Un’organizzazione strutturata, ramificata e capace di muovere tonnellate di droga lungo tutta la penisola, con epicentro nelle Preserre vibonesi e proiezioni operative tra Lazio, Abruzzo e Nord Italia. È questo il quadro che emerge dal maxi blitz eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro, insieme allo Scico della Guardia di Finanza, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari personali. Al centro dell’inchiesta, un’associazione dedita al narcotraffico su larga scala, aggravata dall’aver agito per favorire la cosca Maiolo, articolazione della ‘ndrangheta inserita nella cosiddetta “locale di Ariola”, attiva tra Acquaro, Arena e Dasà.
Droga in tutta Italia e base nel Vibonese
Secondo quanto ricostruito dal gip del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, il gruppo operava stabilmente almeno dal 2015, con una struttura gerarchica ben definita e una rete logistica estesa su più regioni. L’organizzazione si occupava di importazione, trasporto, stoccaggio e vendita di ingenti quantitativi di stupefacenti, prevalentemente marijuana, ma anche cocaina e hashish, con piazze di spaccio distribuite su tutto il territorio nazionale. Elemento distintivo del sodalizio era l’uso di strumenti di comunicazione criptati, finalizzati a eludere le indagini.
Il vertice: Angelo Maiolo “capo e finanziatore”
Al vertice dell’organizzazione viene indicato Angelo Maiolo, 42 anni, residente a Montesilvano, ma originario dell’entroterra vibonese, ritenuto dagli inquirenti promotore, organizzatore e finanziatore del gruppo. Secondo l’accusa, anche durante la detenzione avrebbe mantenuto il controllo del traffico, impartendo direttive, scegliendo fornitori e stabilendo i prezzi di vendita della droga, trattenendo una quota dei proventi.
Con lui, nel ruolo di organizzatori, sono finiti in manette Francesco Maiolo, 42 anni, nato a Vibo Valentia ma residente a Brandizzo (TO); Nicola Antonio Papaleo, 66 anni, nato a Rosarno ma residente a Monasterace; Ciro Trezzi, 43 anni, nato a Magenta (MI) e residente a Montesilvano; Francesco Carè, 51 anni, nato a Vibo Valentia e residente a Fabrizia; Antonio Maiolo, 33 anni, nato a Soriano Calabro e residente a Stefanaconi (VV); Gaetano Montera, 28 anni, nato a Soriano Calabro e residente ad Acquaro; e Domenico Fusca, 44 anni, nato a Vibo Valentia e residente a Dasà.
I fornitori e la rete nazionale
Nel ruolo di fornitori di ingenti quantitativi di stupefacente compaiono Stefano Terremoto, 46 anni, nato a Torino e residente nel capoluogo piemontese; Pietro Parisi, 45 anni, nato a Siderno e residente ad Alghero (provincia di Sassari); e Gianni Bello’, 79 anni, nato a Calestano (Parma), il più anziano tra gli indagati.
Con funzioni di finanziatori, coadiutori e detentori di sostanze stupefacenti sono invece chiamati a rispondere Giovanni Maiolo, 35 anni, nato a Soriano Calabro (e residente a Montesilvano (PE); Carlo Maiolo, 54 anni, nato in Germania il 7 marzo 1971 e residente a Montesilvano (PE); e Domenico Fortuna, 43 anni, nato a Vibo Valentia il 24 giugno 1982 e residente a Stefanaconi con domicilio a Siniscola, in provincia di Nuoro. Figurano nell’ordinanza anche Dritan Mici, 51 anni, nato in Albania e residente a San Salvo (Chieti), e Francesco Zoccoli, 53 anni, nato a Locri e residente a Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria).
Le ipotesi accusatorie
Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con l’aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Maiolo. Contestati anche numerosi episodi specifici di traffico, con sequestri e operazioni documentate tra il 2020 e il 2021.
Le indagini ricostruiscono una serie impressionante di operazioni: si va dalla cessione di 1 kg di cocaina a un acquirente pugliese, fino a partite ben più consistenti, come i 50 kg di marijuana gestiti tra Roma e l’Abruzzo o i 32 kg recuperati nei pressi di Nettuno. In un altro episodio, gli indagati avrebbero trattato 450 kg di marijuana destinati al mercato illegale, a conferma della dimensione industriale del traffico. Non mancano le operazioni “minori”, come cessioni da 4 kg o 10 kg, comunque indicative di un’attività continua e strutturata.
La droga veniva movimentata attraverso una rete di corrieri fidati, reclutati all’occorrenza, e trasferita tra Calabria, Lazio e Abruzzo, con basi di stoccaggio individuate soprattutto nella provincia di Pescara. Le consegne avvenivano spesso in luoghi isolati o dismessi, come nel caso del distributore abbandonato a Nettuno, utilizzato come punto di raccolta per i carichi.
L’aggravante mafiosa: il legame con la ‘ndrangheta
Secondo la Dda, tutte le attività erano funzionali a rafforzare la cosca Maiolo, inserita nella struttura della ‘ndrangheta vibonese. Un elemento che pesa come aggravante, trasformando il traffico di droga in strumento di finanziamento e consolidamento del potere mafioso sul territorio.









