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12 Marzo 2026
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Caposala sfruttata per anni, l’Asp di Catanzaro condannata: 10 mila euro di arretrati per indennità negate

Lavorava e coordinava in sala operatoria dal 2016 senza ricevere quanto previsto dal contratto. Il Tribunale del lavoro dà ragione alla dipendente: riconosciute indennità, mansioni di coordinamento e diritti retributivi

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Il Tribunale del lavoro di Catanzaro ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale al pagamento di oltre 10 mila euro per indennità mai corrisposte a una caposala che per anni ha operato stabilmente in sala operatoria, svolgendo anche funzioni di coordinamento.

Il giudice ha accolto integralmente il ricorso della lavoratrice, assistita dall’avvocato Vincenzo Varano, riconoscendo che le attività svolte rientravano pienamente nelle previsioni del Contratto collettivo nazionale del comparto sanità, in particolare per quanto riguarda le indennità per particolari condizioni di lavoro.

Otto anni in sala operatoria senza le indennità previste

Dagli atti emerge un dato chiaro: dal 2016 la caposala prestava servizio in sala operatoria nell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del presidio di Soverato, senza mai ricevere le somme previste per chi lavora in contesti ad alta complessità. Non solo presenza quotidiana durante gli interventi, ma anche organizzazione dei turni, programmazione delle sedute operatorie, gestione di farmaci e presidi, coordinamento del personale e perfino la gestione delle urgenze. Una figura centrale, definita in aula come il vero perno dell’attività chirurgica, ma trattata – sul piano economico – come se quel lavoro non esistesse.

Le testimonianze smontano la difesa dell’Asp

Decisive le deposizioni rese in giudizio. Colleghi e dirigenti hanno confermato che la caposala non solo era costantemente presente in sala operatoria, ma ne garantiva il funzionamento complessivo, assumendosi responsabilità che andavano ben oltre il semplice turno assistenziale. Una ricostruzione che ha smentito in modo netto la linea difensiva dell’Azienda sanitaria, fondata anche sull’eccezione di prescrizione quinquennale, respinta dal giudice.

Diritti contrattuali ignorati, ora l’Asp paga

Il Tribunale ha riconosciuto il diritto alle indennità mensili e giornaliere previste condannando l’Asp al pagamento di 10.388,83 euro, oltre agli interessi legali, e al rimborso delle spese di giudizio. Una sentenza che mette nero su bianco una realtà diffusa: mansioni svolte, responsabilità assunte, ma retribuzioni mai adeguate.

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