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31 Maggio 2026
31 Maggio 2026
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La versione di Oliverio: “La politica non è un videogame per prendersi poltrone e il Pd si condanna all’estinzione”

L’ex presidente sprona il centrosinistra paralizzato dalla paura di perdere potere e identità. "Serve ricostruire visione e coraggio, non blindare le posizioni nel governo delle macerie"

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Nel deserto del ragionamento politico, Mario Oliverio sa essere ancora una risorsa, la classica pietra gettata in quello stagno di centrosinistra immobilizzato dalle grandi paure di piccoli uomini e donne: perdere il governo delle macerie, e con esso, il diritto “divino” di compilare le future liste elettorali, dove ‘azziccare ‘ quelle e quelli che si sono distinti per omertà; per non aver chiesto le dimissioni come gesto civico e igienico dopo la Caporetto del 5 e 6 ottobre. “Io non ti rompo le palle, tu in cambio mi gratifichi “.
È questa la logica sottesa a ce
rto silenzio, è questa la ragione per la quale eroi ed eroine alla matriciana di ieri, sono diventate oggi ministri del governo delle macerie, altro che giunta ombra. Un perimetro da basso impero, dal quale Mario Oliverio è ben distante come si può arguire dell’intervista che segue.

Presidente, hai un cursus honorum stratosferico: Presidente della Regione, Presidente della provincia, sindaco, assessore regionale, deputato. Ma chi te lo fa fare?

“È una osservazione che mi pongono e si pongono in tanti. La risposta è semplice: la politica è in primo luogo dimensione ideale e visione. L’impegno che ne consegue non è legato alla sola presenza nelle istituzioni, non siamo nella dimensione di un video game in cui bisogna totalizzare punti in base agli obiettivi raggiunti. L’impegno per me è ed è sempre stato improntato alla lealtà verso la mia terra. L’esperienza e la conoscenza accumulata nei diversi ruoli istituzionali da te richiamati, semmai stimolano a non ripiegare nell’indifferenza ma ad intervenire per evitare il sonno della ragione e la rassegnazione. Gli ideali e la sensibilità, se ci sono, sono insopprimibili. Si spengono con la fine dell’esistenza. Naturalmente mi riferisco alla Politica nella sua accezione non deformata e sfregiata dal politicantismo di faccendieri con le conseguenti degenerazioni purtroppo imperanti, che ne hanno sfregiato ed alterato i connotati fino a renderla repulsiva e persino impronunciabile. Non a caso proprio sull’antipolitica hanno preso corpo movimenti populisti e qualunquismo dilagante”.

Mario, non sarà pure per il fatto che la politica è una delle forme di tossicodipendenza più forti?

“È una tossicodipendenza sana quando si alimenta di sostanze utili a curare i mali che affliggono l’umanità nelle diverse sfere, nelle dimensioni territoriali e sociali. Il vecchio Machiavelli rimane sempre attuale: la Politica è l’espressione più alta delle attività umane”.

Senti, stai dando prova di generosità, ma più che ricostruzione, la tua mi sembra un’opera di riammodernamento della facciata del Pd. Ciò non per tuo demerito, ma perché dentro l’edificio non vi ci fanno entrare. Perché non vi tesserate in massa e fate la battaglia dal di dentro?

“La mia non è una battaglia per occupare posti o per scalare Istituzioni. Capisco la tendenza a ridurre tutto a tornaconto personale, ma ti assicuro che chi pensa questo sbaglia o è in malafede. Di fronte alla deriva disastrosa del centro sinistra in Calabria con tre sconfitte consecutive, una più pesante dell’altra, non si può stare a guardare. Rimanere indifferenti sarebbe colpevole. Rìcostruire è l’indicazione di un percorso e allo stesso tempo una sfida positiva a tutte le forze del campo del centro sinistra ed oltre, a quei soggetti singoli ed associati che possono contribuire ad aprire una prospettiva positiva alla Calabria.

Per questo è necessario ricostruire le condizioni di una alternativa di governo a questo centro destra. È evidente che non ci si può esimere da una analisi seria delle sconfitte di questi anni. Mettere a fuoco le ragioni che hanno messo il centro sinistra in un angolo non significa istituire il tribunale dei processi o elevare ghigliottine. Permettimi con una battuta: anche in questo c’è bisogno tolleranza e di abbandono di pregiudizi, funzionali solo a conservare posizioni di potere. Non capire questo significa votarsi all’ estinzione. A distanza di un mese e mezzo dal voto si registra una falsa indifferenza, un tentativo di assorbire… una strategica morta gora volta a digerire lo scossone elettorale. È evidente che il PD come forza maggiore della coalizione ha una responsabilità primaria sulla situazione che si è determinata. Negarlo è da sciocchi, a chi giova? 

Parimenti proprio il PD dovrebbe avere interesse ad aprire un confronto. La profondità dei processi che sono alla base delle sconfitte impone correzioni radicali, non di facciata. Una fetta consistente dell’elettorato ha abbandonato il campo, in parte perché non ha avuto riferimenti, non vi è stata opposizione, in parte perché allontanata e delusa da pratiche consociative, anche trasversali, deteriori che hanno contribuito non poco ad appannare il senso di appartenenza e ad affermare la convinzione che “uno vale l’altro”. Non è semplice recuperare. Ecco perché si rende necessaria una ricostruzione partendo dai territori dove sono state prodotte e lasciate approfondire lacerazioni. Circoli chiusi, amministratori locali lasciati soli. Basti ricordare la vicenda dell’Anci o quella delle Province di Cosenza e di Crotone mollate a tavolino al centrodestra. In alcuni centri un tempo roccaforti della Sinistra si sono registrati risultati imbarazzanti. Altro che ammodernamento! È richiesto un cambio radicale di rotta. Prima ancora di una tessera che a molti, tra l’altro, in occasione dell’ultimo congresso è stata negata, sarebbe necessario ristabilire un clima nuovo, inclusivo, di apertura. Allo stato non si intravede questa consapevolezza”.

