29 Agosto 2025
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Calabria

Il Cavatore, la Giustizia e la Libertà: l’eredità poetica e civile di Giuseppe Rito nella Catanzaro del dopoguerra

Un simbolo della rinascita democratica e del lavoro, un artista socialista e visionario, un intreccio di arte e memoria. Il monumento che accoglie i visitatori a Catanzaro racchiude una storia profonda, di libertà ritrovata e ideali scolpiti nel bronzo

Dietro “Il Cavatore”, il monumento che dà il benvenuto a chi viene per la prima volta a Catanzaro, c’è tutta una storia di ritrovata libertà dopo il ventennio cupo della dittatura.

Intanto esso è collocato in una piazza che si chiama Matteotti per volere del primo sindaco di Catanzaro dell’Italia libera, l’avvocato Giovanni Correale Santacroce il quale, nella prima delibera effettuata, decise di intitolare la piazza al martire socialista.

L’opera di Giuseppe Rito

Qualche anno dopo lo scultore e architetto Giuseppe Rito (Dinami, 1907-1965) ricevette l’incarico dall’amministrazione comunale di eseguire l’opera che rappresenta il simbolo del lavoro. Essa fu realizzata tra il 1951 e il 1954 e l’inaugurazione avvenne nel febbraio 1956 e collocata dopo il 1970 dopo il crollo di una parte del manufatto del Castello Normanno del San Giovanni.

Bronzo di memoria e giustizia

Secondo lo storico Mario Saccà Giuseppe Rito era di idee socialiste; e trovò la porta aperta quando si rivolse al presidente della Corte d’Appello, Enrico Carlomagno (nativo di Verbicaro), di cultura azionista, “che – secondo Saccà – autorizzò Rito a fondere i resti della statua della Madre, a suo tempo collocata da un altro grande scultore calabrese, il palmese Michele Guerrisi, sul monumento ai caduti, inaugurato nel 1933 alla presenza di Vittorio Emanuele”.

Fu dello stesso presidente Carlomagno – scrive ancora Saccà – “l’idea di autorizzare Rito a scolpire la statua di Giustizia e Libertà, motto fondante del Partito d’Azione, utilizzando il bronzo della Madre che si trasformò in un’idea che ancora oggi ci viene comunicata dall’opera di Rito che si impone alla sommità delle scale del nostro Palazzo di Giustizia. Si può dire che i principi di un socialismo liberale ed umanitario ci ricordano un tempo passato ma che sarebbe urgente riproporre, adeguandolo ai tempi, per realizzare i due grandi principii dei quali la statua porta il nome”.

Un’eredità diffusa in Calabria e nel mondo

Rito, che soggiornò a lungo a Catanzaro, realizzò altre opere nel capoluogo, come la Madonna che svetta sul campanile del Duomo.

Lo scultore calabrese espose con mostre in Italia (Roma, Galleria “delle Carrozze”; e in altre città) e all’estero (Parigi, mostre a Saint-Germain-de-Prés e a Montparnasse) e fu invitato a varie rassegne (1953, Roma, Palazzo delle Esposizioni, L’arte nella vita del mezzogiorno d’Italia; 1962, Roma, Palazzo Venezia, Esposizione del Concilio). Nel 1956 prese parte alla Biennale di Venezia, con due sculture.

Le sue opere si trovano anche a Cosenza: in piazza XXV luglio c’è un busto in bronzo del poeta Michele De Marco, detto Ciardullo; a Guardia Piemontese Terme, nella Piazzetta, una fontana, in bronzo.

L’omaggio di Repaci

Leonida Repaci in “Calabria grande e amara” lo definì: “tra gli scultori dei nostri giorni, Giuseppe Rito mi pare il più originale e commovente nel suo trepidante tentativo di rendere l’assoluto poetico nella favola creativa, di portare la scultura a un rigore stilistico, a una purezza di espressione veramente eccezionali”.

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