“Nei giorni scorsi, ancora un grande faro acceso sull’installazione nel centro di Villaggio Mancuso di un imponente cartellone storico multilingue, promosso da un Comitato/Associazione. Assistere all’occupazione del suolo pubblico da parte di sodalizi privati che espongono la “propria” storiografia crea un precedente amministrativo e visivo pericoloso. L’enfasi mediatica, con cui è stato celebrato il conferimento dell’incarico ad una scrittrice, cozza con la realtà dei fatti. Un rapido riscontro (bibliografico) dimostra che il testo sul pannello è una pura e semplice compilazione di notizie che si trovano su alcuni libri da anni in circolazione. Nessuna ricerca d’archivio originale, dunque, ma solo un’operazione di riscrittura letteraria edita”. E’ quanto afferma Chiaffredo Manno – Presidente Culturasila.
Deriva da sagra paesana
Che aggiunge: “E’ evidente come l’assenza di filtri scientifici istituzionali stia scivolando in una deriva da sagra paesana. Negli ultimi tempi, la comunicazione e le installazioni legate al borgo hanno regalato perle di pura fantasia: da colossali svarioni storici (come l’evocazione di un improbabile e inesistente “Papa Giovanni Paolo XXIII” che avrebbe cenato a Villaggio Mancuso) fino all’esposizione di una sedia sdraio vintage sormontata dal cartello amatoriale “Qui si è sdraiata Sophia Loren”, non poteva certamente mancare anche una sosta per bisogni fisiologici di un Benito Mussolini, il cui nome fa irritare i più solo a pronunciarlo ma che diventa utile ad attrarre turisti ai soli fini economici. Se non diamo questa spiegazione non si comprende come mai possano circolare notizie senza riscontri e spacciate per storiche. Oltre al folklore, c’è una plateale violazione delle regole d’arredo del nostro territorio protetto. Il Regolamento dell’Ente Parco Nazionale della Sila impone un layout grafico unificato e l’inserimento tassativo dei loghi istituzionali dell’Ente e del Ministero dell’Ambiente per tutta la cartellonistica didattica ed espositiva. Ma la violazione più grave riguarda i contenuti: la diffusione stabile di dati storici e culturali all’interno del Parco è rigorosamente subordinata al preventivo nulla-osta dell’Ufficio Tecnico-Scientifico dell’Ente, l’unico organo preposto a validare la veridicità storica di ciò che viene offerto ai visitatori. Questo pannello privato non ha loghi istituzionali. Sarà una mera dimenticanza tipografica? Se il Comune di Taverna e l’Ente Parco non si accorgono di tutto ciò allora si apre l’anarchia e, paradossalmente, tutte le Associazioni Culturali del Territorio potrebbero rivendicare, da oggi, il medesimo diritto di installare i propri cartelloni per offrire versioni storiche eventualmente corrette ed integrate ed anche personalizzate. Il centro del Villaggio si trasformerebbe in un labirinto caotico di cartelloni privati in perenne conflitto visivo.
Un curioso passatempo turistico
Dice ancora Manno: “A pensarci bene, però, in un territorio dove da anni non esiste più qualcuno che venda i giornali, la nascita di questa selva di cartelloni giganti potrebbe persino diventare un curioso passatempo turistico. Fermarsi a leggere la sfilza di tabelloni privati rappresenterebbe l’unica lettura alternativa per i visitatori. Ma la Sila Piccola merita un rigore scientifico e istituzionale, non soluzioni d’avanspettacolo. Concludo chiarendo che non ho nulla, e ci mancherebbe pure, contro Comitati ed Associazioni legati a questo argomento perché sicuramente è stato fatto in perfetta buona fede, come pure nessun rimprovero alla scrittrice del testo Antonietta Vincenzo che è sicuramente una brava autrice di romanzi (ne ha scritto nove se non erro) ma una cosa è scrivere un romanzo ed un’altra scrivere da “storica”. Personalmente, pur possedendo molti testi sul Territorio Silano e suoi Villaggi, non mi sentirei mai in grado di improvvisarmi scrittore di un Cartellone Turistico sulla storia di Villaggio Mancuso e del Grande Albergo delle Fate o di altro. Ho avuto la fortuna e il privilegio, sin dagli anni ’70, di frequentare e diventare molto amico di intellettuali che hanno contribuito alla memoria vera della nostra Regione: parlo dello storico Corrado Iannino, del critico d’arte Tonino Sicoli, dello storico Cesare Mulè, dell’antropologo Vito Teti, del prof. Augusto Placanica, Prof. Ilario Principe e di tanti altri che non sto qui a elencare. Da tutti loro ho appreso una cosa fondamentale: il rispetto sacrale per il rigore scientifico, per la divulgazione e per i luoghi. La storia di un Villaggio o di Monumento Nazionale non si appalta ai comitati privati né alle riscritture romanzate”.












