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20 Marzo 2026
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Calvario di violenza a Polistena: madre e figlia abusate per sette anni, salvate da una chiamata in vivavoce

La vicenda è emersa grazie alla denuncia ai carabinieri di un’altra figlia che ha assistito in diretta telefonica all'ennesima aggressione. L’uomo, già pregiudicato, è stato arrestato

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Un incubo che ha segnato la vita di una madre e sua figlia, entrambe vittime di violenza sessuale e maltrattamenti per ben sette anni da parte di un uomo di 35 anni con cui la ragazza conviveva.
Il tormento delle due donne, residenti a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, è stato caratterizzato da soprusi costanti da parte dell’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali legati a reati contro la persona.

La denuncia che ha fatto emergere la verità

La verità è venuta a galla grazie a una chiamata disperata della madre, che ha contattato un’altra figlia, emigrata in Lombardia. In quel momento, la figlia si è trovata ad ascoltare in vivavoce le frasi oscene e l’aggressione fisica che l’uomo stava infliggendo alla madre.
L’ascolto diretto ha permesso alla figlia di denunciare immediatamente l’episodio, avvisando i carabinieri e raccontando ogni dettaglio di quanto stava accadendo.

L’intervento dei carabinieri e le indagini

I carabinieri della Stazione di Polistena sono intervenuti rapidamente e hanno fatto luce su questa turpe vicenda. Grazie alla collaborazione delle due donne, è stato possibile ricostruire il clima di soggezione e avvilimento in cui le vittime erano costrette a vivere.
L’uomo aveva imposto un uso sistematico della violenza fisica, psicologica e morale, che aveva alterato completamente la quotidianità delle due donne. La convivente, inoltre, era costretta a ricorrere a cure psichiatriche per affrontare il trauma subito.

Il procedimento giudiziario e la custodia in carcere

Il procuratore della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti, ha contestato all’uomo diversi reati: maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori nei confronti dell’ex convivente e della madre di quest’ultima.
Per l’uomo è stata valutata l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, in quanto l’abitualità e la pervicacia delle sue azioni violente facevano temere il rischio di reiterazione dei reati. Il suo comportamento, infatti, era stato caratterizzato da un temperamento irascibile e violento.
La vicenda si è conclusa con l’arresto dell’uomo portato nell’istituto penitenziario di Palmi, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria. Per madre e figlia, questo segna la fine di un incubo durato cinque anni, un periodo che aveva modificato radicalmente la loro vita quotidiana, restituendo loro finalmente un barlume di serenità.

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