16 Luglio 2026
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Cedu, condanna per lo Stato italiano: dovrà pagare i debiti del Comune di Cosenza a Banca Sistema

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso dell'istituto finanziario, sanzionando l'Italia per la violazione del diritto alla proprietà privata. I giudici di Strasburgo denunciano l'inerzia nell'esecuzione delle sentenze nazionali prima del dissesto dell'ente locale

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La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso un verdetto pesante nei confronti dello Stato italiano, stabilendo che spetterà a Roma farsi carico dei debiti accumulati dal Comune di Cosenza nei confronti di Banca Sistema. Al centro della pronuncia dei giudici di Strasburgo vi è la condanna dell’Italia per aver violato il diritto alla proprietà privata dell’istituto di credito. Secondo la ricostruzione della Cedu, lo Stato non ha compiuto tutti gli sforzi necessari per dare piena, efficace e soprattutto tempestiva esecuzione alle decisioni già assunte dai tribunali nazionali, lasciando la banca creditrice priva delle tutele fondamentali previste dall’ordinamento europeo.

Crediti incagliati nel dissesto dell’ente locale calabrese

Banca Sistema, istituto specializzato nei servizi di factoring alle imprese e nell’acquisto di crediti vantati verso la pubblica amministrazione, aveva rilevato nel corso degli anni diverse pendenze accumulate da società private e fornitori di servizi nei confronti del Comune di Cosenza. Nonostante i tribunali nazionali avessero emesso diverse ingiunzioni di pagamento tra il 2018 e il 2023, l’amministrazione comunale cosentina ha saldato solo una parte minima delle somme dovute, prima di dichiarare ufficialmente lo stato di dissesto finanziario e bloccare così le procedure ordinarie di recupero coattivo da parte dei creditori.

Sei mesi per il saldo prima dell’eventuale appello in Grande Camera

L’ordinanza della Corte di Strasburgo impone ora tempi stretti per la risoluzione della pendenza finanziaria. Lo Stato italiano dovrà versare l’intero ammontare dovuto a Banca Sistema entro sei mesi, salvo la decisione da parte del governo di presentare istanza di rinvio del caso dinanzi alla Grande Camera. Qualora l’esecutivo dovesse optare per questa strada, la banca dovrà attendere la pronuncia della Corte sull’ammissibilità del ricorso e, in caso di accoglimento, l’esito della successiva sentenza definitiva.

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