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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Dalla Calabria all’Abruzzo, l’impero della droga dei Maiolo di Acquaro: un business di 10 milioni di euro (VIDEO)

L'inchiesta della Dda di Catanzaro colpisce il locale di Ariola. Tra chat criptate, corrieri e hub in Abruzzo, ricostruito un traffico da oltre 10 milioni di euro. Gli investigatori: “Clan evoluto e radicato in tutta Italia”

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È un colpo pesante quello sferrato dalla Guardia di finanza al narcotraffico calabrese. Dalle prime luci dell’alba, i militari del Comando provinciale di Catanzaro, insieme allo S.C.I.C.O., stanno eseguendo 15 misure cautelari personali su tutto il territorio nazionale, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Il quadro accusatorio è chiaro: associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, con l’aggravante di aver agevolato la ‘ndrangheta, in particolare la “locale di Ariola”, storica articolazione criminale del Vibonese.

Il bilancio dell’operazione è significativo: 12 indagati in carcere, uno ai domiciliari e due sottoposti all’obbligo di dimora. Durante le perquisizioni sono state impiegate anche unità cinofile antidroga e “cash dog”, a conferma della portata economica del sistema criminale.

Il cuore nel Vibonese, gli affari in tutta Italia

Le indagini, condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, hanno ricostruito l’esistenza di un’organizzazione strutturata e stabile, riconducibile alla ‘ndrina Maiolo di Acquaro. Il centro decisionale era nel Vibonese, ma il raggio d’azione era nazionale. Da qui il dominus del gruppo coordinava ogni fase: approvvigionamento, trasporto e distribuzione della droga.

I carichi partivano dalla Calabria e venivano smistati attraverso una rete di corrieri fidati, diretti soprattutto verso Lazio, Piemonte e Abruzzo, dove l’organizzazione aveva allestito un vero e proprio hub logistico per lo stoccaggio degli stupefacenti.

Chat criptate e tecnologia: la nuova frontiera della ‘ndrangheta

Uno degli elementi più rilevanti dell’inchiesta riguarda il livello tecnologico dell’organizzazione. Gli investigatori hanno lavorato su una complessa attività di intercettazione e analisi di smartphone criptati, riuscendo a decifrare una vasta mole di comunicazioni. Un salto di qualità che, come evidenziato in conferenza stampa dal procuratore capo Salvatore Curcio, dimostra come le cosche siano oggi perfettamente allineate alle evoluzioni tecnologiche, utilizzando sistemi di comunicazione sempre più difficili da intercettare. Una ‘ndrangheta, dunque, sempre più ibrida: tradizionale negli affari, moderna negli strumenti.

Il business: marijuana e cocaina per milioni di euro

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire numerosi episodi di traffico e detenzione di droga, con numeri impressionanti: circa 750 chilogrammi di marijuana e 11 chilogrammi di cocaina, per un valore stimato di oltre 10 milioni di euro. Il narcotraffico si conferma ancora una volta come uno dei principali canali di finanziamento delle cosche, insieme alle attività di riciclaggio, seguendo il classico schema del “follow the money” su cui si concentrano anche gli accertamenti patrimoniali.

Il ruolo del clan Maiolo: tra tradizione e affari globali

L’inchiesta restituisce la fotografia di una cosca storicamente radicata ma capace di espandersi ben oltre i confini regionali. Il clan Maiolo, legato al locale di Ariola, emerge come una struttura capace di: gestire traffici su larga scala, creare ramificazioni in diverse regioni italiane, organizzare logistiche complesse per lo stoccaggio e la distribuzione della droga. Una realtà criminale che, pur mantenendo le proprie radici nel territorio, si muove ormai con dinamiche da impresa criminale nazionale.

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