Si chiude con una sentenza di proscioglimento il procedimento a carico di Alessandro Nicolò, 65 anni, ex vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. Il Giudice per l’udienza preliminare di Reggio Calabria, Andrea Iacovelli, ha disposto il “non doversi procedere” in merito all’accusa di scambio politico-mafioso. Secondo l’ipotesi accusatoria, Nicolò avrebbe beneficiato di una promessa di voti per le elezioni regionali del 2020 in cambio di favori a esponenti della criminalità organizzata.
Il Gup ha tuttavia riscontrato la sussistenza del “bis in idem” (il principio giuridico che vieta di giudicare due volte un soggetto per lo stesso fatto): la nuova contestazione della Procura Distrettuale Antimafia è stata infatti considerata già assorbita dalla precedente e nota indagine “Libro Nero”, per la quale Nicolò è attualmente sotto processo.
Difesa e altri proscioglimenti
L’ex esponente politico, difeso dagli avvocati Corrado Politi e Renato Milasi, vede dunque cadere questo filone d’indagine. La sentenza del Gup ha riguardato anche altri imputati coinvolti nell’inchiesta denominata “Millennium”: Claudio Colella (69 anni, di Sinopoli): disposto il “non luogo a procedere”. Francesco Nicolò (62 anni, di Reggio Calabria): disposto il “non luogo a procedere”. Per entrambi, il giudice ha stabilito l’estraneità ai fatti contestati con la formula “per non aver commesso il fatto”.
Il contesto giudiziario
Resta invece attivo il procedimento principale, scaturito dall’operazione “Libro Nero”, che mira a far luce sugli intrecci tra politica e cosche reggine. La decisione odierna chiarisce però il perimetro processuale entro cui si dovrà muovere il giudizio, evitando sovrapposizioni su fatti già oggetto di valutazione magistratuale.






