Il 4-0 incassato al “Marco Salmeri” di Milazzo non è solo una sconfitta, è un rumore assordante che scuote le fondamenta della Vibonese. Una ferita mai rimarginata che si riapre brutalmente, mettendo a nudo il limite invalicabile di una squadra incapace di difendere il proprio fortino quando il gioco si ferma. Nonostante un passivo così pesante, il tecnico Antonello Capodicasa tenta una lettura analitica: “Abbiamo visto due partite nella stessa gara. Nelle situazioni di gioco normale le squadre si sono equivalse e in alcuni momenti abbiamo fatto anche meglio noi”.
La condanna dei calci piazzati
Se il gioco fluido concede alibi, le palle inattive emettono sentenze. È qui che il Milazzo ha costruito il proprio trionfo, evidenziando una fragilità difensiva che per la Vibonese è ormai patologica. “Sulle palle inattive ci hanno praticamente annichiliti” ammette con estrema franchezza l’allenatore. I dati delineano un’emergenza strutturale: con i colpi subiti in Sicilia, salgono a 18 i gol incassati da fermo in stagione. “È una costante dall’inizio dell’anno. È un dato che dice tutto” ribadisce Capodicasa, sottolineando come la mezz’ora iniziale, con tre occasioni nitide concesse sempre da piazzato, abbia irrimediabilmente compromesso il match.
Un problema di tenuta mentale
Il tecnico punta il dito non solo sulla tecnica difensiva, ma sulla concentrazione: “Non è solo una questione di marcature, ma di come si resta dentro l’azione quando sembra finita”. L’emblema del cortocircuito rossoblù è il quarto gol subito, nato paradossalmente da una palla inattiva a favore della Vibonese. È la fotografia di una squadra che perde le distanze e la lucidità nei momenti chiave, trasformando ogni potenziale vantaggio in un rischio letale.
La ricetta per la salvezza
Con il margine sulla zona play-out ridotto a soli cinque punti, il calendario offre ora un bivio cruciale: due sfide consecutive al “Razza” contro Gelbison e Savoia. La reazione deve essere immediata per evitare che la crisi diventi irreversibile. Capodicasa sceglie la via del sacrificio estremo per invertire la rotta: “Io credo tantissimo nel lavoro. Se serve staremo in campo fino a mezzanotte”.









