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8 Giugno 2026
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Dopo Amendolara la Cgil rilancia: “Abolire la Bossi-Fini e colpire il caporalato alla radice”

Il sindacato in Consiglio regionale dopo l’uccisione dei quattro operai: "Non è una lite tra stranieri, dietro c’è un sistema di sfruttamento"

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La tragedia di Amendolara entra nel dibattito politico regionale e riapre, con forza, il tema dello sfruttamento del lavoro agricolo, del caporalato e delle condizioni di ricatto in cui vivono migliaia di lavoratori migranti. Dopo l’uccisione dei quattro operai pakistani, la Cgil Calabria rilancia la necessità di un intervento strutturale e chiede di colpire il fenomeno alla radice. Il sindacato è stato presente alla seduta odierna del Consiglio regionale, nella cui discussione, “su sua espressa richiesta avanzata insieme alla Flai Cgil nei giorni scorsi”, è stata inserita all’ordine del giorno “la tragica uccisione dei quattro operai ad Amendolara e il sistema di sfruttamento e caporalato che vi è dietro”.

“Rivedere le politiche sull’immigrazione”

Per la Cgil, il primo nodo riguarda le politiche migratorie. “È necessario che, a partire da quelle europee, siano riviste le politiche sull’immigrazione mettendo al centro i valori dell’accoglienza, della solidarietà, della dignità umana”. La Cgil Calabria, “unica organizzazione sindacale presente”, ritiene che non bastino più dichiarazioni di principio. Servono, secondo il sindacato, “norme concrete che rispondano alle esigenze reali di un sistema di sfruttamento e schiavismo in evoluzione”.

“Non una lite tra stranieri”

La Cgil respinge ogni tentativo di ridimensionare quanto accaduto ad Amendolara. Per il sindacato, “la barbara uccisione dei quattro operai pakistani non può essere relegata, come in tanti hanno provato a fare, a una lite tra stranieri”. Allo stesso tempo, il sindacato “respinge al mittente le accuse di chi ritiene che una simile tragedia sia una cattiva pubblicità per la Calabria”. Denunciare il caporalato, tenere alta l’attenzione e promuovere iniziative pubbliche, per la Cgil, non significa danneggiare l’immagine della regione.

“In Italia e nel Mezzogiorno in particolare, caporalato, lavoro sommerso e ricatti su trasporto, alloggio e cibo sono un cancro diffuso nei campi in cui si coltiva e raccoglie il cibo che poi arriva sulle nostre tavole”. Per questo, aggiunge il sindacato, “impegnarsi per trovare politiche e strategie per arginare questi fenomeni mantenendo alto il dibattito e promuovendo manifestazioni non lede affatto l’immagine della Calabria”.

I numeri del lavoro irregolare

Il quadro tracciato dalla Cgil è pesante. Nel settore agricolo calabrese, secondo le stime richiamate dal sindacato, si contano tra 11mila e 12mila lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità, soprattutto durante le campagne di raccolta stagionale. Ancora più netto il dato sul lavoro sommerso, che toccherebbe il 19%, “la percentuale più alta del Paese”. Numeri che, nella lettura del sindacato, confermano l’esistenza di un fenomeno non episodico ma strutturale, alimentato da sfruttamento, marginalità, ricatti e debolezza dei servizi pubblici.

Logiacco: “Scardinare qualsiasi forma di sfruttamento”

“Quanto accaduto ad Amendolara richiama nuovamente alla responsabilità di tutti rendendo concreta ogni azione volta a scardinare qualsiasi forma di sfruttamento e caporalato”, afferma Celeste Logiacco. La Cgil torna quindi a indicare nella legge Bossi-Fini uno dei nodi da superare. “Ribadiamo con fermezza la nostra posizione rispetto la legge Bossi-Fini, di cui da tempo chiediamo l’abolizione, perché subordina il diritto al soggiorno al contratto di lavoro rendendo i lavoratori ancor più ricattabili e precari”, aggiunge Logiacco.

Le richieste alla Regione

Nel corso del confronto in VI commissione, il sindacato ha ribadito una serie di richieste. La prima riguarda “la piena applicazione della legge n. 199 del 2016 contro il caporalato”, norma che ha introdotto “il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”. La Cgil chiede anche “il superamento degli insediamenti formali e informali”, come tendopoli e baraccopoli, e “la loro conseguente idonea sistemazione alloggiativa”. Al centro della piattaforma sindacale ci sono poi “un rafforzamento delle ispezioni e dei controlli sul lavoro agricolo e sugli altri settori dove si verificano forme di sfruttamento”.

“Trasporti, alloggi e filiere: il caporalato non è solo criminalità”

Tra le priorità indicate figurano anche “il potenziamento della cosiddetta Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, dei centri per l’impiego e degli strumenti pubblici di collocamento”, con l’obiettivo di “ridurre ed evitare il ricorso ai caporali”. Il sindacato chiede inoltre “maggiori tutele per i lavoratori migranti”, considerati più esposti a “sfruttamento, ricatti abitativi e lavorativi”. Infine, la Cgil sollecita interventi su “trasporti, alloggi, fondi Pnrr ancora non spesi e filiere produttive”, perché “il caporalato non è solo un problema criminale ma anche economico e organizzativo”.

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