4 Settembre 2026
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Cinquanta euro per aggredire il dirigente comunale a Vibo-Pizzo: l’agguato ricostruito dal gip e i presunti autori (NOMI)

Il movente individuato dagli investigatori della Squadra Mobile sarebbe legato a un immobile abusivo di Longobardi, utilizzato come officina e interessato da una procedura di demolizione o acquisizione al patrimonio comunale

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Lo avrebbe aspettato per oltre mezz’ora lungo la strada che conduce alla stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo. Poi, appena lo ha visto scendere dalla sua automobile, lo avrebbe raggiunto alle spalle e colpito con un bastone tra la nuca e le scapole. Un’aggressione rapida, preparata e finalizzata, secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, a fermare il dirigente del settore Urbanistica del Comune di Vibo Valentia Andrea Nocita. A distanza di quattro mesi dall’agguato, gli investigatori ritengono di avere chiuso il cerchio sui suoi presunti autori. Sono Michele Fazio e Roberto Pirrone, entrambi vibonesi. Il primo ha 41 anni e vive a Longobardi (frazione di Vbo), il secondo ha 36 anni è ed di Briatico. Secondo le ipotesi accusatorie, Fazio avrebbe avuto il ruolo di istigatore, Pirrone quello di esecutore materiale.

Il movente sarebbe legato a un immobile abusivo di Longobardi, utilizzato come officina e interessato da una procedura di demolizione o acquisizione al patrimonio comunale. La ricostruzione della Mobile è stata recepita dal giudice per le indagini preliminari di Vibo Valentia Alessio Maccarrone, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per Fazio e gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per Pirrone. Si tratta, naturalmente, di una valutazione formulata nella fase cautelare. Le contestazioni dovranno essere verificate nel contraddittorio tra accusa e difesa e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

L’agguato alla stazione di Vibo-Pizzo

Sono le 13:30 del 29 aprile 2026 quando le telecamere inquadrano l’automobile utilizzata da Andrea Nocita mentre raggiunge la stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo. Poco distante c’è un uomo arrivato oltre mezz’ora prima a bordo di uno scooter nero. Il dirigente parcheggia lungo una strada in discesa, parzialmente sterrata, e prosegue a piedi verso i binari. Alle 13:31, secondo la sequenza ricostruita dalla Polizia, l’uomo lo raggiunge alle spalle. Nocita sente gridare “Bastardo, porco” e viene colpito con un corpo contundente tra la nuca e le scapole. Nel tentativo di proteggersi solleva il braccio sinistro, che viene colpito violentemente all’altezza del polso. Riesce comunque ad allontanarsi e a mettersi in contatto con il comandante della Polizia locale. L’aggressore recupera il bastone, sale sullo scooter e fugge contromano. Il referto sanitario documenta un trauma contusivo al polso sinistro e una contusione del rachide dorsale, con una prognosi di quindici giorni. Durante l’aggressione viene anche danneggiato l’orologio del dirigente.

Chi sono Michele Fazio e Roberto Pirrone

Michele Fazio, nato a Vibo Valentia il 25 febbraio 1985 e residente nella frazione Longobardi, è il titolare dell’attività di officina esercitata nel fabbricato finito al centro del procedimento amministrativo seguito da Nocita. Per il gip sarebbe stato il concorrente morale e istigatore dell’aggressione. L’obiettivo attribuitogli dagli inquirenti era impedire che il dirigente comunale portasse avanti gli atti destinati a condurre alla demolizione o all’acquisizione pubblica dell’immobile. Roberto Pirrone, nato a Vibo Valentia il 27 dicembre 1992, residente nella stessa città e indicato negli atti come marittimo professionale, sarebbe invece l’uomo arrivato alla stazione sullo scooter e ripreso dalle telecamere mentre colpiva Nocita. Pirrone, sottolinea il giudice, è incensurato e privo di precedenti di polizia. Una condizione che, insieme alla diversa posizione personale, ha contribuito alla scelta degli arresti domiciliari al posto del carcere.

