12 Ottobre 2026
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Ospedale della Sibaritide, ambulatori trasferiti e primi paradossi: consulenze pneumologiche inviate (in ambulanza) a Cosenza

Dopo il trasferimento di nove ambulatori (22 sono i locali e non le specialistiche), la consulenza sparisce dallo Spoke per ordine della direzione medica. Pazienti fragili dovranno essere scarrozzati per ore tra disagi, costi e locali inutilizzati a Insiti

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Il 12 ottobre, sei giorni dopo il taglio del nastro a Insiti, la direzione medica dello Spoke di Corigliano Rossano protocolla con il numero 175627 una nota intitolata “Regolamentazione richiesta Consulenza Pneumologica”. Nel suo burocratese ordinato il documento contiene un capovolgimento di non poco conto.
A seguito dell’”avvenuto trasferimento dell’ambulatorio di Pneumologia di II livello presso i Poliambulatori della Sibaritide (Insiti)”, vi si legge, i pazienti ricoverati nello Spoke e negli ospedali di Acri e Cariati, insieme a quanti si presentano ai rispettivi pronto soccorso e hanno bisogno dello specialista, “dovranno essere indirizzati, previo accordo, presso la U.O.C. di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza”.
La firma è della dottoressa Maria Pompea Bernardi, che guida la Direzione medica dello Spoke. I destinatari sono i direttori delle unità operative complesse, i loro dirigenti medici e i coordinatori infermieristici dei presìdi di Rossano, Corigliano, Acri e Cariati.
Il testo non richiama alcuna delibera né alcuna convenzione, e il “previo accordo” con l’Azienda ospedaliera di Cosenza resta un’espressione senza un atto che lo documenti.
Quanto a Insiti, la nota ricorda che la struttura è “adibita esclusivamente all’erogazione di prestazioni ambulatoriali per l’utenza esterna” e che la consulenza svolta finora dai dirigenti medici nelle unità operative dello Spoke “rispondeva a mero spirito di collaborazione istituzionale”. Ne discende che, spostato l’ambulatorio, lo specialista in corsia non c’è più e il paziente deve raggiungerlo altrove.

Un’ora e mezza all’andata, una al ritorno

Le fonti interne all’Asp descrivono gli effetti collaterali concreti del trasloco di nove ambulatori e non ventidue, come vedremo. Prima del trasferimento, chi arrivava in pronto soccorso con un problema pneumologico otteneva sul posto diagnosi e cura grazie all’ambulatorio di Pneumologia.
Ora con l’ambulatorio nell’ospedale della Sibaritide, quella consulenza non può più essere svolta dai medici ospedalieri, e i pazienti di Corigliano Rossano, Acri e Cariati dovranno essere trasferiti a Cosenza.
E così il paziente è costretto a viaggiare in ambulanza – con l’impiego di un medico e un infermiere sottratti da altri servizi – per un’ora e mezza all’andata e per un’ora al ritorno, con in mezzo il tempo della visita, delle eventuali diagnosi e dei suggerimenti di terapia: più di tre/quattro ore in tutto, calcolano le stesse fonti, ammesso che a Cosenza abbiano tempo anche per i pazienti ionici da non mettere in coda.
La consulenza, che quindi l’Azienda sanitaria provinciale paga all’Azienda ospedaliera, ha un costo in tempo, in denaro e in risorse umane.
Un conto, osservano le fonti, è lo specialista che svolge la consulenza all’interno dell’ospedale. Un altro è caricare in ambulanza pazienti fragili, con tutti i rischi del caso, sottratti ad un ambiente protetto. Per di più con l’aggravante della tempistica, ovvero molte ore solo per un parere. Dunque, il primo effetto previsto a cascata è l’evidente disagio per i pazienti.

Tra l’altro, per l’ambulatorio di Pneumologia di secondo livello si tratta, a quanto risulta, del secondo trasloco in poco più di sei mesi. L’Asp ne aveva programmato per il 4 aprile scorso il trasferimento dal Giannettasio di Rossano al Compagna di Corigliano, nell’ambito della riorganizzazione dello Spoke in polo medico e polo chirurgico.

Dalle penali al taglio del nastro

Per capire come si arrivi a questa nota firmata da Bernardi occorre riavvolgere il nastro, perché proprio di un “nastro” si tratta.
Il 6 ottobre i locali vengono benedetti dal vescovo di Rossano Cariati, monsignor Maurizio Aloise. Gli ambulatori occupano il piano terra del lato ovest del corpo A, e il resto del complesso continua a rimanere un enorme cantiere.
Il presidente Roberto Occhiuto, quel giorno, rivendica il metodo del “partire con ciò che è pronto” e rinvia a marzo 2027 il trasferimento di tutto il resto.
Il “primo passo”, per usare le parole della nota regionale, sarà dunque quello di trasferire i pazienti con patologie respiratorie da Corigliano Rossano a Cosenza, dopo un’ora e mezza di strada all’andata, altrettante al ritorno con in mezzo chissà quanta attesa per una consulenza.

Ventidue locali pagati, nove ambulatori usati

Dei ventidue ambulatori annunciati dalla Regione, accennavamo, tra l’altro, le specialità attive pare siano “soltanto” nove. Da quanto apprendiamo 22 sarebbe solo il numero dei locali che l’Asp paga al concessionario per effettuare i servizi di nove ambulatori. La stessa Asp, come accennato, dovrà poi pagare anche la consulenza all’azienda ospedaliera di Cosenza.
Gli spazi inutilizzati da una parte e il servizio acquistato fuori dalle mura dello spoke dall’altra, restano come contraddizioni di questa faccenda, sommate ai disagi e disservizi a cui i pazienti saranno costretti.
E mentre il sindaco Flavio Stasi ricordava nei giorni scorsi che l’operazione trasferimento sarebbe “una pantomima per non far pagare le penali al concessionario”, ai pazienti affetti da patologie polmonari di Corigliano Rossano, Acri e Cariati – molto spesso fragili -, per via del trasloco degli ambulatori nell’ospedale della Sibaritide ancora in costruzione, non resta altro da fare che un viaggio a Cosenza.

Da tutto questo restano senza risposta due domande: con quale atto l’Asp abbia concordato con l’Azienda ospedaliera l’accoglienza dei pazienti, e a quanto ammonti il costo della “gita fuori porta”.

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