Martedì 11 febbraio, alle 18, la Libreria Ubik di Cosenza ospita l’incontro Memorie negate. Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale, promosso dall’associazione Lav Romanò. L’iniziativa vuole riportare alla luce una pagina storica spesso ai margini della memoria collettiva: lo sterminio dei Rom e Sinti, deportati nei campi di concentramento e internati anche in Italia dal regime fascista.
“Il genocidio dei Rom e Sinti ha coinvolto oltre 500mila persone, ma resta poco conosciuto”, sottolinea Giulio Malatacca di Lav Romanò. “È un genocidio non solo fisico, ma anche culturale: colpisce l’identità e l’autodeterminazione delle comunità romanès. Perseguitati tra i perseguitati, dimenticati tra i dimenticati.”
Un termine che pesa
Il genocidio è ricordato con la parola Samudaripen, che in romanès significa “tutti uccisi”. Nonostante la gravità storica, questa tragedia non trova ancora spazio nella legge istitutiva del Giorno della Memoria, una rimozione che nega visibilità e dignità alle vittime.
“Ricordare lo Samudaripen non è solo un atto di memoria, ma un impegno civile per riconoscere una minoranza spesso invisibile e stereotipata”, aggiunge Malatacca.
Testimonianze tra parole e musica
Durante l’incontro, i testi e le letture di Giulio Malatacca offriranno testimonianze dirette del periodo della persecuzione, accompagnate dalle musiche originali di Apo alla chitarra e Luigi Pugliese al violino. L’evento si propone di restituire voce e visibilità a chi è stato escluso dalla storia ufficiale, intrecciando storia, cultura e memoria musicale.
Lav Romanò: cultura e autodeterminazione
L’Associazione Aps Lav Romanò, con sede a Cosenza, è attiva nella lotta contro ogni forma di razzismo, promuove la cultura romanì e sostiene percorsi di dialogo tra comunità, istituzioni e società civile. “Il nostro lavoro mira all’autodeterminazione delle comunità e alla costruzione di percorsi alternativi a modelli che ancora oggi producono discriminazione e segregazione”, conclude Malatacca.









