22 Agosto 2026
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Pieno sempre più caro, l’allarme dei gestori: “Aumentando il carburante aumenta tutto il resto”

Il prezzo continua a crescere e per chi viaggia sulle autostrade la differenza può diventare pesantissima: rischio conseguenze sull'intera economia

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Il caro carburanti torna a pesare con forza sulle tasche degli italiani proprio nel periodo del controesodo estivo. La benzina ha nuovamente superato la soglia dei 2 euro al litro, mentre il prezzo del gasolio continua a crescere e si avvicina ai livelli più elevati registrati negli ultimi anni. A rendere il quadro ancora più preoccupante è la scadenza del taglio delle accise sul diesel, fissata al 25 agosto. In assenza di una nuova proroga, dal giorno successivo il prezzo del gasolio potrebbe subire un ulteriore incremento.

Benzina oltre quota 2 euro, diesel ancora più caro

Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina self sulla rete stradale ordinaria è arrivato intorno ai 2 euro al litro, superando una soglia che non veniva oltrepassata dal 2022.

Il gasolio viaggia su valori ancora superiori, con una media che supera i 2,1 euro al litro. La situazione peggiora ulteriormente in autostrada, dove i prezzi risultano più elevati sia per la benzina sia per il diesel. Per gli automobilisti alle prese con gli spostamenti di fine estate, dunque, il rifornimento rappresenta una delle voci più pesanti del viaggio.

Il 25 agosto scade lo sconto sul diesel

Il prossimo passaggio decisivo è fissato al 25 agosto, quando terminerà la misura che ha ridotto temporaneamente le accise sul gasolio di 0,171 euro al litro, IVA inclusa. Se il provvedimento non dovesse essere prorogato e le quotazioni dovessero rimanere invariate, dal 26 agosto il diesel potrebbe avvicinarsi ulteriormente a una soglia di 2,30 euro al litro. Una prospettiva che preoccupa tanto gli automobilisti quanto gli operatori del settore, già alle prese con una riduzione delle vendite.

Quanto manca ai record del 2022

Nonostante il nuovo aumento, i prezzi attuali non hanno ancora raggiunto i massimi storici registrati nel 2022, durante la crisi energetica legata alla guerra tra Russia e Ucraina. La benzina self aveva toccato allora quota 2,227 euro al litro, mentre il prezzo del servito era arrivato a 2,339 euro. Per il diesel, invece, il record del self era stato di 2,230 euro al litro, con il servito arrivato a 2,351 euro.

Il confronto deve però tenere conto delle differenti condizioni fiscali e delle successive modifiche alle accise. Un elemento particolarmente significativo riguarda il 27 luglio 2026: prima dell’introduzione dell’attuale riduzione delle accise sul gasolio, il prezzo medio del diesel self era già arrivato a 2,185 euro al litro, mentre il servito aveva raggiunto quota 2,320 euro.

“Aumentando il carburante aumenta anche tutto il resto”

L’impennata dei prezzi non riguarda soltanto chi utilizza l’auto quotidianamente. Secondo Francesco Riccio, presidente Figisc-Ascom, il problema si trasferisce rapidamente sull’intera economia. “Il vero problema è che aumentando il prezzo del carburante aumenta anche tutto il resto”, spiega Riccio, raccontando l’esperienza di un viaggio dalla Calabria a Bologna affrontato in automobile.

Il ragionamento riguarda soprattutto i costi della logistica. Se trasportare le merci diventa più costoso, gli effetti possono riflettersi sui prezzi dei prodotti acquistati ogni giorno dalle famiglie. “Uno può anche dire ‘ora con questo aumento giro meno’, ma poi la spesa devi farla uguale e quindi alla fine questi rincari del carburante colpiscono tutti”, sottolinea il presidente Figisc.

Anche i benzinai accusano il colpo

A soffrire per l’aumento dei prezzi sono anche gli stessi gestori degli impianti di carburante. Riccio parla di una riduzione del lavoro compresa tra il 10 e il 20%, con differenze legate alle singole zone. Il meccanismo è relativamente semplice: prezzi più alti spingono gli automobilisti a limitare gli spostamenti e, di conseguenza, diminuiscono i volumi di carburante venduti.

A questo si aggiunge l’aumento del capitale necessario per acquistare il prodotto da rivendere. “Come gestori dei distributori, aumentando purtroppo il prezzo, abbiamo meno vendite. E, per comprare il carburante, ci vogliono sempre più soldi in tasca”, spiega Riccio.

Perché alcuni distributori costano meno di altri

La differenza tra i prezzi applicati dai distributori può dipendere anche dal livello di concorrenza presente sul territorio. Nelle aree dove sono presenti numerosi impianti, secondo Riccio, la competizione può spingere i gestori a contenere i prezzi per mantenere o aumentare la clientela. Dove invece la concorrenza è più limitata, il prezzo può risultare leggermente superiore.

Esistono inoltre differenze tra gli impianti tradizionali e quelli privati, dove in alcuni casi è possibile acquistare il carburante a condizioni più favorevoli e quindi praticare prezzi inferiori.

Il prezzo cambia e i gestori hanno margini limitati

Un altro elemento riguarda la frequente variazione dei prezzi durante la settimana.

Secondo il presidente Figisc, le società comunicano ai gestori gli aggiornamenti dei listini, che vengono quindi modificati sulla base delle indicazioni ricevute. “I prezzi li faranno direttamente loro, alzando e abbassando in base alle diverse comunicazioni. Noi gestori di distributore perciò non abbiamo nessun potere diretto di scelta”, spiega Riccio.

Una dinamica che contribuisce a rendere difficile per gli automobilisti prevedere quanto pagheranno il carburante anche a distanza di pochi giorni.

In autostrada il pieno diventa ancora più pesante

La situazione appare ancora più gravosa lungo la rete autostradale.

Riccio, che ha percorso in automobile il tragitto dalla Calabria a Bologna, racconta una differenza che può arrivare anche a 40-50 centesimi al litro rispetto ad alcuni distributori sulla viabilità ordinaria. “Sulla benzina parliamo di una differenza anche 40-50 centesimi al litro”, afferma, spiegando che una parte del prezzo è legata anche alla gestione degli impianti presenti lungo le autostrade.

Per chi deve affrontare lunghi viaggi, quindi, scegliere dove effettuare il rifornimento può incidere sensibilmente sul costo complessivo dello spostamento.

I gestori chiedono misure durature

Sul futuro dei prezzi pesa anche il quadro internazionale. La situazione geopolitica continua infatti a influenzare il mercato energetico e, di conseguenza, il costo dei carburanti.

Per Riccio, eventuali interventi del Governo dovrebbero avere un carattere strutturale e non limitarsi a provvedimenti temporanei. “Chiediamo che si riapra lo Stretto di Hormuz. E poi speriamo di avere delle soluzioni che abbassino il prezzo o le accise: non per un mese e in modo transitorio, ma con misure ben precise e durature nel tempo”, afferma.

Il rischio, in assenza di interventi e con il permanere delle tensioni internazionali, è che il caro carburanti continui a trasferirsi dalle stazioni di servizio al resto dell’economia.

E il prossimo appuntamento è ormai vicino: il 25 agosto scadrà lo sconto sul gasolio. Dal 26, senza una nuova misura, il pieno potrebbe diventare ancora più costoso.

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