Si chiude con un’ordinanza di archiviazione una delle inchieste più articolate sugli appalti di manutenzione della Cittadella regionale di Germaneto, sede della Giunta regionale della Calabria. Il Tribunale di Catanzaro, (terza sezione penale), con provvedimento firmato dal giudice Andrea Odierno ha ritenuto infondata la notizia di reato contestata all’ex presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini, all’ex consigliere regionale Valeria Fedele oltre a Gennaro D’Addosio e Ivan Mancuso.
Il procedimento era nato nel 2019 da una serie di denunce presentate dal dirigente regionale Ernesto Forte, allora responsabile del settore Economato, Logistica e Servizi tecnici della Regione Calabria, in relazione alla gestione dei servizi di manutenzione e pulizia della Cittadella.
Gli appalti, i subappalti e i mancati pagamenti
Al centro dell’indagine vi era la complessa vicenda contrattuale che aveva coinvolto la Manital, originaria affidataria del servizio, e la società Energy Max Plus, subappaltatrice delle attività di manutenzione. Secondo quanto ricostruito negli atti, le criticità emerse nell’esecuzione del contratto avevano portato la Regione a sospendere i pagamenti, contestando presunti inadempimenti, mentre la società subappaltatrice attribuiva i problemi a difetti strutturali degli impianti, ritenuti preesistenti.
Successivamente la Regione aveva deciso di non rinnovare il contratto, affidando il servizio a Siram S.p.A. ed escludendo in radice la possibilità di ulteriori subappalti. Una scelta che, secondo il denunciante, avrebbe provocato l’interessamento politico di Tallini, allora consigliere regionale, in favore della Energy Max Plus.
Le interlocuzioni politiche finite sotto la lente
L’indagine ha approfondito le interlocuzioni tra Tallini (difeso dall’avvocato Vincenzo Ioppoli) e il dirigente Forte, documentate anche da una registrazione audio fornita dallo stesso denunciante, nonché l’attività istituzionale del consigliere regionale, culminata in una interrogazione consiliare e in alcune istanze di accesso agli atti.
Dalle intercettazioni e dalle testimonianze raccolte emergeva una vicinanza politica e personale tra Tallini, Fedele e D’Addosio, oltre a un atteggiamento definito da alcuni dirigenti come “nervoso” e “inopportuno” durante le richieste di documentazione. Elementi che avevano alimentato l’ipotesi di una induzione indebita e di un presunto abuso della funzione pubblica.
Il giudice: nessuna induzione indebita
Nell’ordinanza, il gip ricostruisce in modo puntuale il perimetro giuridico dell’articolo 319 quater del codice penale, richiamando la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione. Secondo il giudice, nel caso in esame non emerge alcun comportamento idoneo a integrare un abuso induttivo, né una pressione morale tale da alterare la libera determinazione del dirigente regionale.
Le sollecitazioni di Tallini, anche quando animate da toni accesi, vengono ricondotte alle prerogative proprie del ruolo di consigliere regionale, ritenute legittime sul piano penale, a prescindere da eventuali finalità politiche o personali, giudicate irrilevanti in questa sede.
Escluse frode e turbativa d’asta
Il Tribunale esclude anche le altre ipotesi di reato contestate. Quanto alla frode nelle pubbliche forniture, non risultano dagli atti espedienti ingannevoli o condotte fraudolente tali da simulare un corretto adempimento contrattuale. Le criticità riscontrate, evidenzia il gip, non sono chiaramente imputabili alla subappaltatrice, ma possono dipendere anche da problemi strutturali degli impianti.
Allo stesso modo, viene esclusa la turbata libertà degli incanti, non emergendo elementi che dimostrino interferenze sulla gara o informazioni riservate fatte trapelare prima dell’aggiudicazione. Per Ivan Mancuso (difeso dall’avvocato Valerio Murgano), in particolare, il giudice rileva l’assenza di qualsiasi dato indiziario.
Il dispositivo finale
Alla luce delle risultanze investigative, il giudice ha disposto l’archiviazione del procedimento per infondatezza della notizia di reato, ordinando la restituzione degli atti al Pubblico ministero. Una decisione che pone fine a una vicenda giudiziaria durata anni, caratterizzata da accertamenti complessi, intercettazioni e rinvii d’udienza, senza alcun approdo dibattimentale.








