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2 Aprile 2026
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Decollatura, dieci anni di conti in bilico e un dissesto scritto nei documenti: la Procura della Corte dei conti svela il retroscena

Avanzi fittizi, fondi sottostimati, piani di rientro mai attuati: il ricorso della Procura contabile calabrese ricostruisce, carte alla mano, come il fallimento finanziario del Comune sia stato annunciato deliberazione dopo deliberazione

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Centoquattro pagine di atti giudiziari, anni di indagini delegate alla Guardia di Finanza di Catanzaro, deliberazioni della Sezione regionale di controllo e relazioni degli organi di revisione passate al setaccio una per una. Il ricorso sanzionatorio depositato il 6 marzo 2026 dalla Procura regionale della Corte dei conti della Calabria non è soltanto l’epilogo formale di un procedimento contabile: è la radiografia di un dissesto che, secondo la ricostruzione accusatoria, non è arrivato all’improvviso ma si è consumato deliberazione dopo deliberazione, esercizio dopo esercizio, in un progressivo e documentato deterioramento dei conti pubblici del Comune di Decollatura.

Le carte dicono che i segnali c’erano, e che erano inequivocabili. Li avevano messi nero su bianco i revisori dei conti nei loro pareri, li aveva rilevati la Sezione regionale di controllo con la deliberazione n. 171/2020, li avevano denunciati persino le minoranze consiliari nelle sedute di approvazione dei rendiconti. Eppure, secondo la Procura, “la totale assenza di qualsivoglia intervento correttivo” avrebbe trasformato un dissesto evitabile in un dissesto inevitabile. È su questo scarto — tra ciò che si sapeva e ciò che si fece — che si costruisce l’impianto accusatorio nei confronti di nove soggetti tra ex amministratori e revisori, chiamati ora a rispondere davanti al giudice monocratico della Corte dei conti.

Il punto di non ritorno: il riaccertamento straordinario del 2015

Nelle carte della Procura, il momento in cui il destino finanziario di Decollatura si sarebbe irrimediabilmente compromesso ha una data precisa: maggio-giugno 2015. È in quei mesi che l’ente era chiamato a fare i conti con la riforma della contabilità armonizzata introdotta dal d.lgs. n. 118/2011, che imponeva una «pulizia» dei bilanci attraverso il riaccertamento straordinario dei residui. Fu invece, secondo la Procura, l’occasione in cui si consumò “una grave alterazione della realtà finanziaria”. Con la deliberazione di Giunta n. 57 del 19 maggio 2015, prima, e con la successiva rettifica n. 59 del 3 giugno 2015, poi, l’amministrazione allora guidata dal sindaco Anna Maria Cardamone rideterminava il disavanzo tecnico risultante al 1° gennaio 2015. Il risultato ufficiale: un disavanzo di 280.614,65 euro, da ripianare in venticinque anni con rate annuali di poco più di novemila euro.

Ma non finisce qui. Con una mossa che il ricorso definisce “priva di fondamento normativo”, l’amministrazione decurtava immediatamente 47.000 euro da quella cifra, sostenendo si trattasse di un avanzo disponibile. L’istruttoria ha invece accertato che quella somma era composta da proventi di permessi a costruire (22.000 euro) e spese in conto capitale (25.000 euro), entrambe vincolate per legge a destinazioni specifiche e non utilizzabili per ripianare disavanzi correnti. Il disavanzo esposto scendeva così artificiosamente a 233.614,65 euro, alterando — sempre secondo la Procura — la veridicità dell’intero piano di ammortamento. La Sezione regionale di controllo, nella deliberazione n. 171/2020, avrebbe censurato duramente questa condotta, parlando di “anomala discrepanza” che “denota incertezze e approssimazione da parte dell’Ente nella fase di ricognizione della massa passiva”.

Il buco che cresceva: la sottostima del fondo crediti

Parallelamente al riaccertamento, le carte giudiziarie documentano un altro meccanismo che avrebbe contribuito a mascherare la reale situazione finanziaria dell’ente: la sistematica sottostima del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE), lo strumento contabile introdotto dalla riforma per accantonare risorse a fronte di crediti di difficile riscossione.

I dati rielaborati dalla Sezione di controllo per il quadriennio 2015-2018 fotografano uno scarto costante e significativo tra quanto accantonato dall’ente e quanto sarebbe stato necessario accantonare: nel 2015: accantonati 416.463,44 euro contro i 557.121,11 necessari (-140.657,67 euro); nel 2016: accantonati 450.677,61 euro contro i 589.442,30 necessari (-138.764,69 euro); nel 2017: accantonati 592.770,69 euro contro i 684.221,45 necessari (-91.450,76 euro); nel 2018: accantonati 615.435,22 euro contro i 715.951,29 necessari (-100.516,01 euro).

La sottostima complessiva nel quadriennio ammonta a 471.389,13 euro. Non si tratta di un errore tecnico marginale: secondo la Procura, questo scarto ha prodotto “un effetto migliorativo fittizio sulla parte disponibile del risultato di amministrazione”, nascondendo l’incapacità dell’ente di riscuotere i propri crediti — in particolare quelli relativi al servizio idrico e ai tributi locali — e gonfiando artificiosamente i saldi di bilancio.

