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28 Gennaio 2026
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Vertenza Abramo Printing, Cobas Privato a gamba tesa: “È ora di rompere il silenzio”

La sigla sindacale evidenzia che "non possiamo permetterci il lusso di perdere nessun posto di lavoro. Dietro ogni lavoratore e lavoratrice c'è una famiglia e abbiamo il dovere di tutelarli"

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“Nonostante gli incontri tra azienda e le organizzazioni sindacali coinvolte nella trattativa e le assemblee sindacali con i lavoratori dell’Abramo Printing, dopo il clamore dei licenziamenti sotto l’albero di Natale di poco più di un mese fa, pare si sia giunti ad una situazione di stallo, ma cosa ancora peggiore ad un silenzio nel quale la delicata situazione di 38 lavoratori pare essere caduta.  In questo lasso di tempo anche se dall’esterno, come Cobas del Lavoro Privato, abbiamo seguito con attenzione l’evolversi delle cose e non ci riteniamo affatto soddisfatti di come la trattativa sia stata fin qui condotta”. E’ quanto afferma il sindacato Cobas del Lavoro Privato.

Nessua risposta certa

Che aggiunge: “In primo luogo perché a fronte delle manifeste e legittime preoccupazioni dei lavoratori, da parte delle sigle sindacali che stanno contrattando con l’azienda le loro sorti, non sono state date risposte concrete e garanzie su un ormai certo futuro da licenziati. Da quanto emerso, dopo aver ascoltato alcuni dei lavoratori dell’Abramo Printing, sembra infatti che sia stato loro proposto un “esodo volontario” a condizioni incerte oltre che mortificanti in termini economici.  Si parla infatti di 2000 euro netti, di cui 1500 euro erogati a titolo di incentivo all’esodo e 500 euro a titolo transattivo (ovvero un importo concesso a fronte di un nulla a pretendere futuro). Importo che verrebbe versato ai lavoratori entro la fine di marzo 2026. Gli importi derivanti invece da altre spettanze come permessi non fruiti, ferie e TFR compreso, saranno corrisposti a 18 mesi, lasciando di fatto i lavoratori nella più totale incertezza di ciò che il futuro potrebbe riservare.Nondimeno, non possiamo non prendere in considerazione alcune delle clausole presenti nella proposta di esodo “volontario” e poste alla nostra attenzione dai lavoratori, che, oltre a prevedere condizioni penalizzanti in termini di avanzamenti di diritti futuri su eventuali anomalie verificatesi nell’arco di tempo in cui è intercorso il rapporto di lavoro, prevedono addirittura l’inoppugnabilità della stessa transizione verso l’uscita, laddove potessero anche verificarsene le condizioni”.

Invito alla riflessione

Dice ancora il sindacato: “Ci chiediamo, come possano le organizzazioni sindacali, sottoporre ai lavoratori condizioni di questo tipo, soprattutto nel contesto che stanno vivendo e soprattutto, invitiamo alla riflessione sul perché, se la volontà dell’Abramo Printing è di cessare l’attività, non proceda in tal senso ma piuttosto cerchi la sponda di organizzazioni sindacali per “offrire” ai lavoratori una uscita volontaria umiliante, nei termini già ampiamente illustrati. In attesa di un confronto in Prefettura previsto per giorno 28 c.m. e di cui non eviteremo di tenerci informati, invitiamo i lavoratori dell’Abramo Printing a non rassegnarsi, ad organizzarsi e a non cedere alle condizioni “senza appello” e senza alcun rispetto della dignità dei lavoratori, che il padrone e i suoi “collaboratori” hanno apparecchiato per loro”.

Terra difficile

Cobas del Lavoro Privato passa alle conclusioni: “La nostra è una Terra cara ma difficile e per questo non possiamo permetterci il lusso di perdere nessun posto di lavoro. Dietro ogni lavoratore e lavoratrice c’è una famiglia e abbiamo il dovere di tutelarli. Solidarietà e supporto ai lavoratori dell’Abramo Printing, perché i loro diritti non vengano occultati dal silenzio dentro il quale tutto diviene lecito!

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