Il movente individuato dalla Squadra Mobile

L’aggressione non sarebbe maturata per una lite estemporanea. Il presunto movente viene individuato dagli investigatori nell’attività svolta da Nocita su un fabbricato abusivo situato lungo la Statale 182, in località Longobardi, nella disponibilità della famiglia Fazio e utilizzato come officina. L’immobile era interessato da una sentenza definitiva e da una procedura amministrativa rimasta ancora aperta. Nell’ottobre del 2025 un tecnico incaricato dal Comune, accompagnato da agenti della Polizia locale, aveva tentato di accedere alla proprietà per compiere i rilievi necessari. Il sopralluogo, però, non era stato portato a termine a causa dell’opposizione incontrata sul posto.

Secondo il gip, Fazio e Pirrone avrebbero agito per “costringerlo a interrompere l’attività connessa alla demolizione ovvero all’acquisizione al patrimonio pubblico dell’officina del Fazio”. Il profitto ipotizzato consisterebbe nel mantenimento della disponibilità del fabbricato e nella possibilità di continuare a esercitare al suo interno l’attività economica. Il danno per il Comune sarebbe invece rappresentato dalla mancata acquisizione del bene. Nocita, nonostante l’aggressione, non avrebbe rinunciato a proseguire il procedimento. Per questa ragione la presunta costrizione non avrebbe raggiunto il proprio scopo e il giudice ha ritenuto sussistenti, allo stato degli atti, i gravi indizi relativi alla tentata estorsione aggravata e alla violenza o minaccia a pubblico ufficiale.

Lo scooter ripreso dalle telecamere

La prima svolta investigativa arriva dalle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza della stazione e di un’attività commerciale della zona. Le telecamere riprendono l’arrivo dell’aggressore alle 12:57:59, l’automobile della vittima alle 13:30:03 e, un minuto dopo, l’azione violenta. La fuga contromano consente agli investigatori di riprendere la targa dello scooter. Si tratta di un Piaggio M28 Var 5 la cui targa, secondo la Polizia, sarebbe stata modificata utilizzando nastro adesivo e praticando alcuni segni sulla superficie. Il mezzo era stato affidato a un rivenditore e il 23 aprile 2026, sei giorni prima dell’aggressione, era stato portato nell’officina di Michele Fazio per alcuni interventi. Durante il successivo sopralluogo, la Polizia lo ritrova proprio all’interno del fabbricato di Longobardi. Rispetto allo scooter immortalato il 29 aprile, il mezzo presenta però alcuni particolari differenti: un bauletto, uno specchietto sul lato sinistro e un portatarga con fondo rosso e la scritta bianca “Moto Store”. Per il gip non si tratterebbe di modifiche casuali. Il giudice parla di “grossolani e maldestri interventi finalizzati a depistare le indagini” e definisce “inverosimili” le spiegazioni fornite sulla collocazione del motorino nell’officina.

I tabulati e quei tredici minuti senza telefonate

Una volta individuato Roberto Pirrone come possibile esecutore, la Squadra Mobile ha analizzato i suoi rapporti con Michele Fazio. I tabulati avrebbero evidenziato una circostanza ritenuta particolarmente significativa: in un periodo compreso tra giugno 2025 e giugno 2026, i contatti telefonici tra i due sarebbero concentrati proprio nella giornata dell’aggressione. Alle 12:38 Pirrone avrebbe tentato due volte di chiamare Fazio, agganciando la cella telefonica della stazione di Vibo-Pizzo. Dalle 13:28 alle 13:41, l’intervallo temporale nel quale viene consumata l’aggressione, il suo smartphone non registra attività. Alle 17 risultano ulteriori contatti telefonici tra i due indagati. Pirrone aveva raccontato agli investigatori di conoscere Fazio e di avere parlato con lui alcuni giorni prima per il possibile noleggio di un’automobile. Una ricostruzione che, secondo il giudice, non sarebbe compatibile con i dati ricavati dai tabulati.