Il Piano di Riequilibrio che non reggeva

Nel 2018, con il Comune già commissariato, veniva approvato il Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale (PRFP): uno strumento straordinario che avrebbe dovuto consentire il risanamento dell’ente in quattro anni, tra il 2018 e il 2021, attraverso l’aumento delle aliquote fiscali e la riduzione della spesa. La massa passiva complessiva da ripianare era quantificata in 760.007,68 euro. Il piano, tuttavia, nasceva già — secondo la ricostruzione accusatoria — su basi fragili. La Commissione per la stabilità finanziaria del Ministero dell’Interno concludeva il 29 ottobre 2019 che il documento “non era in linea con i contenuti richiesti dalle disposizioni normative di riferimento”. La Sezione di controllo della Corte dei conti, con la deliberazione n. 171/2020, ne dichiarava l’inattendibilità. Le Sezioni Riunite, con sentenza n. 3/2021/EL, ne certificavano definitivamente il fallimento, accertando “il conseguente obbligo del Comune di Decollatura di dichiarare il dissesto”.

Le cifre raccontano perché. La capacità di riscossione complessiva dell’ente era crollata «dal 72,28% del 2017 al 42,98% del 2018». L’IMU, che avrebbe dovuto essere la principale leva di risanamento, veniva riscossa solo al 59,93% dell’accertato. L’addizionale IRPEF addirittura al 27,21%. Per il recupero dell’evasione tributaria, nel 2018 “la riscossione in conto competenza risultava insignificante”. L’accumulo di residui attivi — crediti non riscossi — era esploso da circa 771.978 euro a fine 2017 a 2.565.889 euro a fine 2018: un incremento del 232% in un solo anno.

La paralisi organizzativa e le responsabilità contestate

A rendere ancora più critica la situazione, secondo le carte, contribuiva una paralisi organizzativa di fatto: le figure apicali dell’ente — responsabile finanziario, amministrativo e tecnico — erano tutte vacanti. Il sindaco Angela Brigante, subentrata alla guida del Comune nel giugno 2018, aveva assunto personalmente la responsabilità di quei settori, “senza tuttavia possedere le competenze tecniche per gestire una crisi di tale portata”, come si legge nella relazione dell’organo di revisione sulle cause del dissesto citata nel ricorso. La conseguenza era stata, sempre secondo gli atti, di “non essere in grado né di garantire una spedita esecuzione del programma del PRFP e né la gestione ordinaria”.

La Procura contesta alle singole posizioni condotte che vanno dall’adozione di delibere con decurtazioni “prive di fondamento normativo”, all’approvazione di rendiconti “contro il parere sfavorevole dell’organo di revisione”, fino all’omesso riconoscimento dei debiti fuori bilancio e alla mancata adozione di misure correttive a fronte dei rilievi della magistratura contabile. Per i due revisori dei conti — Concetta Teramo e Annunziato Nastasi — l’accusa è di aver esercitato “una vigilanza meramente formale e non incisiva, incapace di rilevare macroscopiche irregolarità contabili”.

L’elemento psicologico individuato dalla Procura oscilla tra il dolo eventuale — contestato alla principale figura politica dell’epoca, con “piena rappresentazione dell’illegittimità degli atti” — e la colpa grave, intesa come “negligenza inescusabile” nell’ignorare segnali di allarme reiterati e documentati.

Le sanzioni richieste

Sul piano sanzionatorio, la Procura chiede l’irrogazione di sanzioni pecuniarie commisurate a multipli della retribuzione mensile lorda percepita al momento delle violazioni. L’importo complessivo richiesto ammonta a 94.800,55 euro, così ripartito: Anna Maria Cardamone 39.044,20 euro; Angela Brigante: 29.283,15 euro; Angelo Gigliotti, Teresa Gigliotti, Rossana Pascuzzi, Ivan Gallo 2.928,30 euro ciascuno; Concetta Teramo e Annunziato Nastasi 7.380,00 euro ciascuno.

Oltre alle sanzioni pecuniarie, la Procura chiede di accertare i presupposti per l’applicazione delle sanzioni interdittive che comportano il divieto per dieci anni di ricoprire incarichi di assessore, di revisore dei conti o di organo di vertice nelle amministrazioni pubbliche.

Il 29 aprile la parola al giudice

L’udienza camerale fissata per il 29 aprile 2026 dinanzi al giudice monocratico Guido Tarantelli sarà il primo banco di prova dell’impianto accusatorio. I nove convenuti hanno piena facoltà di difendersi, produrre memorie e documenti, e contestare la ricostruzione della Procura in ogni suo aspetto. Fino alla pronuncia del giudice, le loro posizioni rimangono quelle di soggetti chiamati a rispondere davanti all’autorità giudiziaria contabile, senza che sia stata accertata alcuna responsabilità in via definitiva.

Quello che è certo, e che le carte documentano con precisione, è che il dissesto finanziario del Comune di Decollatura è stato formalmente dichiarato il 19 marzo 2021, con una deliberazione che attestava l’impossibilità dell’ente di far fronte ai propri debiti con le modalità ordinarie. Un epilogo che la Procura regionale della Corte dei conti ritiene il risultato non di una crisi improvvisa, ma di “una gestione contabile deficitaria divenuta manifesta a partire dall’esercizio 2015”: dieci anni di segnali ignorati, conti aggiustati e opportunità di risanamento mancate.

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