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18 Maggio 2026
18 Maggio 2026
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Inflazione, stangata “Effetto Iran”: Cosenza e Reggio Calabria sono le città più rincarate d’Italia

Lo studio shock dell'Unione Nazionale Consumatori piazza le due città calabresi in cima alla classifica nazionale dell'inflazione (+4%). Volano i prezzi dei carburanti sfiorando il +10%, mentre a in riva allo Stretto il carrello della spesa è da codice rosso. Il caso statistico: Vibo Valentia e Crotone grandi assenti dal report

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L’impatto della crisi geopolitica internazionale si abbatte pesantemente sulle tasche dei cittadini, ridisegnando la mappa del costo della vita in Italia.
A lanciare l’allarme è l‘Unione Nazionale Consumatori, che ha elaborato gli ultimi dati Istat per analizzare il cosiddetto “Effetto Iran”.
Lo studio mette sotto la lente d’ingrandimento le tre voci che hanno subito i rincari maggiori: l‘energia (elettricità e gas), i trasporti (carburanti) e i prodotti alimentari.
Se in termini di spesa assoluta le famiglie del Nord pagano il conto più salato a causa di un costo della vita storicamente più alto, dal punto di vista della crescita percentuale dei prezzi è la Calabria a subire la batosta peggiore a livello nazionale.

Il primato negativo dell’inflazione: Cosenza e Reggio sbaragliano l’Italia

I dati emersi dalla classifica generale non lasciano spazio a interpretazioni.
Cosenza e Reggio Calabria conquistano la maglia nera assoluta a livello nazionale, registrando l’inflazione annua più elevata del Paese.
“L’inflazione più elevata d’Italia si registra nel Sud. Al primo posto si piazza Cosenza ex aequo con Reggio Calabria, ambedue con un tasso record del più 4%“, spiegano gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori.
Un dato che supera di gran lunga la media nazionale del +2,7% e che batte persino città tradizionalmente carissime come Macerata (+3,7%) e Rimini (+3,6%).
Per fare un confronto, Bolzano si ferma a un tasso del +3,4% (anche se la spesa totale aggiuntiva per famiglia lì tocca i 1128 euro annui), mentre Catanzaro mostra una tenuta migliore, posizionandosi a metà classifica con un più 2,9%.

Stangata pompe di benzina: i carburanti volano vicino al 10%

La vera e propria nota dolente per i consumatori calabresi riguarda la mobilità personale. Chi deve spostarsi per lavoro o necessità in Calabria si trova di fronte a cifre senza precedenti per fare il pieno di benzina, diesel, gpl o metano.
“Per quanto riguarda l’utilizzazione dei mezzi personali di trasporto, i rincari maggiori in assoluto sono a Cosenza e Reggio Calabria, ambedue con un terrificante più 9,8%”, si legge nel report dell’associazione. Il record italiano sui rincari dei carburanti spetta interamente alle due province calabresi, che staccano nettamente la media nazionale, ferma al +7,6%, e superano altre realtà critiche come Ravenna (+9,3%) e Napoli (+9%). Va leggermente meglio a Catanzaro, dove l’aumento per i trasporti si attesta comunque su un pesante +7,7%.

Alimentari alle stelle a Reggio Calabria, le bollette pesano a Catanzaro

L’onda d’urto della crisi energetica si è già trasferita sui beni di prima necessità e sulle bollette, ma con dinamiche differenti a seconda dei territori della regione.
Se i cosentini riescono a risparmiare sul cibo (Cosenza è la seconda città meno rincarata d’Italia per l’alimentare con appena un +1,6%), lo stesso non si può dire per l’area dello Stretto.
“Per quanto riguarda i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, la città calabrese più colpita è Reggio Calabria con un incremento del più 4,4%”, evidenzia lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori.
Reggio si posiziona così al terzo posto in Italia per il rincaro del cibo, superata solo da Bolzano (+4,8%) e Genova (+4,4%), a fronte di una media nazionale del +2,9%. Catanzaro si attesta invece al +2,7%.

Il capitolo energia, che comprende elettricità, gas e altri combustibili, vede invece Caserta in cima ai rincari nazionali (+9,7%), ma la Calabria non resta a guardare.
Le bollette registrano un’impennata sensibile soprattutto a Catanzaro e Reggio Calabria, rispettivamente con un +7,3% e un +7,2% su base annua, superando la media italiana del 6,4%.
In questo specifico settore, Cosenza fa registrare l’aumento più contenuto della regione, fermandosi a un più 4,8%. Una boccata d’ossigeno che purtroppo non basta a compensare il record nazionale sui trasporti e sull’inflazione generale che sta strangolando l’economia delle famiglie calabresi.

Il caso statistico: Vibo Valentia e Crotone grandi assenti dal report

Analizzando nel dettaglio i dati dell’Unione Nazionale Consumatori, emerge un aspetto che farà discutere la platea locale: i territori di Vibo Valentia e Crotone non figurano in nessuna delle classifiche sui rincari. Le due province calabresi sono le grandi escluse dal monitoraggio nazionale, una lacuna che si verifica spesso nelle rilevazioni storiche sui prezzi al consumo quando i dati comunali non completano l’intero paniere Istat.
Questo tipo di assenze non significa che lo shock dei prezzi non esista in quelle aree, ma semplicemente che non è stato campionato“, precisano gli analisti.
Di conseguenza, l’esatto impatto dell’ “Effetto Iran” sulle bollette e sui carrelli della spesa dei cittadini vibonesi e crotonesi non è traducibile in percentuali ufficiali, anche se la fiammata dei carburanti che sta strangolando le vicine Cosenza e Reggio lascia ben poco spazio all’ottimismo.

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