24 Luglio 2026
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Torre di Ruggiero e quel vuoto lasciato dagli alberi del Santuario abbattuti: era davvero necessario?

Il piazzale d’ingresso trasformato dopo l’eliminazione dello storico viale alberato. La petizione non è bastata: ora si chiedono perizie, pareri e un progetto di ripiantumazione.

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di Eugenio Felice Perrone – Ieri sono tornato al Santuario di Torre di Ruggiero. Non ci andavo da tempo. Appena arrivato, il colpo d’occhio è stato inevitabile: il piazzale d’ingresso era irriconoscibile. Gli alberi che per decenni avevano accompagnato il cammino dei pellegrini e accolto generazioni di visitatori non c’erano più. Erano stati abbattuti. La sensazione è stata quella di un vuoto difficile da descrivere. Perché quegli alberi non erano soltanto elementi del paesaggio: erano parte integrante dell’identità del Santuario, della memoria collettiva e di un patrimonio naturale che apparteneva a tutti.

La petizione popolare e la richiesta di alternative

Su questa vicenda è stata promossa anche una petizione popolare, segno che una parte della comunità aveva espresso preoccupazione e chiedeva che fossero valutate soluzioni alternative. Evidentemente non è bastato. Sia chiaro, però: nessuno pretende che alberi realmente pericolosi rimangano in piedi mettendo a rischio l’incolumità delle persone. La sicurezza pubblica è un valore assoluto e, quando esiste un pericolo concreto, gli interventi sono doverosi. Proprio per questo, una decisione così radicale merita la massima trasparenza. I cittadini hanno il diritto di conoscere le ragioni che hanno portato a una scelta tanto incisiva.

Le domande sulla perizia e sui pareri

Esiste una perizia fitostatica che abbia accertato l’effettiva pericolosità di tutti gli alberi abbattuti? Chi ha disposto l’intervento e sulla base di quali valutazioni tecniche? Sono stati acquisiti tutti i pareri previsti dalla legge? Sono state realmente valutate soluzioni meno invasive, come potature, consolidamenti o interventi limitati agli esemplari compromessi? Era davvero inevitabile eliminare integralmente il viale alberato che costeggiava l’ingresso del Santuario? Ed è stato previsto un progetto di ripiantumazione capace di restituire, nel tempo, ciò che oggi è stato perduto?

“Non sono domande polemiche”

Queste non sono domande polemiche. Sono domande legittime. Sono le domande che qualsiasi cittadino dovrebbe poter rivolgere quando un luogo simbolo della propria comunità viene trasformato in maniera così profonda. La trasparenza amministrativa non serve a creare conflitti; serve a generare fiducia. Quando le istituzioni spiegano le ragioni delle proprie scelte, mostrano gli atti, rendono pubbliche le valutazioni tecniche e dimostrano di aver preso in considerazione ogni possibile alternativa, rafforzano il rapporto con la cittadinanza. Diversamente, è naturale che rimangano interrogativi e che molti continuino a chiedersi se quella fosse davvero l’unica scelta possibile.

Per riavere quel viale serviranno decenni

Gli alberi abbattuti non torneranno più. Per rivedere un viale come quello che abbiamo conosciuto serviranno decenni, forse una generazione intera. Per questo oggi non è in discussione soltanto il destino di alcuni alberi. È in discussione il modo in cui vengono assunte decisioni che incidono sul patrimonio ambientale, paesaggistico e affettivo di un’intera comunità.

Gli alberi possono essere abbattuti quando è davvero necessario. Ma ogni scelta che modifica profondamente un luogo così caro alla comunità merita di essere accompagnata da motivazioni chiare, verificabili e pienamente comprensibili. È così che si tutela non solo il paesaggio, ma anche il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

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