25 Giugno 2026
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Aggressione mortale nel carcere di Catanzaro, solo un detenuto ha ucciso Pugliese, il “branco” stava a guardare

E' stato un agente della Polizia penitenziaria a trovare l'uomo riverso a terra in una pozza di sangue. Il movente dell'aggressione un diverbio

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7 luglio 2024, un agente della Polizia penitenziaria della Casa circondariale Ugo Caridi di Catanzaro trova il detenuto Antonio Pugliese riverso a terra all’interno della sua cella in una pozza di sangue ma ancora in vita. Senza indugio attiva i soccorsi e una infermiera procede con le manovre di rianimazione, proseguite dal personale del 118 nel frattempo intervenuto sul posto, ma per Pugliese non c’è stato nulla da fare. Scattano le indagini della Polizia coordinate dal sostituto procuratore Sarah Scacciaguerra e i primi accertamenti consentono di rilevare la presenza di plurime ferite sul capo e sul volto della vittima e contestualmente, all’interno della cella, e in particolare nel vano bagno, la Scientifica trova tracce ematiche. 

 Vengono chiamati a sommarie informazioni il compagno di cella Vincenzo Malena e gli altri ristretti nella sezione ordinaria che avevano intrattenuto contatti con Pugliese, Dimitar Dimitrov Toradov, Cataldo De Luca e Gianluca La Forgia, ma le loro dichiarazioni non fanno emergere elementi utili ai fini della ricostruzione della vicenda. La Forgia fornisce qualche dettaglio in più, riferendo di essersi trattenuto per breve tempo nella cella n. 219, dove si trovavano Pugliese, Malena, De Luca e Todorov, sostenendo di esservi entrato al solo fine di discutere una problematica insorta nel corridoio B del secondo piano della sezione di reclusione ordinaria, problematica coinvolgente un detenuto e preso atto del disinteresse manifestato dagli altri “coinquilini” della Casa circondariale Ugo Caridi, in quel momento intenti a consumare vino, si era limitato a prendere un caffè, allontanandosi quindi dalla cella. E’ quanto emerge nelle carte dell’ordinanza del gip del Tribunale di Catanzaro Lidia Gennaro che ha portato a 5 misure cautelari in carcere per l’omicidio Pugliese (LEGGI)

Le tracce di sangue e i filmati di videosorveglianza

Tanto gli esiti della autopsia, tanto gli accertamenti della Polizia scientifica sulle tracce di sangue, che il sistema di videosorveglianza installato al secondo piano del reparto di reclusione ordinaria, hanno consentito una puntuale ricostruzione spazio-temporale della vicenda e l’individuazione delle persone presenti all’interno della cella n. 219 al momento del fatto. Dalla disamina delle immagini di videosorveglianza emerge, in particolare, che alle ore 17:38 del 7 luglio 2024 Pugliese abbandona la saletta ricreativa per fare rientro nella propria cella. In tale frangente, l’uomo appare in condizioni fisiche integre, senza alcun segno di ferite e a partire dalle ore 18:18, quando la vittima viene osservato per l’ultima volta in buono stato fisico, lo stesso permane all’interno della cella in compagnia di Malena,De Luca, Todorov e La Forgia Gianluca fino alle ore 18:37, momento in gli escono dall’ambiente detentivo. Nello stesso arco temporale, Francesco Molinaro, staziona all’esterno della cella già dalle ore 18:23 e viene allontanato dall’agente di polizia Penitenziaria, lo stesso che trova  Pugliese all’interno della cella, da solo, riverso sul pavimento, in condizioni gravi condizioni.

Aggredito mortalmente da un indagato

L’attività tecnica di intercettazione, in particolare quella espletata successivamente al deposito della consulenza medico-legale – momento, questo, che segna un passaggio  decisivo per il prosieguo dell’attività investigativa – ha consentito di acquisire ulteriori e significativi elementi in ordine alla concreta dinamica dei fatti, confermando che la vittima è stata aggredita mortalmente da De Luca in seguito ad un diverbio, mentre i coindagati, il branco sarebbe rimasto lì a guardare.

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