16 Luglio 2026
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Legge elettorale: la Camera approva la riforma con 217 sì. Il testo adesso passa all’esame del Senato

Il voto finale a scrutinio segreto licenzia il provvedimento tra forti tensioni. Le opposizioni espongono cartelli di protesta e denunciano la "legge truffa", mentre il centrodestra esulta. Scontro durissimo in Aula tra Donzelli, Schlein e Conte

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L’Aula della Camera ha approvato la riforma della nuova legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti. Il voto finale, avvenuto a scrutinio segreto, ha sancito il via libera al provvedimento che ora passa all’esame del Senato. Subito dopo la proclamazione del risultato, tra i banchi del centrodestra è scattata l’esultanza, con i deputati di maggioranza che si sono alzati in piedi per applaudire e scambiarsi strette di mano in segno di soddisfazione.

La seduta è stata tuttavia caratterizzata da momenti di altissima tensione, in particolare durante le dichiarazioni di voto. Le opposizioni hanno dato vita a una vivace protesta esponendo cartelli con le scritte “Meloni ha fallito”, “legge elettorale = legge truffa” e “la maggioranza non esiste più: a casa”. Il presidente di Montecitorio, Lorenzo Fontana, è dovuto intervenire ripetutamente per richiamare all’ordine i deputati, disponendo la rimozione dei cartelli da parte dei commessi e richiamando formalmente anche Riccardo Magi, che sventolava un grande cartello al centro dell’emiciclo. Prima del voto, l’Aula si è presentata gremita, registrando la presenza di numerosi ministri tra cui Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Eugenia Roccella, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Carlo Nordio e Luca Ciriani.

Lo scontro frontale sulle preferenze e il caso del voto segreto

Il dibattito si è infiammato durante l’intervento di Giovanni Donzelli (FdI), che si è rivolto duramente alle opposizioni sul tema delle liste bloccate e del precedente voto segreto: “Avete segnato un colpo e avete fatto bene a festeggiare come aveste vinto i mondiali per aver impedito agli italiani di esprimere le preferenze: è una vittoria vostra e ve la lascio tutta: almeno riuscirete a essere eletti nelle vostre liste bloccate e a prendere in giro ancora una volta gli italiani”. Donzelli ha poi aggiunto: “Capisco che la verità vi turbi ma non siete sempre nella redazione unica dei vostri giornali”. Il deputato di Fratelli d’Italia ha infine attaccato: “Fratelli d’Italia avrebbe votato anche i vostri emendamenti sulle vostre preferenze li avete ritirati vigliaccamente: vergognatevi, se avevate il coraggio di difendere le preferenze portavate le preferenze in Aula e sarebbero passate”.

Sul fronte opposto, il deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello ha denunciato presunti franchi tiratori e ha sollevato il caso delle esenzioni per le firme: “Avremmo voluto preferenze e non liste bloccate, avremmo voluto una legge senza l’obbligo delle quote rosa. In questa legge c’è il tentativo di costruzione di un cordone sanitario da parte del centrodestra con il centrosinistra contro il generale Vannacci. Avete fatto – e lo dico al centrodestra – un obbrobrio, avete esentato partiti di centrosinistra e di sinistra e faccio riferimento ad azione e Avs dalla raccolta firma. Una marchetta schifosa. Ma noi partiremo mesi prima con la campagna elettorale, porteremo a conoscenza i cittadini di quello che avete fatto”. Ziello, annunciando il voto contrario di FnV, ha inoltre ammesso: “A breve ci arriverà una lettera di censura per il video fatto durante il voto segreto sulle preferenze: noi ci autodenunciamo per trasparenza”.

