Tensione a Scilla, nel corso di un servizio giornalistico realizzato dal reporter televisivo Graziano Tomarchio mentre documentava le criticità legate alla chiusura della strada che conduce al porto e al borgo di Chianalea, interessata da lavori sul costone roccioso nei pressi del Castello Ruffo. Come riportato da Reggio Tv, il servizio prevedeva interviste ai cittadini presenti sul posto, che stavano segnalando disagi e problematiche legate alla viabilità e all’accessibilità dell’area.
Il confronto durante le riprese
Secondo quanto ricostruito, durante le riprese sarebbe sopraggiunto l’assessore al turismo del Comune di Scilla chiamato in causa dalle segnalazioni dei cittadini presenti. In quel contesto, uno dei cittadini avrebbe chiesto all’amministratore di rilasciare una dichiarazione sulla vicenda. A quel punto, mentre il giornalista si apprestava a registrare l’eventuale risposta, la situazione sarebbe degenerata in un acceso confronto. Il reporter riferisce infatti che l’assessore avrebbe reagito in maniera aggressiva, pronunciando più volte la frase: “Non mi riprendere, altrimenti ti spacco!”.
La ricostruzione del giornalista
Il giornalista sostiene di aver tentato di riportare la calma e di chiarire la propria posizione professionale, ma senza riuscire a stemperare la tensione. L’episodio, sempre secondo la sua versione, si sarebbe consumato davanti alle telecamere durante il servizio.
Tomarchio ha espresso amarezza per quanto accaduto, sottolineando come la vicenda riguardi un rappresentante delle istituzioni. “La cosa che mi fa più male è che questa minaccia arrivi da un rappresentante delle Istituzioni. Come può un amministratore pubblico permettersi di minacciare chi, ogni giorno, lavora per valorizzare la Calabria e dare voce a chi non ha voce?”, ha dichiarato il reporter.
La ricostruzione di Tomarchio
Successivamente all’episodio, il giornalista ha pubblicato un lungo post nel quale ha ricostruito nel dettaglio quanto accaduto, esprimendo preoccupazione e rammarico per la vicenda.
“Cari amici, oggi mi trovo a scrivere un post che non avrei mai voluto firmare, ma il silenzio di fronte a certi episodi rischia di diventare complicità. Ieri, nello svolgimento del mio lavoro di reporter televisivo, ho vissuto un’avventura davvero incresciosa. Ero stato chiamato da alcuni cittadini della provincia di Reggio Calabria per dare voce a una problematica che li riguardava da vicino. Mentre eravamo sul posto, uno di loro ha avvistato un assessore di quel Comune. Ci siamo avvicinati e il cittadino – legittimamente – ha chiesto all’amministratore di rilasciare una battuta sul problema in questione.
Io ero lì, semplicemente con la mia telecamera e il mio microfono accesi, pronto a documentare la risposta. A quel punto, l’assessore si è scagliato verbalmente contro di me, aggredendmi con tono minaccioso: “A me non mi riprendi, altrimenti ti spacco!”, ripetendomi questa frase più e più volte.
Con la massima educazione che mi contraddistingue, ho cercato di calmare i toni spiegando: “Assessore, io non la sto riprendendo di mia iniziativa, è il cittadino che le sta chiedendo un’intervista, non io”. Ma non c’è stato verso. Ha continuato a insistere dicendo che, se lo avessi ripreso e mandato in onda, mi avrebbe “spaccato”.
La mia riflessione
La cosa che mi fa più male è che questa minaccia arrivi da un rappresentante delle Istituzioni. Come può un amministratore pubblico permettersi di minacciare chi, ogni santo giorno, lavora per valorizzare la Calabria e dare voce a chi non ha voce?
Sia chiaro: io non ho nulla contro quell’Amministrazione Comunale in generale, né contro la persona in sé. Chi mi conosce sa che sono una persona sempre disponibile con tutti. La cosa paradossale? Solo pochi giorni fa avevo intervistato proprio questo stesso Assessore sui temi del Turismo. In quel caso, quando la vetrina gli faceva comodo, era felicissimo di farsi riprendere e non mi ha certo detto “ti spacco se mi pubblichi”. L’ho intervistato più volte in passato con il massimo rispetto.
Il mio profondo rammarico è che nel 2026 debbano ancora accadere episodi del genere. Non deve succedere a me, e non deve succedere a nessun collega che lavora quotidianamente per informare i cittadini. Spesso le nostre piccole inchieste e i nostri servizi sono l’unico strumento per risolvere i problemi concreti della gente.
Sono profondamente amareggiato, ma continuerò a fare il mio lavoro a testa alta, con la telecamera accesa e il microfono in mano. Sempre dalla parte dei cittadini.
Graziano Tomarchio”









