24 Settembre 2026
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Cocaina nel porto di Gioia Tauro, 12 condanne nel processo contro i “doganieri infedeli”: ci sono anche due vibonesi (NOMI)

Il Tribunale di Palmi chiude il primo grado con una sola assoluzione, quella di Michele Serra. Per i due imputati vibonesi pene inferiori alle richieste della Dda. Durante le indagini sequestrate oltre quattro tonnellate di droga

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Dodici condanne e un’assoluzione. È l’esito del processo di primo grado “Tre Croci”, nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sui traffici di cocaina attraverso il porto di Gioia Tauro. Il Tribunale di Palmi ha condannato Mario Giuseppe Italo Solano di Nicotera a 18 anni di reclusione e Antonio Pititto di Mileto a 11 anni e sei mesi. Per entrambi, vibonesi, la pena è inferiore a quella chiesta dalla Procura: rispettivamente 20 e 13 anni. L’unico assolto è Michele Serra, per il quale anche il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione. La sentenza conclude il giudizio davanti al Tribunale, ma non è definitiva.

I due vibonesi e i controlli sui container

Il capitolo che riguarda Solano e Pititto è quello dei controlli portuali. Secondo la ricostruzione investigativa, Pititto era addetto allo scanner dei container; Solano prestava servizio nell’ufficio antifrode della Dogana di Gioia Tauro e aveva lavorato in precedenza nel settore degli scanner. La Dda ha sostenuto che la conoscenza delle procedure di verifica potesse agevolare chi voleva sottrarre la cocaina nascosta nei container. Era uno dei punti più delicati dell’accusa: per far uscire la droga dallo scalo, secondo gli inquirenti, occorrevano informazioni sui carichi, sui controlli e sui tempi delle operazioni.

Per Solano, difeso dall’avvocato Francesco Capria, il Tribunale ha stabilito 18 anni di carcere e 60mila euro di multa, a fronte dei 20 anni e degli 80mila euro chiesti dalla Procura. Per Pititto, assistito dall’avvocato Francesco Muzzopappa, la condanna è di 11 anni e sei mesi e 50mila euro di multa; la Dda aveva chiesto 13 anni e 42mila euro. Nei confronti di quest’ultimo è caduto il reato associativo (particolare non secondario per l’eventuale appello) e uno dei tre episodi contestati sull’importazione di sostanza stupefacente.

Le altre condanne

La pena più alta, 18 anni, è stata inflitta anche a Francesco Giovinazzo, condannato inoltre a 61mila euro di multa. Seguono Giuseppe Papalia, con 16 anni e 51mila euro, e Domenico Cutrì, con 14 anni e 50mila euro. Il Tribunale ha condannato Renato Papalia a 12 anni e 46mila euro; Pasquale Sergio a 11 anni e 45mila euro; Vincenzo Giuseppe Albanese a 10 anni e 45mila euro; Filippo Strano a 9 anni e sei mesi e 42mila euro; Damiano Rosarno a 9 anni e sei mesi e 40mila euro; Francesco Gullace e Michele Silvano Mazzeo a 9 anni e 39mila euro ciascuno. Le dodici multe indicate nel resoconto della sentenza ammontano complessivamente a 568mila euro.

L’inchiesta sulle quattro tonnellate di cocaina

L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, aveva portato nell’ottobre 2022 all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 36 persone. Durante le investigazioni erano state sequestrate oltre quattro tonnellate di cocaina, il cui valore al dettaglio era stato stimato dagli inquirenti in circa 800 milioni di euro. Secondo l’accusa, il porto di Gioia Tauro costituiva la base logistica di un’organizzazione impegnata nell’importazione della droga dal Sudamerica. Il processo celebrato a Palmi ha riguardato il segmento dell’inchiesta sui presunti operatori portuali e funzionari infedeli: persone che, nella prospettazione della Procura, avrebbero contribuito a individuare i container, recuperare la cocaina e superare i controlli. Le motivazioni della sentenza chiariranno quali parti di questa ricostruzione il Tribunale ha ritenuto provate e come ha valutato le singole posizioni.

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