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11 Maggio 2026
11 Maggio 2026
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La giornalista catanzarese Rondinelli porta Garlasco a Vibo: “L’impronta” che mette alla prova giustizia e media

Nel cuore del Maggio dei libri, il caso Poggi torna al centro del dibattito tra Dna, impronta 33 e nuova indagine su Andrea Sempio. A Palazzo Gagliardi un confronto sul rischio di trasformare la cronaca giudiziaria in tifoseria

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Il delitto di Chiara Poggi, la nuova indagine su Andrea Sempio, l’enigma dell’impronta 33 e il rapporto sempre più fragile tra giustizia, media e opinione pubblica. È tutto questo il cuore de “L’impronta”, Il libro della giornalista del TG1 Giancarla Rondinelli, edito da Rubbettino, è stato protagonista dell’incontro ospitato a Palazzo Gagliardi nell’ambito del cartellone del Maggio dei libri di Vibo Valentia, curato da Maria Teresa Marzano. Un appuntamento che arriva proprio nei giorni più incandescenti della nuova inchiesta della Procura di Pavia, culminata con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato ad Andrea Sempio. Accanto all’autrice anche il giornalista Stefano Mandarano e l’editore Florindo Rubbettino, in un confronto che ha attraversato non solo il caso giudiziario, ma anche i rischi della spettacolarizzazione mediatica e il tema della fiducia nella magistratura.

Rondinelli: “Non facciamo gossip, ma leggiamo le carte”

Fin dalle prime battute, Giancarla Rondinelli ha voluto chiarire il senso del proprio lavoro giornalistico e del libro dedicato al caso Garlasco. “Non si fa gossip, non si fa spettacolo, si leggono le carte, si sta alle carte di chi indaga”, ha spiegato la giornalista del Tg1, sottolineando come il nuovo filone investigativo poggi su “prove scientifiche” e non su suggestioni televisive. Al centro della nuova indagine ci sarebbero infatti il Dna, l’ormai famosa impronta 33 e la ricostruzione degli schizzi di sangue effettuata grazie alle nuove tecnologie investigative. “Complice anche le nuove tecnologie di oggi sono riusciti a fare cose pazzesche”, ha detto Rondinelli, invitando però alla prudenza: “Bisogna stare alle carte e non inventare nulla”.

“Garlasco è diventato una fiction a puntate”

Nel corso del dibattito, l’autrice ha spiegato perché il caso Garlasco continui a catalizzare l’attenzione dell’Italia dopo quasi vent’anni. “Garlasco è un caso a sé”, ha detto Rondinelli. “È diventato una fiction, ogni giorno c’è una puntata nuova”. Secondo la giornalista, il delitto di Chiara Poggi ha superato da tempo i confini della semplice cronaca nera, trasformandosi in un fenomeno collettivo che coinvolge istituzioni, politica, televisione e social network. “Ci sono magistrati che hanno sbagliato, forze di polizia che hanno sbagliato, giornalisti che hanno sbagliato”, ha affermato. “E qualcuno continua ancora a sbagliare”.

Rondinelli: “Garlasco rischia di diventare un nuovo caso Tortora”

Nel corso dell’incontro, Giancarla Rondinelli ha spiegato di aver dedicato una parte importante del libro al tema degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni, soffermandosi anche sulla differenza tra le due definizioni attraverso alcuni casi simbolo della cronaca italiana. “Il rischio che abbiamo davanti”, ha osservato la giornalista del Tg1, “è quello di trovarci di fronte a un nuovo caso Tortora”.

Rondinelli ha poi spiegato come il libro nasca anche da una sensibilità personale maturata negli anni all’interno della propria famiglia. “Uno dei motivi per cui ho scritto questo libro nasce proprio da questo senso di giustizia con cui sono cresciuta”, ha raccontato. “Mio padre era carabiniere, mia sorella fa l’avvocato penalista: siamo cresciuti all’ombra di un enorme rispetto verso la giustizia”. La giornalista ha ricordato come gli errori giudiziari non siano episodi isolati nella storia italiana: “Ce ne sono tantissimi. Tortora è il caso simbolo, ma non è l’unico. Nel libro ricordo anche Zuncheddu, rimasto in carcere 33 anni prima di essere assolto perché il fatto non sussiste”. Da qui il riferimento diretto al delitto di Garlasco e ai dubbi che continuano ad accompagnare la vicenda: “Anche Garlasco rischia di diventare un altro errore giudiziario. Ed è una prospettiva che inevitabilmente fa riflettere”.

