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16 Aprile 2026
16 Aprile 2026
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‘Ndrangheta ed estorsioni a Tropea. Blitz della Finanza, scacco al clan La Rosa: 10 arresti (NOMI-VIDEO)

Operazione della Guardia di Finanza con il coordinamento della DDA di Catanzaro: sgominata un’organizzazione criminale. Coinvolte anche altre province italiane

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Alle prime luci dell’alba, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e Catanzaro, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, hanno un’importante operazione antimafia sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Salvatore Curcio.

I nomi degli arrestati

Sono dieci le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro: sette sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari. Il blitz colpisce il clan La Rosa di Tropea e il provvedimento è stato notificato, tra gli altri, a due esponenti apicali della famiglia di ‘ndrangheta tropeana Antonio (alias Ciondolino) e Francesco La Rosa (alias U Bimbu) già detenuti in regime di carcere duro nell’ambito di altri procedimenti giudiziari. Ai domiciliari è finito Domenico La Rosa (figlio di Antonio). Tra le persone coinvolte figurano Cristina La Rosa, figlia di Antonio, Giuseppina Costa (compagna di Francesco La Rosa), Tomasina Certo (moglie di Antonio La Rosa) e Davide Surace (marito di Cristina La Rosa). Complessivamente sono sedici gli indagati. Si tratta di Erminia Bisogni, 56 anni di Vibo; Robert Fargnoli, 52 anni di Vairano Patenora; Francesco Federici, 51 anni di Vibo; Luigi Federici, 27 anni di Vibo; Angelo Gagliardi, 30 anni di Soverato; Carmela La Torre, 43 anni di Tropea; Giuseppe Maiuri, 32 anni di Vibo; Loredana Molina, 56 anni di Tropea, Francesco Taccone, 36 anni di Tropea.

Le ipotesi accusatorie

A vario titolo sono gravemente indiziati di far parte di un’associazione mafiosa di matrice ‘ndranghetista, e rispondono anche dei reati di estorsione aggravata, accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e trasferimento fraudolento di valori.

Eseguite diverse perquisizioni

Contemporaneamente, sono state eseguite numerose perquisizioni nei confronti degli arrestati e di altri indagati residenti in diverse località italiane: Prato, Terni, Secondigliano (NA), Lamezia Terme, Vibo Valentia, Tropea, Spilinga, Ricadi e Zaccanopoli. Alle ore 11:00 è prevista una conferenza stampa nella sede della Procura della Repubblica – DDA di Catanzaro, alla presenza del Procuratore Capo Salvatore Maria Curcio.

Le indagini

Le indagini, condotte dagli investigatori dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, hanno consentito di ricostruire le condotte di diversi soggetti posti al vertice di una ‘ndrina egemone nel territorio del comune di Tropea, i quali, nel mentre si trovavano ristretti in alcuni istituti di pena, indebitamente utilizzavano cellulari e schede SIM, intestate a soggetti extracomunitari, per comunicare illegittimamente con familiari ed altri soggetti loro contigui.

Ricostruiti diversi episodi estorsivi

L’ascolto delle conversazioni ha consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza, anche in relazione a diversi episodi estorsivi perpetrati in danno di esercizi commerciali che offrivano “sostegno materiale” agli appartenenti alla cosca rimasti in libertà, provvedendo anche ai bisogni dei detenuti e al pagamento dei difensori.

Ricostruito anche un ulteriore episodio estorsivo, perpetratosi ai danni di un imprenditore locale durante l’emergenza pandemica COVID-19, nonché un episodio di trasferimento fraudolento di un bene immobile, successivamente ceduto a terzi, allo scopo di eludere l’applicazione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

Il ruolo di alcune donne

In tale contesto assumono importanza alcune figure femminili, una gravemente indiziata di appartenenza alla cosca, che risultano raggiunte da gravi indizi di colpevolezza relativamente alla gestione delle finanze, alla riscossione delle estorsioni, nonché relativamente all’assicurazione dei contatti tra carcere e ambiente esterno, procurando i telefoni cellulari, effettuando le ricariche nonché propalando istruzioni e messaggi funzionali al mantenimento della struttura criminale.

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