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17 Aprile 2026
17 Aprile 2026
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Emergenza idrica a Belvedere Spinello: sequestrati gli impianti comunali e emessi tre avvisi di garanzia

Sotto inchiesta l'attuale Sindaco, il predecessore e il Responsabile dell'Ufficio Tecnico. L'accusa: immessa nella rete cittadina acqua non potabile prelevata dal fiume Neto senza adeguati trattamenti.

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Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dall’Autorità Giudiziaria cittadina. L’operazione ha interessato i punti nevralgici del sistema idrico di Belvedere di Spinello: un pozzo situato nei pressi del fiume Neto, una pompa di sollevamento, una vasca di raccolta e diversi tratti della condotta di distribuzione.

Contestualmente, sono stati notificati avvisi di garanzia a tre figure chiave dell’amministrazione locale: l’attuale Sindaco, l’ex Primo Cittadino e il Responsabile dell’Area Tecnica. L’inchiesta, coordinata dal Procuratore della Repubblica Domenico Guarascio, ipotizza reati che vanno dall’omissione di atti d’ufficio ai delitti colposi contro la salute pubblica, con l’aggravante della continuazione.

Il “sistema di miscelazione” illecito

Secondo il quadro delineato dagli inquirenti, che resta allo stato degli atti e salvo la presunzione di innocenza, il centro abitato sarebbe stato alimentato per anni da un sistema strutturalmente compromesso. Le indagini hanno evidenziato un meccanismo definito “illecito”: Captazione: l’acqua veniva prelevata da un pozzo nell’area del Neto, originariamente non destinato all’uso umano. Trasporto: mediante pompe di sollevamento, il liquido veniva convogliato in località Barretta e successivamente rilanciato nel serbatoio “Capoluogo” di Montecastello. Miscelazione: nel serbatoio, l’acqua del pozzo (priva di processi di potabilizzazione conformi) si univa a quella fornita dal gestore regionale, finendo indistintamente nei rubinetti di tutta la popolazione.

    I riscontri sanitari: batteri ed Escherichia coli

    Le contestazioni poggiano sui rilievi tecnici effettuati da ARPACAL e ASP. Le analisi hanno confermato ripetuti superamenti dei limiti di legge per parametri chimici (cloruri, sodio e torbidità) e, dato ancora più allarmante, la presenza di criticità microbiologiche come batteri coliformi ed Escherichia coli.

    L’accusa punta il dito sulla gestione di tali emergenze: una prima ordinanza di divieto d’uso, emessa a settembre 2024, sarebbe stata revocata senza che i parametri fossero realmente rientrati nella norma. Inoltre, l’installazione di una pompa dosatrice di cloro è stata giudicata dagli inquirenti un intervento puramente “di facciata”, in quanto privo di sistemi automatizzati di filtraggio e monitoraggio. Durante i sopralluoghi, i militari hanno persino riscontrato la mancanza di cloro nel sistema di dosaggio e una generale assenza di controlli nei locali tecnici.

    Le responsabilità contestate

    Agli indagati, nelle rispettive qualità di autorità sanitarie locali e responsabili tecnici, viene contestato di non aver impedito l’immissione di acqua non idonea nel circuito cittadino, nonostante i ripetuti segnali d’allarme e le comunicazioni ufficiali degli enti sanitari. Per i sindaci coinvolti, la posizione è aggravata dalla violazione dei doveri inerenti alla funzione di garanti della salute pubblica.

    Il sequestro odierno mira a interrompere definitivamente il potenziale pericolo per la cittadinanza, impedendo l’uso di infrastrutture ritenute funzionali al mantenimento di un sistema di approvvigionamento giudicato insalubre.

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