Pd e M5s all’attacco: “Meloni teme la sconfitta”

Dura la replica delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha attaccato direttamente la presidente del Consiglio: “Quanta ipocrisia in questa Aula da coloro che hanno sfiduciato Meloni, chi ha tradito? Questa è l’unica ossessione di Meloni. Almeno quaranta persone hanno tradito. Volete cambiare la legge elettorale perché avete paura di perdere. Chi ha tradito? Questa è l’unica ossessione, non gli oltre mille morti sul lavoro dell’anno scorso, non la povertà, non le ondate di calore, non le famiglie che non possono permettersi il condizionatore, non i femminicidi. Sono quattro anni che vi facciamo proposte concrete per dire che non basta la repressione, serve la prevenzione. Queste sono le priorità, non cambiare la legge elettorale. Meloni, è lei che ha tradito la fiducia degli italiani”.

Schlein ha poi allargato il campo alla tenuta della maggioranza e al Quirinale: “Ieri Meloni ha tradito anche i suoi alleati per rincorrere Vannacci. Non c’è più una maggioranza, è un colabrodo. Questa legge è irricevibile ed inemendabile e ha grandi problemi di costituzionalità. Il vero obiettivo di Meloni è il Quirinale, avete un ossessione per il potere. Vi siete ridisegnati i collegi dell’estero per favorire i vostri, vergogna. L’emendamento Meloni cancellava di fatto la parità di genere”.

Sulla stessa linea il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha definito il provvedimento una minaccia per la democrazia parlamentare: “Mentre i salari si abbassano e i prezzi del carburante schizzano il governo ha deciso che la priorità del Paese è la legge elettorale: si vogliono cambiare le regole del gioco per passare dalla stabilità alla inamovibilità. E si ricorre alla truffa che è architettata perché la destra sta dicendo in tutti i social – e poi arriveranno trasmissioni e giornali amici – che è fatta per dare più potere agli italiani ma gli italiani non sono sciocchi è fatta per imbullonarvi alle poltrone, per restituire ancora più potere al capo: è una legge truffa e l’accordo raggiunto in maggioranza è truffaldino, non dà nessun potere agli italiani di scegliere ma nel listone i candidati sono preselezionati dalle segreterie di partito. Voi volete prendere in giro gli italiani dicendo che gli volete dare potere di scelta”.

Conte ha poi concluso con un severo avvertimento politico: “Vi state confezionando una legge elettorale vergognosa con un premio di maggioranza incostituzionale ma noi non vi permetteremo di confondere il colle del Quirinale con Colle Oppio. Uniti abbiamo fatto una battaglia in Parlamento contro la vostra arroganza e questo è solo l’antipasto. Ci impegneremo noi per tirare fuori il Paese dalla palude del governo Meloni in cui non ci si riesce a curare mentre state spendendo miliardi per le armi. Non avete idea della battaglia che vi aspetta e con cui vi impediremo di prendere il potere, siamo qui”.

Le critiche delle altre forze di minoranza: da Avs a Iv e Azione

Anche le altre forze di minoranza hanno espresso ferma contrarietà. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, ha denunciato lo svilimento delle istituzioni: “Questa schiforma rimuove la centralità del Parlamento. La premier Meloni, ha detto, via social dobbiamo riflettere: andate a riflettere e poi magari mettetene a parte il Parlamento di questa riflessione, dovete venire in Parlamento a offrire i risultati della vostra riflessione perché questa checchè ne pensiate è ancora una Repubblica parlamentare e questo è quello che non sopportate a destra e questo non è di oggi, è un progetto decennale: rimuovere Parlamento e magari la Costituzione. Il ministro Ciriani ha detto in chiaro che “è un anticipo di premierato” ma “il Parlamento non è roba vostra, la Costituzione non è roba vostra, se volete fare il premierato fatelo per via costituzionale e presentatevi davanti agli elettori prenderete un altro ceffone. E’ inemendabile questa legge perché è il suo obiettivo che contrastiamo e noi continueremo a combattere per difendere la Costituzione”.

