Quest’anno le festa della Repubblica coincide con l’Ottantesimo anniversario della nascita della Costituzione che, a su volta, celebra l’ingresso delle donne nel tessuto sociale, politico ed economico del Paese. Per l’occasione sono state prese tante iniziative, tra cui la pubblicazione di molti saggi che contengono, tra l’altro, il profilo delle 21 madri Costituenti (9 elette nelle file del Partito Comunista Italiano, 9 nella Democrazia Cristiana, 2 nel Partito Socialista Italiano e 1 nel Fronte dell’Uomo Qualunque. Partito Comunista Italiano (PCI): Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi. Democrazia Cristiana (DC): Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Agamben Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Vittoria Titomanlio, Maria Nicotra. Partito Socialista Italiano (PSI): Bianca Bianchi, Angelina Merlin. Fronte dell’Uomo Qualunque: Ottavia Penna Buscemi), ossia le prime donne che s’affacciarono nella vita pubblica sedendosi chi alla Camera dei Deputati e chi al Senato della Repubblica.
L’incarico della casa editrice
Chi scrive ha ricevuto l’incarico di una importante casa editrice calabrese di licenziare un saggio per l’occasione. Il testo è pronto, attende solo che il prefatore consegni il suo scritto per passare alle stampe. Il prefatore è la parlamentare milanese Lia Quartapelle. La scelta è caduta su Lina Merlin, la più anziana a quel tempo, ma anche la più discussa e, nonostante tutto, la meno conosciuta e meritevole. Lina Merlin fece, appunto, parte delle 21 “Madri Costituenti”, donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946 che hanno contribuito a scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana. Rappresentando il 3,7% del totale dei deputati, la loro presenza fu fondamentale per introdurre i principi di parità di genere, diritti sul lavoro e tutela della famiglia. Questo saggio rievocativo della figura e dell’opera di Lina Merlin, redatto, come detto, in occasione dell’Ottantesimo della Repubblica, inizia dalla fine. Anche perché la protagonista della vicenda forse non immaginava una conclusione diversa e opposta alle premesse che si erano create intorno a lei. Premesse che disegnavano una donna coraggiosa e pensante, moderna e antica allo stesso tempo, che non temeva niente e nessuno, avendo un carattere forte e spigoloso. Quando consumò la sua rottura con il Psi, dove la sua intransigenza di militante appassionata e la sua inflessibilità con sé stessa e con gli altri le avevano procurato ostilità e inimicizie.
L’iscrizione al Psi
La scelta di iscriversi al Psi fu un fatto naturale perché in lei erano forti la cultura e i valori trasmessi dalla famiglia; senza contare il suo alto senso della giustizia. Alle riunioni del partito si distinse da subito per il suo carattere battagliero, tanto che nel 1924 le fu affidata la regia della campagna elettorale veneta: incarico delicato, impegnativo e decisamente straordinario per un’epoca in cui le donne non avevano ancora diritto di voto. Stilò in quella occasione un rapporto dettagliato e preciso delle violenze e illegalità compiute dagli squadristi e lo consegnò al deputato Giacomo Matteotti che lo utilizzò per stendere il suo documentato atto di accusa al fascismo ormai al potere. Fu proprio dopo quel discorso in parlamento che Matteotti venne rapito e assassinato. Nel 1961uscì dal partito ed entrò nel gruppo misto; nel suo discorso di commiato disse di non poterne più di «fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo». Nel giugno di quell’anno Lina Merlin restituì la tessera del partito in dissenso della sua linea politica che, a suo parere, era troppo subordinata a quella del Partito Comunista. Negli ultimi anni della sua vita continuò ad interessarsi alle problematiche sociali. Nel 1974 assunse la carica di vicepresidente del Comitato nazionale per il referendum sul divorzio, dichiarandosi a favore dell’indissolubilità del matrimonio. Quello, forse, fu il punto di maggior rottura, anche se già nel 1963 aveva rifiutato di ricandidarsi, allontanandosi così dalla politica attiva. Basterebbe questo affresco fatto di impegni e di cariche per collocarla nel Pantheon laico della Nazione. Eppure, nel tempo, è stata derisa, vilipesa, offesa. Anche la scelta che fece al crepuscolo della sua traiettoria esistenziale, passando dall’abolizione delle case di tolleranza al rifiuto – come detto – di sostenere la campagna per il divorzio, è coerente della visione che aveva del genere femminile che andava difeso a ogni costo.
A lei si deve l’articolo 3 della Carta costituzionale
A 77 anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, Lina Merlin decise di ritirarsi anche dalla politica e di tornare a vivere nella sua casa di Milano insieme a Franca Cuonzo Zanibon, figlia di una sua cugina precocemente scomparsa che le era stata affidata e che lei adotterà come figlia. Decise irrevocabilmente di ritirarsi dalla politica e, su sollecitazione della figlia adottiva, si dedicò a scrivere la sua autobiografia, ripercorrendo un’esistenza di impegno sociale e di battaglie per la libertà. È stata la prima donna nell’Italia democratica a essere eletta al Senato della Repubblica. A lei si deve l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso” (contribuì alla stesura finale del testo il professor Massimo Severo Giannini, che poi diventerà ministro della Prima Repubblica). È di Lina Merlin il merito di aver tolto, dalla prassi e dal linguaggio comune, l’indicazione di “figlio di NN” (Nomen Nescio, «non conosco il nome»). Fece parte della “Commissione dei 75”. Il 10 maggio 1947 Lina Merlin intervenne sul testo originario dell’art. 33 (oggi 37) della Costituzione, a proposito di pari diritti e delle pari retribuzioni delle donne nel lavoro. Sostenne che lo Stato ha il dovere di garantire a tutti i cittadini il minimo necessario all’esistenza e di eliminare i problemi di ordine economico al fine di assicurare ad ogni individuo la possibilità di crearsi una famiglia.









