12 Ottobre 2026
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Il re della Nutella guarda alla Calabria, il general manager di Ferrero: “Buoni margini di crescita per le nocciole”

Marco Botta, alla guida di Ferrero Hazelnut Company, indica la Calabria tra le aree emergenti della coltivazione del nocciolo

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La Calabria compare tra le aree nelle quali la coltivazione delle nocciole mostra un andamento positivo e può ancora crescere. A indicarla è Marco Botta, general manager di Ferrero Hazelnut Company, nell’intervista pubblicata dalla Stampa e firmata da Roberto Fiori. Il riferimento arriva mentre Ferrero rilancia l’Hazelnut Agronomy Program, la scuola tecnica dedicata al nocciolo promossa con l’European Institute of Innovation for Sustainability, EIIS, e il Consiglio nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali, CONAF. Per la regione è un riconoscimento delle prospettive agricole della filiera. Il servizio non annuncia un nuovo stabilimento né quantifica investimenti sul territorio: il punto è la possibilità di rafforzare una produzione che il gruppo considera in sviluppo.

Botta: andamento positivo anche in Calabria

Nel descrivere la situazione italiana, Botta distingue le regioni tradizionalmente più produttive dalle aree dove la coltivazione si è sviluppata più recentemente. “Le regioni più produttive sono tradizionalmente il Lazio, la Campania e il Piemonte, ma abbiamo un trend positivo anche in areali di più recente sviluppo come Emilia Romagna, Toscana e Calabria, che hanno buoni margini di crescita”, spiega alla Stampa.

La Calabria viene collocata tra i territori con prospettive favorevoli, pur dentro un comparto che deve affrontare difficoltà legate al clima e alla salute delle piante. Il manager riferisce inoltre che i volumi della raccolta sono stati superiori a quelli dell’anno precedente. È una valutazione sul settore descritta nell’intervista, non un dato quantitativo sulla sola produzione calabrese.

La scuola tecnica riparte con una seconda edizione

Il rinnovo dell’Hazelnut Agronomy Program è stato annunciato anche sul sito ufficiale di Ferrero. Accanto alla seconda edizione, il gruppo ha presentato una Community di agronomi e professionisti, pensata per proseguire il confronto e condividere esperienze. Le candidature al nuovo percorso sono aperte fino alle ore 12 del 18 novembre, data indicata anche per l’avvio del programma.

La formazione riguarda una coltivazione che richiede competenze specifiche e aggiornamento continuo. La prima edizione, riferisce il quotidiano, ha raccolto circa mille adesioni e proposto più di settanta ore di formazione. Un gruppo di 120 professionisti ha approfondito il percorso attraverso sessioni in presenza nelle università di Torino, Perugia, della Tuscia e Salerno. Sono numeri nazionali. Il servizio non fornisce una ripartizione dei partecipanti calabresi.

Clima, fitopatie e impianti da rinnovare

La crescita deve fare i conti con problemi concreti: cambiamento climatico, nuove fitopatie, invecchiamento degli impianti e abbandono di alcune aree rurali. “Il programma è nato per rispondere a una fase di profonda trasformazione della filiera italiana della nocciola”, afferma Botta nell’intervista. La formazione tecnica, spiega, serve a sostenere produttività, qualità e capacità di affrontare queste difficoltà.

Tra i progetti sviluppati nel primo percorso, il manager cita l’uso dell’intelligenza artificiale per monitorare la cimice asiatica nei noccioleti e rendere più mirati gli interventi. Altri lavori hanno riguardato il rinnovo degli impianti con modalità più sostenibili. L’intervista richiama anche aziende sperimentali, definite demo farm, dove studiare soluzioni applicabili alle coltivazioni: dalla gestione dei residui di potatura alla valutazione delle varietà e all’irrigazione. Non identifica però le località di eventuali strutture calabresi.

Per entrare nella filiera conta la qualità

La prospettiva industriale non si esaurisce nella quantità raccolta. Ferrero utilizza forniture provenienti da diversi Paesi e, secondo Botta, la produzione italiana non basta a soddisfare il fabbisogno del gruppo. “A noi interessa la qualità della materia prima, ovunque essa sia, dalla Turchia al Cile”, dichiara il manager alla Stampa. Il servizio descrive una selezione rigorosa: varietà adatte alle lavorazioni, dimensioni del frutto, controlli e tracciabilità. Per i produttori, la possibilità di inserirsi in una filiera dipende quindi dalla capacità di assicurare caratteristiche costanti e una produzione affidabile.

Le prospettive per le aziende calabresi

Il riferimento di Botta offre un’indicazione precisa: la Calabria è tra le aree considerate promettenti nella crescita della coltivazione del nocciolo. Per tradurre questa prospettiva in risultati serviranno dati territoriali su superfici, rese, costi, disponibilità idrica e rapporti di conferimento. L’intervista non li quantifica e non annuncia nuovi contratti per aziende calabresi.

Il riconoscimento resta comunque significativo: porta la regione dentro un confronto industriale e agronomico sulla qualità delle nocciole italiane. La possibilità di crescere passa dalla preparazione dei produttori, dall’assistenza tecnica e dalla capacità di affrontare i problemi degli impianti. È su questi aspetti che una prospettiva favorevole può diventare reddito e continuità per le aziende agricole.

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