Per Italia Viva è intervenuta la capogruppo Maria Elena Boschi, che ha sottolineato la debolezza politica della maggioranza alla luce del voto segreto sulle preferenze: “La presidente del Consiglio si sarebbe dovuta dimettere e a parti invertiti cosa avreste fatto se un parlamentare su 4, avesse tradito nel voto segreto come è accaduto a voi? Potete fare finta di nulla ma noi vi aspettiamo qui dove siamo convinti che saranno gli italiani a bocciarvi nelle urne. Approvare una legge elettorale alla fine della legislatura è il segno della vostra sconfitta politica: non avete approvato premierato, giustizia, federalismo e al e forse riuscite ad approvare una legge elettorale last minute perché avete paura di perdere ma l’ultima volta che un governo cambiò la legge elettorale a fine legislatura non portò molto bene, era Berlusconi nel 2006. Noi fummo costretti dalla Corte Costituzionale per voi è una scelta politica per paura di perdere”. Boschi ha poi chiosato: “Si può perdere un voto segreto ma non si può perdere l’occasione di cambiare il Paese ma il tempo è galantuomo e il karma è implacabile”.

Fermo no anche da Azione, come rimarcato dal capogruppo Matteo Richetti: “Il collega Colucci dice che l’opposizione si è opposta per partito preso. No, Azione non si è opposta a priori. Ci siamo confrontatati su tutto, ma siamo convinti che serva un sistema politico fondato su altre basi. Il punto è che si sta cercando di fare il premierato senza cambiare la Costituzione”. Richetti ha poi rivolto un pubblico riconoscimento al relatore di maggioranza Angelo Rossi (FdI), definendolo “un galantuomo delle istituzioni, che non si è mai sottratto per un minuto al confronto”, pur ribadendo la totale contrarietà nel merito del testo.

Dure critiche sono giunte infine dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, protagonista delle proteste in Aula: “Questa legge costituisce un colap di stato elettorale. L’investitura del capo introdotta surrettiziamente attraverso la legge elettorale. La palude, lo diciamo alla presidente Meloni, non è nel voto autonomo espresso da alcuni deputati, ma in chi ha concepito un sistema bloccato in ingresso e in uscita. Noi naturalmente voteremo contro. La vostra legge prepara un regime e di fronte ai regimi la disobbedienza diventa un dovere”.

La difesa della maggioranza: lo “Stabilicum” e la governabilità

I partiti di maggioranza hanno difeso compatti la riforma. Nazario Pagano, deputato di Forza Italia e presidente della commissione Affari Costituzionali, ha rivendicato l’impianto della legge richiamando la figura del fondatore del partito: “L’obiettivo della proposta è trovare un punto di equilibrio rispettoso delle sentenze della Corte Costituzionale. E’ stato definito Stabilicum perchè garantisce la stabilità. Faccio un richiamo a Silvio Berlusconi perché è da lì che viene l’idea di un sistema bipolare per dare chiarezza agli italiani già prima del voto. Non c’è stato un prodotto preconfezionato, ma è stato discusso ampiamente. I membri della prima commissione hanno svolto fino in fondo il loro mestiere di legislatori. Sessanta audizioni e tantissime ore di discussione, in oltre tre mesi, hanno visto la modifica del primo testo che poi è stato anche emendato. L’elettore deve sapere che il suo voto è decisivo. Fi voterà sì convintamente”.

Sulla stessa linea Alessandro Colucci di Noi Moderati, che ha respinto le accuse delle opposizioni: “Noi Moderati voterà a favore di una legge elettorale che garantisce governabilità e stabilità. Se nel campo largo sono così convinti di vincere le elezioni dovrebbero valutare valida e interessante questa legge elettorale che consente a chi vince di governare. Non c’è stata disponibilità a collaborare da parte del campo largo, ma noi ce l’abbiamo messa tutta. Chi vota contro questa legge è per l’opacità e gli inciuci”.

Dal Gruppo Misto, infine, le minoranze linguistiche hanno optato per una posizione d’attesa. Dieter Steger ha infatti annunciato: “Annunciamo la nostra astensione, ma è un’astensione costruttiva che al Senato potrà trasformarsi in voto positivo”, ribadendo l’assoluta necessità di tutelare le prerogative e le autonomie delle rappresentanze territoriali.

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