video-servizio è di Lino Polimeni per Articolo 21
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