Mandarano: “Il rischio è creare tifoserie”

A sottolineare il peso del circo mediatico è stato anche Stefano Mandarano, che ha parlato apertamente del rischio di trasformare il processo in uno scontro tra opposte fazioni. “Quando la cronaca diventa spettacolo si creano tifoserie: colpevolisti e innocentisti”, ha osservato il giornalista. “È un rischio che ha accompagnato molti casi italiani, ma Garlasco ha assunto una dimensione particolare proprio per il tempo trascorso”. Mandarano ha evidenziato inoltre come i social network abbiano amplificato ulteriormente il fenomeno, alimentando polarizzazioni e semplificazioni.

Rubbettino: “Dodici anni di carcere e il dubbio sulla verità: anche questo grida giustizia”

Molto forte anche l’intervento dell’editore Florindo Rubbettino, che ha allargato il ragionamento dal caso Garlasco al tema della qualità della giustizia e della durata dei processi. “C’è un altro aspetto che non possiamo ignorare: la ragionevole durata dei processi”, ha spiegato Rubbettino. “Sembra quasi che il tempo, in queste vicende, sia una variabile indipendente. Pensiamo ad Alberto Stasi, che ha scontato quasi dodici anni di carcere dentro un intreccio di errori, dubbi investigativi e limiti della macchina giudiziaria. Anche questo grida giustizia”.

L’editore ha sottolineato come il caso Garlasco continui a porre interrogativi profondi non soltanto sull’individuazione del colpevole, ma anche sulla qualità delle indagini svolte negli anni. “Alla fine potremmo scoprire che il colpevole è Stasi, oppure Sempio. Ma esiste anche un terzo scenario: potrebbe non essere nessuno dei due. Ed è proprio questo che richiama ancora una volta il tema della qualità delle indagini, degli errori, delle superficialità”. Secondo Rubbettino, raccontare questi casi rappresenta un dovere civile e professionale per chi fa informazione.

“Viviamo nelle bolle algoritmiche: il rischio è trasformare tutto in tifoseria”

Rubbettino si è poi soffermato sul ruolo dei social network e delle cosiddette “bolle algoritmiche” nella percezione pubblica dei grandi casi giudiziari. “Ognuno ormai vive dentro la propria bolla algoritmica”, ha osservato. “Gli algoritmi ci studiano, ci seguono, sanno cosa pensiamo, chi sono i nostri amici, quali sono le nostre idee e i nostri orientamenti”. Ed è proprio per questo, secondo l’editore, che vicende come quella di Garlasco rischiano di diventare terreno fertile per polarizzazioni e tifoserie contrapposte. “Se io sono convinto che Stasi sia colpevole continuerò a vedere soltanto contenuti che confermano quella convinzione. E vale anche per chi pensa il contrario”.

Da qui il richiamo al valore della lettura e dell’approfondimento: “Forse ogni tanto l’offline, e il libro è qualcosa di profondamente offline, può aiutarci a recuperare quella profondità di cui c’è bisogno davanti a casi così complessi”.

“L’impronta”, il libro che riapre le domande

L’incontro si è trasformato in una riflessione collettiva sul rapporto tra verità, informazione e giustizia. “Spero che si arrivi non a un colpevole, ma al colpevole”, ha concluso Giancarla Rondinelli.

L’augurio di chi scrive resta sempre lo stesso: che venga garantito, in ogni sede, il principio di presunzione di innocenza per Andrea Sempio e che si arrivi finalmente a una verità giudiziaria capace di rendere giustizia a tutti, in primis alla povera Chiara. Perché dietro i nomi dei protagonisti di questa vicenda ci sono persone, vite e famiglie travolte da quasi vent’anni di dolore, sospetti e processi mediatici. E perché, accanto all’ipotesi di un possibile assassino, continua ad aleggiare anche il dubbio che un possibile innocente possa aver trascorso i migliori anni della propria vita in carcere. Un dubbio ragionevole che pesa non solo sulla coscienza dell’intero sistema giudiziario, ma anche sulla coscienza collettiva del Paese.

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