23 Luglio 2026
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Calabria ultima in Europa per occupazione. Peggio solo la Guyana: ecco tutti i numeri della vergogna

I dati Eurostat rivelano un quadro desolante: meno della metà della popolazione lavora, con una situazione femminile che ha del tragico. La mappa provincia per provincia. Un gap con l’Europa che grida vendetta

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Con un tasso di occupazione del 44,8% nella fascia 15-64 anni, la Calabria si posiziona al penultimo posto in tutta l’Unione Europea, davanti soltanto alla Guyana francese, regione d’Oltremare. È quanto emerge dalle ultime rilevazioni Eurostat riferite all’anno 2024. Un dato tragico, che evidenzia come meno di un calabrese su due in età da lavoro abbia effettivamente un impiego.

Rispetto al 2023, c’è stato un timido incremento di appena 0,2 punti percentuali, insufficiente a colmare un divario con l’Europa che resta abissale: la media Ue è infatti del 70,8%, mentre l’Italia si ferma al 62,2%. Il gap della Calabria con la media continentale è di ben 26 punti percentuali.

Donne invisibili: occupazione femminile da primato negativo

Se il dato generale è drammatico, quello dell’occupazione femminile sfocia nel disastro sociale. In Calabria, nel 2024, solo il 33,1% delle donne tra i 15 e i 64 anni lavora. Peggio fa solo la Campania (32,3%), mentre la Sicilia è poco sopra con il 34,9%. Significa che due donne su tre in età lavorativa in Calabria non hanno un impiego.

Eppure, paradossalmente, proprio in queste regioni si registra una crescita superiore alla media Ue: in Calabria +0,2 punti; in Campania +1; in Sicilia +1,9 contro un +0,5 dell’Unione. Ma si tratta di gocce nel deserto: il divario resta sopra i 30 punti percentuali, con una media Ue al 66,2% e una media italiana ferma al 53,3%.

Anche gli uomini arrancano: Calabria agli ultimi posti

Non va molto meglio per gli uomini: il 56,6% degli uomini calabresi tra i 15 e i 64 anni è occupato. Si tratta di un dato tra i più bassi d’Europa, che supera di poco alcune regioni extra-continentali come Reunion e Guadalupa. In certe aree della Germania, per capirci, l’occupazione maschile supera l’84%.

Il divario con la media Ue per gli uomini è di 4,3 punti, mentre per le donne è di 12,9. Ma la frattura territoriale all’interno dell’Italia è ancora più spaventosa.

I dati provincia per provincia in Calabria

Se si guarda dentro la Calabria, il quadro si fa ancora più sconfortante. I dati provinciali più aggiornati (2023) mostrano che nessuna provincia calabrese raggiunge il 40% di occupazione nella fascia 15-64 anni. Si tratta di un record negativo assoluto in Italia.

Ecco i numeri: Catanzaro: 37,4%; Reggio Calabria: 37,1%; Cosenza: 36,5%; Vibo Valentia: 35,8%; Crotone: 34,2%. In provincia di Crotone, due persone su tre in età da lavoro sono escluse dal mercato occupazionale. Nel complesso, la media calabrese si attesta attorno al 33,7%, contro una media italiana del 46,1% e una media europea che sfiora il 71%. Questo significa che la Calabria non è solo fanalino di coda in Europa, ma anche la regione più sofferente all’interno del Paese.

Ancora più allarmanti sono i numeri legati all’occupazione femminile, che nelle province calabresi precipita ben al di sotto del già basso dato nazionale, trascinando l’intera regione in una crisi cronica e multidimensionale: economica, sociale e culturale.

Una crescita che non basta: il Sud resta indietro

A livello complessivo, il Sud Italia registra nel 2024 una crescita dell’occupazione maggiore della media europea (+0,4), ma resta inchiodato agli ultimi posti. Nella classifica delle regioni peggiori d’Europa (escludendo i territori d’Oltremare), le ultime quattro sono tutte del Mezzogiorno: Calabria – 44,8%; Campania – 45,4%; Sicilia – 46,8%; Puglia – 51,2%. La distanza dalla migliore regione d’Europa, la Zeeland (Paesi Bassi), che tocca l’84,5%, è siderale: quasi 40 punti percentuali di scarto.

Una piaga strutturale: tra clientele, emigrazione e assenza di politica

I dati non sono numeri astratti. Raccontano la desertificazione sociale ed economica di una regione dove il lavoro è spesso precario, sottopagato o inesistente, e dove clientelismo e assistenzialismo hanno preso il posto di una politica industriale seria. La fuga dei giovani, la mancanza di infrastrutture, la debolezza del tessuto produttivo e la crisi del pubblico impiego sono le cause strutturali che nessun governo, regionale o nazionale, ha voluto davvero affrontare.

Serve un Piano Straordinario per il lavoro femminile

Se non si affronta la questione dell’occupazione femminile con un piano atraordinario, la Calabria resterà condannata all’irrilevanza economica. Servono asili nido pubblici, formazione mirata, fiscalità di vantaggio per chi assume donne e giovani nel settore privato, imprese green e digitali. Altrimenti, i dati Eurostat continueranno a scrivere l’epitaffio economico della regione.

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