Il riconoscimento e le scarpe bianche

Il nome di Pirrone sarebbe stato inizialmente indicato alla Polizia da una fonte confidenziale. Gli investigatori hanno quindi confrontato la sua fotografia presente negli archivi anagrafici con i fotogrammi delle telecamere. Il gip ritiene “palese” la somiglianza tra i due individui, con particolare riferimento ai tratti del viso, alla forma del naso, alla capigliatura e alla barba. Anche Nocita, pur con alcune esitazioni, avrebbe riconosciuto una somiglianza con il proprio aggressore. Nel corso della perquisizione effettuata nell’abitazione utilizzata da Pirrone, la Polizia ha inoltre trovato un paio di scarpe Nike Air Force bianche, ritenute compatibili con quelle indossate dall’uomo ripreso alla stazione.

“Ho dimenticato la barba” e il riferimento ai 50 euro

Convocato negli uffici della Questura, Pirrone ha visionato un fotogramma dell’aggressore ma ha negato di riconoscersi nell’immagine. Uscito dagli uffici e salito sulla propria automobile, avrebbe però pronunciato da solo una frase registrata dagli investigatori: “Ho dimenticato la barba”. Pochi istanti più tardi avrebbe fatto riferimento anche a una somma di denaro: “Sempre 50 euro sono… non me li hai dati più”. Il gip considera queste parole esternazioni spontanee, “naturali e istintive”, sintomatiche del coinvolgimento dell’indagato. Nelle valutazioni del giudice, il riferimento ai 50 euro pattuiti rappresenterebbe un ulteriore elemento a sostegno dell’ipotesi di un’aggressione eseguita dietro compenso.

WhatsApp, le ricerche sulle intercettazioni e il telefono lasciato in auto

Tra gli elementi raccolti dalla Mobile c’è anche una conversazione WhatsApp tra Fazio e un contatto salvato come “Perrone”, successivamente ricondotto a Roberto Pirrone. La chat era vuota perché risultava attivata la funzione dei messaggi effimeri, con la cancellazione automatica dopo sette giorni. Dopo i primi accertamenti, Fazio avrebbe inoltre effettuato su Google una ricerca per capire se il proprio telefono fosse sottoposto a intercettazione. Il giorno successivo alla convocazione in Questura, Pirrone avrebbe incontrato Fazio presso l’abitazione di quest’ultimo. Prima di entrare, però, sarebbe tornato verso la propria automobile per lasciare il cellulare nell’abitacolo. Un comportamento che, secondo il gip, sarebbe stato finalizzato a evitare la registrazione della conversazione. Il giudice attribuisce rilievo anche alle istruzioni che Pirrone avrebbe impartito ai genitori, invitandoli a negare la sua presenza a Vibo e a non riconoscerlo nel caso in cui la Polizia avesse mostrato loro una fotografia.

Perché il carcere e i domiciliari

Per il gip esiste a carico di entrambi “un consistente nonché quantomai attuale pericolo di recidiva specifica”, oltre al rischio di inquinamento probatorio. Nei confronti di Fazio, il giudice ritiene inadeguati anche gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Nell’ordinanza si afferma che deve essere esclusa la possibilità che l’autorità giudiziaria possa “riporre fiducia nella capacità di autocontrollo del predetto”, anche in considerazione del rischio che possa ostacolare la raccolta di ulteriori prove. Per questa ragione è stata applicata la custodia cautelare in carcere.

Diversa la valutazione su Pirrone, indicato come incensurato e privo di precedenti di polizia. Nei suoi confronti sono stati ritenuti adeguati gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Due misure differenti per due ruoli diversi. Al centro resta la stessa ipotesi investigativa: un dirigente pubblico sarebbe stato aggredito per impedirgli di portare avanti una procedura amministrativa prevista dalla legge.

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