È stata depositata nei giorni scorsi al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro una querela per diffamazione, calunnia e falsa attribuzione di fatti determinati nei confronti di Daniela Rodolà, ex tesoriere del Consiglio dell’Ordine, attualmente indagata per ipotesi di peculato. L’atto porta la firma dell’ex presidente del Coa, l’avvocato Antonello Talerico, già consigliere regionale e oggi consigliere comunale di Catanzaro.
L’origine: l’esposto disciplinare del 5 gennaio
Secondo quanto riportato nella querela, il procedimento trae origine da un esposto disciplinare presentato il 5 gennaio 2026 dalla stessa Rodolà al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, nel quale sarebbero state mosse accuse gravi e circostanziate a carico dell’avvocato Talerico.
Le accuse contestate e la replica
Nell’esposto, Rodolà avrebbe sostenuto l’esistenza di un presunto utilizzo improprio di carte di credito o bancomat intestati al Consiglio per spese personali. La querela contesta tali affermazioni ritenendole totalmente false, prive di riscontri documentali e formulate – si legge nell’atto – “con piena consapevolezza della loro non veridicità”, come ritorsione dopo precedenti denunce. L’avvocato Talerico ha precisato di non aver mai utilizzato carte di credito o bancomat del Coa, né durante il periodo in cui ricopriva la carica di presidente né in epoca successiva.
Il nodo della carta di debito
La persona offesa afferma che non vi sarebbe mai stato alcun utilizzo di carte intestate al Coa, né durante il mandato né successivamente. La carta indicata nell’esposto come riconducibile al Consiglio risulterebbe invece, sempre secondo la querela, una carta di debito personale, emessa nel gennaio 2025 e intestata esclusivamente alla persona fisica. Alla denuncia sono allegati documenti bancari che – è la tesi – dimostrerebbero le falsità contestate e il pregiudizio arrecato.
L’atto depositato sostiene che le dichiarazioni avrebbero prodotto un grave pregiudizio all’onore e alla reputazione professionale, oltre a un’esposizione mediatica e istituzionale ritenuta ingiustificata perché fondata su presupposti non veritieri. La querela è composta da sei fogli ed è corredata da quindici allegati. Il fascicolo è ora al vaglio dell’Autorità giudiziaria competente, che valuterà le responsabilità penali eventualmente configurabili.
Il post sui social dell’avvocato Talerico
Sui social, l’avvocato Antonello Talerico ha confermato pubblicamente la presentazione della querela, spiegando le ragioni della propria iniziativa giudiziaria e parlando apertamente di diffamazione e calunnia. Nel post, l’ex presidente del Coa denuncia quella che definisce una vera e propria “campagna di menzogne costruite ad arte”, chiarendo di essersi visto costretto a ricorrere alle vie legali per tutelare la propria reputazione.
“Sono stato costretto a sporgere querela per diffamazione e calunnia – scrive Talerico – poiché chi ha rubato ha poi pensato di infangare chi ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente l’accaduto». L’avvocato parla di una strategia ritorsiva, che avrebbe trovato terreno fertile anche grazie al sostegno di terzi: “Una strategia vecchia e miserabile, dietro la quale si muove una piccola corte di detrattori, pronti a rilanciare notizie false e infamanti“.
Nel messaggio, Talerico ribadisce la propria posizione di trasparenza: “Chi non ha nulla da nascondere denuncia fatti gravissimi e non arretra di fronte al fango“, aggiungendo che le accuse a suo carico non sarebbero frutto di errore ma di una scelta consapevole: “Non per sbaglio, ma per calcolo“. Da qui l’annuncio di una linea di fermezza: “Difenderò il mio nome, la mia storia e la mia onorabilità in ogni sede“, conclude, sottolineando che non intende fare passi indietro di fronte a quella che definisce una offensiva diffamatoria.









