Il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha accolto la richiesta di riesame presentata nell’interesse di Enza Ciconte, ordinandone l’immediata liberazione. La decisione arriva dopo l’impugnazione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, che aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza sulla base di un compendio indiziario composto da dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e intercettazioni.
Le accuse e l’impianto accusatorio del gip
Secondo la ricostruzione iniziale, all’indagata venivano contestate diverse ipotesi di reato aggravate dalla finalità di agevolazione mafiosa, con particolare riferimento alla detenzione di un considerevole quantitativo di armi. L’ipotesi investigativa collocava il materiale bellico nell’ambito delle dinamiche riconducibili a un contesto criminale legato alla cosca operante nell’area di Ariola.
La linea della difesa e le contestazioni tecniche
Gli avvocati Guido Contestabile, Pamela Tassone e Francesca Alati hanno impostato la difesa contestando in modo deciso l’impianto accusatorio, sia sul piano delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Loielo, ritenute inattendibili sotto diversi profili, sia sul valore delle intercettazioni.
Attraverso anche un elaborato tecnico, la difesa ha evidenziato elementi che avrebbero escluso il coinvolgimento diretto della Ciconte nelle condotte contestate, sostenendo la sua totale estraneità alle dinamiche criminali ipotizzate dagli inquirenti.
La decisione del Riesame e la scarcerazione
Le argomentazioni difensive sono state condivise dal Tribunale del Riesame, che ha ritenuto non adeguatamente supportato il quadro indiziario posto alla base della misura cautelare. Per effetto della decisione, è stata disposta l’immediata scarcerazione di Enza Ciconte, con l’annullamento dell’ordinanza emessa in precedenza dal gip.







