Il 1943, “annus horribilis soprattutto per la Calabria”, fu l’anno che ribaltò le sorti della Seconda Guerra Mondiale. Infatti in quell’anno si passò dal crollo del regime fascista, dall’armistizio dell’8 settembre e dalla spaccatura del Paese in una sanguinosa guerra civile con gli ultimi colpi di coda dei repubblichini contro la Resistenza. In quell’anno le città delle Calabria furono prese di mira dagli Alleati che cercarono, in attesa del collasso finale, di fiaccare la resistenza di quella che rimaneva dell’Italia in armi.
Ovunque, macerie e morti
I bombardamenti alleati (ricordiamo che gli Alleati della Seconda Guerra Mondiale furono una coalizione di nazioni che si oppose alle Potenze dell’Asse. Il nucleo principale, noto come i “Tre Grandi”, era composto da Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito, affiancati dalla Cina. A questi si aggiunsero l’Impero Britannico (Canada, Australia, India, ecc.), la Francia Libera e la Polonia); nel 1943, dunque, colpirono duramente diversi centri calabresi, mirando, in prima istanza, a snodi ferroviari, porti e aeroporti come quelli di Reggio Calabria, Vibo Valentia, e Crotone. Le città con i più tragici bilanci di vittime e distruzioni furono, in primis, Catanzaro che ebbe pesanti raid il 27 agosto 1943, causando circa 450 vittime e la distruzione del centro storico (La città capoluogo ebbe, poi, il 29 novembre 2022, la medaglia d’oro al valore civile rilasciata con decreto della Presidenza della Repubblica); ma, anche, Reggio Calabria, colpita da oltre 20 incursioni tra gennaio e settembre, subì danni e lutti nei giorni prima dello sbarco alleato nella cosiddetta ”Operazione Baytown”, che prese il nome da una città degli Stati Uniti.
Tornando alle città calabresi …
Questa operazione, iniziata il 3/9/43, rappresentò una parte importante della campagna d’Italia durante la seconda guerra mondiale. L’operazione consisteva nello sbarco a Reggio Calabria del XIII Corpo d’armata, dell’8ª Armata britannica e della 1ª Divisione canadese. Ciò consentì alle forze Alleate di ottenere una testa di ponte nella punta dello stivale d’Italia. Altro scopo di questo sbarco era quello di fermare eventuali nemici in fuga. L’operazione venne decisa fin dal 14 agosto 1943, allorquando si constatò che il porto di Messina era inservibile a causa dei sabotaggi tedeschi e, per il grosso delle forze, era difficile raggiungere la città dello Stretto a causa del fatto che nella strada statale tra Catania e Messina i tedeschi in ritirata avevano fatto saltare in aria con la dinamite alcuni ponti come quello sul fiume Agrò. Tornando alle città calabresi bombardate in quella fase della guerra bisogna aggiungere la città di Cosenza che fu duramente colpita il 12 aprile, con la morte di circa 70 persone e ingenti danni. E ancora bombe caddero su Vibo Marina, Gioia Tauro, Palmi, Amantea e Cittanova, Villa San Giovanni, Bagnara Calabra, Gioia Tauro, Palmi, Locri, Roccella Jonica.











