La Corte d’Assise di Como ha condannato all’ergastolo Giuseppe Calabrò, detto “U Dutturicchiu”, per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, avvenuti mezzo secolo fa. Una sentenza che chiude uno dei capitoli più oscuri della cronaca italiana degli anni Settanta.
L’intervista a Klaus Davi: “Non sono un rapitore”
Poco più di un anno fa, nel dicembre 2024, Calabrò aveva rilasciato una lunga intervista a Klaus Davi, nella quale aveva respinto ogni accusa. “Non c’entro assolutamente nulla con il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti”, affermò, definendo il processo “una cosa che non si doveva fare”.
Nel corso del colloquio, l’imputato si era descritto come estraneo a qualsiasi ruolo criminale: “Non sono un boss e non sono un rapitore. Voglio essere dimenticato”, disse, rivendicando una vita lontana da ambienti criminali.
Le risposte sull’inchiesta Doppia Curva
Incalzato da Klaus Davi anche sui presunti collegamenti con l’inchiesta Doppia Curva e con ambienti ultras, Calabrò aveva negato ogni contatto. “Non ho mai conosciuto Luca Lucci, non sono mai andato allo stadio e non sono tifoso di nessuna squadra”, aveva dichiarato, definendo il proprio coinvolgimento “una speculazione”.
Aveva inoltre escluso rapporti con altri nomi citati nelle indagini: “Non so chi siano Vincenzo Senese o Mimmo Vottari”, ribadendo di essere, a suo dire, “un pensionato contadino”.









