Nel borgo crotonese la cultura d’impresa entra nel cuore di uno dei più importanti appuntamenti culturali della Calabria. Il presidente nazionale di FenImprese protagonista di una riflessione sul ruolo delle imprese nella crescita dei territori. Ci sono luoghi che riescono, attraverso la cultura, a superare i propri confini. Caccuri è certamente uno di questi.
Costruire futuro
La XV edizione del Premio Letterario Caccuri ha confermato la capacità del piccolo borgo del Crotonese di trasformarsi, per alcuni giorni, in un grande laboratorio di idee, confronto e attualità, richiamando personalità di primo piano del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’economia e dell’informazione. Tra i protagonisti di questa edizione anche Luca Mancuso, presidente nazionale di FenImprese, che ha portato all’interno della manifestazione un tema sempre più centrale nel dibattito sul futuro del Paese: quello della cultura d’impresa. Un tema che parte da una convinzione precisa: l’impresa non è soltanto economia. È anche conoscenza, responsabilità, innovazione e capacità di costruire futuro. “Fare impresa non significa soltanto produrre, investire e creare occupazione – è il senso della riflessione portata da Mancuso – ma significa costruire una visione, assumersi responsabilità, valorizzare le persone e i territori, tramandare competenze e avere il coraggio di innovare”. Una prospettiva particolarmente significativa in Calabria e nel Mezzogiorno, dove il rapporto tra impresa, territorio e capitale umano rappresenta una delle grandi sfide per lo sviluppo.

Il ruolo della formazione
FenImprese, associazione datoriale nazionale, è impegnata proprio nel sostegno alle piccole e medie imprese e nella costruzione di una rete capace di mettere in relazione competenze, territori e opportunità. Mancuso, alla guida nazionale dell’associazione, ha sottolineato in più occasioni l’importanza della formazione, dell’innovazione e della capacità delle imprese di confrontarsi con le trasformazioni economiche e tecnologiche. Il contesto scelto per questa riflessione non è stato casuale. Il Premio Caccuri, infatti, ha ormai assunto una dimensione nazionale, portando in Calabria alcuni tra i protagonisti più autorevoli del dibattito contemporaneo. La XV edizione ha visto confrontarsi nella sezione saggistica Tommaso Cerno con Le ragioni di Giuda, Pietro Grasso con U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra, Cecilia Sala con I figli dell’odio e Luca Sommi con Solo amore. A conquistare la Torre d’Argento, simbolo del Premio realizzato dal maestro orafo Michele Affidato, è stata Cecilia Sala con I figli dell’odio, un reportage dedicato alle tensioni e ai conflitti del Medio Oriente e alle complesse dinamiche geopolitiche del nostro tempo. Cerno, Grasso e Sommi hanno chiuso invece al secondo posto ex aequo.
Un’edizione particolarmente ricca
Una vittoria che ha chiuso un’edizione particolarmente ricca, capace di mettere insieme letteratura, giornalismo, istituzioni, geopolitica, giustizia e società. Ed è proprio questa capacità di creare connessioni a rappresentare uno degli elementi più significativi dell’esperienza di Caccuri. Per Mancuso, portare la cultura d’impresa in un appuntamento di questo livello significa infatti allargare il concetto stesso di cultura e riconoscere all’impresa un ruolo che va oltre i bilanci e gli indicatori economici. “Anche l’impresa è cultura” è il principio che sintetizza questa visione. Una cultura che, soprattutto nel Mezzogiorno, può diventare strumento per raccontare un’altra narrazione del Sud: non soltanto terra di problemi e ritardi, ma territorio capace di produrre competenze, innovazione, imprenditorialità e nuove opportunità. Il messaggio lanciato dal palco di Caccuri è dunque quello di un incontro possibile e necessario: cultura, impresa e territorio possono diventare tre dimensioni della stessa idea di sviluppo. E quando si incontrano, una manifestazione culturale non si limita più a raccontare il presente. Può contribuire a immaginare il futuro.












