25 Giugno 2026
25 Giugno 2026
spot_img

Matrimoni in crescita e turismo del sì: la Calabria prova a diventare wedding destination (VIDEO)

Il presidente della Camera di Commercio Pietro Falbo: "Una coppia su cinque sceglie la Calabria pur non avendo alcun rapporto con il territorio"

spot_img

Non più soltanto una fiera per futuri sposi. Calabria Sposi diventa anche il terreno su cui misurare una scommessa più grande: trasformare la Calabria in una vera wedding destination, capace di attrarre coppie da fuori regione e dall’estero. È questo il cuore dell’intervento del presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, Pietro Falbo, durante la conferenza stampa di presentazione della ventesima edizione della manifestazione.

Falbo ha collocato Calabria Sposi dentro un quadro più ampio: quello di una regione che prova a rafforzare le proprie filiere economiche, a costruire reti tra imprese e istituzioni e a usare il turismo non più come parola generica, ma come insieme di segmenti specifici. Tra questi, appunto, anche il wedding tourism. “Calabria Sposi ha costituito un filone, un filone che ha codificato un filone, che è quello del wedding, perché poi bisogna anche brandizzare, le filiere vanno brandizzate“, ha detto Falbo, sottolineando la necessità di dare identità e forza commerciale a un settore che in Calabria può diventare molto più di un appuntamento fieristico.

I numeri dei matrimoni in Calabria

Falbo ha citato l’aumento dei matrimoni celebrati in Calabria, indicando una tendenza che può diventare una pista di lavoro per imprese, strutture ricettive e operatori turistici. “In Calabria i matrimoni sono passati da 6.470 nel 2023 a 6.948 nel 2024, una crescita superiore al 7%“, ha affermato. Un dato che, nelle parole del presidente, segnala una domanda in crescita e una rinnovata attrattività del territorio. Falbo ha poi aggiunto un elemento ancora più interessante: non tutti scelgono la Calabria perché vi risiedono stabilmente. Una parte consistente dei matrimoni riguarda calabresi che vivono fuori regione e decidono di tornare nella propria terra per celebrare il giorno del sì. “Il 73,5% è costituito da calabresi che vivono fuori regione“, ha spiegato. Ma il dato che più di tutti apre una prospettiva nuova è quello relativo alle coppie che non hanno alcun legame familiare con la Calabria. “Il dato più rilevante, il 19,7% è composto da italiani senza alcun legame familiare con la Calabria, il 6,8% proviene dall’estero“, ha detto Falbo.

“Una coppia su cinque sceglie la Calabria”

È qui che il discorso entra nel terreno della strategia turistica. Perché se quasi una coppia su cinque sceglie la Calabria senza avere legami familiari con il territorio, significa che mare, borghi, paesaggi, strutture e identità locale possono diventare elementi di attrazione reale. Falbo lo ha sintetizzato con una frase molto chiara: “Una coppia su 5 sceglie la Calabria per sposarsi pur non avendo alcun rapporto con il territorio“. Da qui la necessità, secondo il presidente della Camera di Commercio, di non lasciare questo fenomeno alla spontaneità. Occorre organizzarlo, sostenerlo, promuoverlo, trasformarlo in prodotto turistico e in occasione economica. “Io credo che questo sia un dato che si può e soprattutto si deve incentivare“, ha aggiunto.

Il matrimonio, in questa prospettiva, non è soltanto cerimonia. È pernottamenti, ristorazione, location, allestimenti, servizi fotografici, trasporti, accoglienza, abiti, make-up, fiori, bomboniere, intrattenimento, visite sul territorio. Un indotto che può muovere intere comunità, soprattutto se intercetta coppie provenienti da fuori regione o dall’estero.

