Nel 2026 cambia la mappa delle regioni più attente alla maternità. È l’Emilia-Romagna a conquistare il primo posto nella classifica delle aree più “mother-friendly”, superando la Provincia Autonoma di Bolzano, che perde la leadership mantenuta negli anni precedenti. Il dato emerge dall’XI rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, realizzato da Save the Children in collaborazione con Istat.
Subito dietro, torna sul podio la Valle d’Aosta, che recupera terreno dopo il netto arretramento registrato nel 2025. All’estremo opposto della graduatoria si colloca invece la Sicilia, che chiude la classifica confermandosi come il territorio con le maggiori difficoltà per le madri.
I segnali di movimento: chi sale e chi scende
L’analisi evidenzia alcuni segnali di miglioramento. Il Piemonte compie un balzo significativo, passando dal dodicesimo all’ottavo posto. Anche la Calabria mostra un progresso, seppur più contenuto, guadagnando due posizioni e attestandosi al sedicesimo posto.
Diversa la dinamica nel Nord-Est, dove si registrano arretramenti evidenti. Il Friuli-Venezia Giulia scivola dall’ottavo al tredicesimo posto, mentre il Veneto perde tre posizioni, passando dal nono al dodicesimo. In flessione anche il Molise, che retrocede dal quindicesimo al diciassettesimo posto, e il Lazio, che scende dal sesto al nono.
Il divario territoriale resta
Nel Mezzogiorno il quadro resta sostanzialmente invariato e continua a collocarsi su livelli inferiori rispetto alla media nazionale. L’Abruzzo si conferma la regione meglio posizionata tra quelle meridionali, fermandosi comunque al quattordicesimo posto.
Nella parte bassa della classifica si concentrano ancora diverse regioni del Sud, tra cui Basilicata, Puglia e, in ultima posizione, la Sicilia, segnalando un divario territoriale che il rapporto evidenzia come persistente.
Il quadro complessivo
Il rapporto restituisce una fotografia articolata delle condizioni delle madri in Italia, tra progressi locali e criticità strutturali. Le dinamiche territoriali mostrano variazioni anche rilevanti, ma senza modificare in modo sostanziale l’equilibrio complessivo tra Centro-Nord e Sud.







