Un distributore comunale con prezzi fino a 20 centesimi più bassi. L’esperimento parte dal Vibonese mentre la Calabria continua a pagare alla pompa più della media nazionale. E in Italia il modello dei piccoli Comuni che diventano benzinai comincia a fare scuola.
Cambiare le regole del gioco
Quando fare il pieno diventa una voce sempre più pesante del bilancio familiare, c’è un piccolo Comune calabrese che prova a cambiare le regole del gioco. A Polia, centro delle Serre vibonesi, sarà il Comune a realizzare una propria stazione di rifornimento, con un obiettivo dichiarato: carburante a un prezzo inferiore di circa 20 centesimi al litro rispetto alla media regionale. Una differenza che significa, su un pieno da 50 litri, circa 10 euro di risparmio. Ma il progetto va oltre il prezzo alla pompa. Polia oggi non dispone infatti di un distributore e i residenti sono costretti a spostarsi negli altri centri anche soltanto per fare rifornimento. L’amministrazione vuole quindi risolvere insieme due problemi: riportare nel paese un servizio di base e ridurne il costo per cittadini, lavoratori e imprese. Secondo quanto annunciato dal Comune, l’investimento dovrebbe inoltre essere in grado di ripagarsi autonomamente, senza trasformarsi in un’attività destinata a produrre utili. La scelta arriva in uno dei momenti peggiori per gli automobilisti calabresi. I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 4 settembre fotografano una Calabria ancora particolarmente cara: il prezzo medio regionale del gasolio self è di 2,181 euro al litro, quello della benzina di 2,071 euro. Valori superiori alle medie nazionali rilevate appena il giorno precedente, pari rispettivamente a 2,147 e 2,039 euro.
Proporzioni ancora più evidenti
E nel Vibonese la situazione assume proporzioni ancora più evidenti. Nell’area di servizio Pizzo Est sull’A2 il gasolio servito ha raggiunto 2,549 euro al litro e la benzina 2,439. Un pieno da 50 litri di diesel significa oltre 127 euro. Anche fuori dall’autostrada, tra Vibo Valentia, Mileto, Tropea, Parghelia e gli altri centri della provincia, i prezzi del servito viaggiano frequentemente ben oltre i 2,30 euro. Non si tratta, peraltro, di una fiammata isolata. Già il 19 agosto Federconsumatori Calabria, elaborando i dati MIMIT, aveva segnalato una media regionale superiore a quella nazionale sia per il diesel sia per la benzina e aveva definito il ritorno ai normali spostamenti dopo l’estate un vero e proprio “salasso” per le famiglie.
Quando il Comune diventa benzinaio
Quella di Polia può sembrare un’iniziativa singolare, ma non è un esperimento senza precedenti. Il caso che nelle ultime settimane ha fatto più discutere è quello di Valle Castellana, piccolo Comune montano della provincia di Teramo. Qui l’amministrazione acquistò nel 2019 l’unico distributore del territorio, destinato alla chiusura perché scarsamente redditizio. L’impianto è entrato in funzione nel 2022 e il principio scelto dal Comune è semplice: niente profitto, soltanto la copertura dei costi. Il risultato è stato un prezzo che può arrivare fino a 25 centesimi al litro sotto la media. I pochi centesimi applicati sul costo d’acquisto servono per manutenzione, energia e videosorveglianza. E il distributore, nato innanzitutto per non lasciare senza servizio un territorio composto da decine di piccole frazioni, è passato da 700-800 litri venduti quotidianamente a circa duemila. Valle Castellana, però, non è sola. A Force, nelle Marche, il distributore comunale funziona dal 2016; Montedinove aveva intrapreso la stessa strada già nel 2014. Esperienze analoghe sono presenti anche in piccoli centri della Lombardia e del Piemonte, mentre altri Comuni stanno investendo per aprire nuovi impianti. Il denominatore comune è quasi sempre lo stesso: territori piccoli o montani, utenza insufficiente a garantire margini interessanti per un operatore privato e distanze che trasformano la chiusura dell’unico distributore in un problema ben più serio di quanto possa apparire sulla carta.
In Calabria la questione è ancora più delicata
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’esperimento di Polia. In una regione caratterizzata da centinaia di piccoli Comuni, vaste aree interne, trasporto pubblico spesso insufficiente e una forte dipendenza dall’automobile, il prezzo dei carburanti non è soltanto un problema per chi viaggia. Diventa un costo strutturale della vita quotidiana. Chi vive in un grande centro può scegliere, almeno in parte, tra automobile e trasporto pubblico. In molti paesi calabresi l’alternativa semplicemente non esiste: l’auto serve per lavorare, raggiungere un ospedale, accompagnare i figli a scuola, fare acquisti o accedere ai servizi concentrati nei centri maggiori. Il caro carburanti finisce così per produrre una sorta di sovrapprezzo territoriale: si paga di più non soltanto alla pompa, ma anche perché occorre percorrere più chilometri per ottenere gli stessi servizi. Per questo i 20 centesimi annunciati a Polia raccontano qualcosa di più di un distributore conveniente. Se il progetto supererà l’iter amministrativo e riuscirà realmente a mantenere i prezzi promessi, il piccolo Comune vibonese potrebbe diventare un laboratorio interessante anche per altre aree interne della Calabria.Non la soluzione al caro carburanti, naturalmente: accise, quotazioni petrolifere, costi logistici e dinamiche internazionali sono problemi che nessun sindaco può governare. Ma una risposta locale a un problema molto concreto sì. E mentre il prezzo di un litro di carburante torna a superare abbondantemente i due euro, la provocazione che arriva da Polia è difficile da ignorare: se in alcuni territori il mercato non riesce più a garantire contemporaneamente un servizio essenziale e prezzi sostenibili, può essere il Comune a riempire quel vuoto? In altri piccoli paesi italiani hanno già risposto di sì. Adesso la Calabria prova a vedere se quella risposta può funzionare anche qui.