La Calabria e i tanti turismi possibili

Nel suo intervento Falbo ha insistito su un concetto: la Calabria non può pensare al turismo come a un blocco unico. Esistono tanti turismi, ognuno con le proprie esigenze e le proprie potenzialità. Il wedding tourism si inserisce esattamente in questa logica. “Abbiamo la necessità di sviluppare i turismi“, ha detto il presidente, richiamando il turismo balneare, religioso, sportivo, sanitario, dei borghi e, appunto, la wedding destination. “Perché no il wedding tourism o la wedding destination che poi sostanzialmente è la stessa cosa“, ha aggiunto. Falbo ha anche ricordato il paradosso del turismo balneare calabrese: una regione con un patrimonio costiero enorme, ma con margini di crescita ancora molto ampi. Il ragionamento vale anche per il settore wedding. La materia prima c’è. Ora bisogna costruire sistema, servizi, reputazione, collegamenti e capacità di vendita.

La Camera di Commercio e il ruolo dei buyer

La Camera di Commercio non resterà alla finestra. Falbo ha annunciato un coinvolgimento diretto dell’ente camerale dentro Calabria Sposi, con l’obiettivo di favorire relazioni tra operatori locali e interlocutori nazionali e internazionali. “La Camera di Commercio è naturalmente pronta“, ha detto Falbo, richiamando l’esigenza di muoversi “in quell’ottica di sistema, di squadra, di possibilità per tutti, di rendersi utili a un intero territorio“.

Il compito dell’ente sarà quello di aiutare le imprese a fare rete e a intercettare contatti qualificati. “Noi lo faremo favorendo reti di collaborazione tra operatori, creando occasioni di incontro con buyer nazionali e internazionali, sostenendo la costruzione di pacchetti integrati“, ha spiegato il presidente. Non solo stand, quindi, ma anche incontri, relazioni, matching. Perché la Calabria, se vuole entrare davvero nei circuiti del wedding tourism, deve presentarsi con un’offerta coordinata. Location, strutture, servizi, borghi, mare, ospitalità e professionalità devono essere parte dello stesso pacchetto.

“Dobbiamo alzare l’asticella”

Falbo ha riconosciuto a Calabria Sposi il merito di aver già avviato un percorso che va oltre la semplice esposizione commerciale. La parte convegnistica, il confronto tra operatori, la presenza delle istituzioni e l’apertura ai mercati esteri diventano elementi decisivi per dare alla manifestazione una dimensione più alta. “Dobbiamo alzare l’asticella, dobbiamo alzare il livello e quindi non basta più proporre squisitamente quello che c’è di commerciale“, ha affermato. Per Falbo, la parte culturale e convegnistica è “altrettanto importante”, perché aiuta a costruire consapevolezza, visione e identità di filiera. È la stessa logica che ha portato la Camera di Commercio a puntare sui buyer. “Noi abbiamo bisogno di questo matching, molto spesso questo matching è difficile attuarlo“, ha spiegato Falbo, ricordando che molti operatori, per trovare contatti davvero qualificati, sarebbero costretti a girare mezzo mondo.

Una filiera da brandizzare

Il messaggio finale è quello di una Calabria che deve imparare a vendere meglio ciò che già possiede. Il settore del matrimonio può diventare una delle vetrine più efficaci per raccontare il territorio: non soltanto come luogo di vacanza, ma come scenario di esperienze, emozioni, accoglienza e bellezza. Calabria Sposi, giunta alla ventesima edizione, diventa così un banco di prova. Da una parte le aziende del wedding, dall’altra le istituzioni. In mezzo, una regione che registra numeri in crescita e che prova a capire se il giorno del sì può diventare anche una leva di sviluppo.

Falbo lo ha detto senza giri di parole: “La Camera di Commercio non ha solo un’opportunità ma anche un impegno e una responsabilità di saper e poter promuovere e attuare queste scelte“. Ed è su questa responsabilità che si giocherà la vera sfida: trasformare l’intuizione in una filiera, la fiera in un sistema, la Calabria in una destinazione riconoscibile per chi sceglie di sposarsi in uno dei luoghi più identitari del Mediterraneo.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img