Ai tempi in cui eri Presidente della Regione, ti ho criticato selvaggiamente accusandoti di accentramento del potere. Vorrei chiederti scusa perché al cospetto di Roberto Occhiuto sei un pivello. Mi spieghi come si può governare una regione con la paranoia del controllo assoluto?

“La mia esperienza di governo, sia pure con i limiti che solo chi non agisce non riscontra, è stata caratterizzata da un forte e concreto decentramento della gestione delle risorse. La nostra scelta è stata trasferire il grosso delle risorse ai Comuni, alle Provincie e alla città Metropolitana, alle Università, ai Parchi. Risorse assegnate a tutti sulla base di bandi pubblici di settore. Edilizia scolastica, Raccolta differenziata, pubblica illuminazione, attività culturali, beni culturali, siti archeologici, strutture sportive e spettacoli, valorizzazione aree di interesse naturalistico ecc. Abbiamo sbaraccato e messo in liquidazione diversi enti regionali e subregionali, società partecipare ecc. Abbiamo messo in atto un vero decentramento, teso a liberare la Regione dalla gestione. Ancora oggi i Comuni godono dei finanziamenti di allora. Chiedi in giro da quando i Comuni non ricevono un decreto, al netto ovviamente del periodo elettorale, e poi pubblica ciò che registri.

Sarebbe interessante. Potrai verificare come la Regione è ripiombata nella dimensione gestionale in modo aggravato ed esasperato. Nella mia giunta vi erano presenze di peso e competenza che in settori fondamentali hanno lasciato il segno. Penso ai trasporti, alle infrastrutture e ai lavori pubblici con Francesco Russo e Roberto Musmanno o ai rifiuti con Antonella Rizzo, o alla cultura e alla Pubblica Istruzione con Maria Francesca Corigliano. Altro che accentramento. Io sono un decisionista, lo riconosco, ed è per questo che ho svolto un ruolo attivo in collaborazione, in piena sinergia con gli assessori, con i dipartimenti e questo lo rivendico come un merito. Ah…è bene anche che durante il mio mandato abbiamo dato un taglio netto al sistema delle consulenze esterne, strapagate, mandate da Roma, valorizzando il capitale umano già presente nell’Ente. È stato ed è anche questo uno dei sistemi utilizzati per uno spudorato saccheggio delle risorse destinate alla Calabria”.

Ti candidi davvero a sindaco di San Giovanni in Fiore?

“Anche se vi sono state sollecitazioni da più parti, ho avuto modo di dire pubblicamente che non è mia intenzione candidarmi a Sindaco di San Giovanni già due anni orsono quando fui sollecitato a dare una mano per dare vita al Comitato 18 Gennaio. Una associazione unitaria che raccoglie uomini e donne di diverso orientamento politico e culturale per contrastare prepotenza, arroganza e spregiudicatezza nella gestione della cosa pubblica. Il mio contributo non mancherà per contribuire ad affermare legalità, trasparenza e democrazia e per ripristinare un clima positivo nella comunità sangiovannese. San Giovanni ha una storia luminosa di battaglie per il lavoro, i diritti sociali, il riscatto e deve tornare a splendere. Ci sono competenze, giovani, donne, professionisti su cui si può contare ed investire. Per dare una mano io ci sono”.

Se fossi Mario Oliverio avrei il rimpianto di non essermi incatenato davanti ai palazzi del potere ai tempi in cui ti facevano i chiodi con la sanità. Tu ce l’hai questo rimpianto? Te lo chiedo perché sono convinto che se avessi buttato i coglioni su certe scrivanie, oggi saresti ancora Presidente.

“Sbagliai a non incatenarmi. Nel libro “Pregiudizio di Stato – Quell’Italia a sovranità limitata” di Adriana Toman c’è un capitolo dedicato a quella vicenda dal titolo “Non incatenarsi fu un errore”, nel quale sono spiegate le ragioni che mi indussero a non farlo. Fu un errore, paradossalmente compiuto per eccesso di responsabilità e di rispetto istituzionale. Hai ragione, se mi fossi incatenato sarebbe cambiata non solo la storia mia personale ma anche quella della Calabria e forse anche della Sanità calabrese. Ma…come si dice…mai dire mai (sorride ironico) Personalmente, per quanto mi riguarda, non avverto alcuna eclipsis attributorum”.

Che voti al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati?

“La separazione delle carriere è il completamento della riforma Vassalli del 1989. Una riforma che non a caso porta il nome di una personalità di sinistra, il Ministro socialista Vassalli appunto. Una riforma che fu approvata anche con il contributo del PCI. Una riforma incompleta a seguito del clima avvelenato affermatosi con tangentopoli. Vorrei ricordare che nella Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema per la riforma della Costituzione i rappresentanti del gruppo parlamentare DS-Ulivo, di cui facevo parte come Deputato, dopo una ampia discussione nella assemblea del gruppo, ebbero mandato di presentare emendamenti proprio per inserire in Costituzione la separazione delle carriere dei Magistrati. Lo hanno ricordato in questi giorni Petruccioli e Morando ambedue presenti nella bicamerale. Fu una nostra proposta a garanzia di un processo equo e di un giudice terzo tra accusa (PM) e difesa (Avvocato). Una misura necessaria a completamento di una riforma importante per affermare un principio costituzionale e di civiltà giuridica. Il mio voto sarà in coerenza con questa storia della sinistra e con i principi irrinunciabili di garanzia e di rispetto della persona”.

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