Una sentenza destinata ad avere un peso anche oltre il singolo caso e che rimette al centro un tema delicato: l’accesso alla giustizia per i cittadini non abbienti. Il Tribunale penale di Reggio Calabria, con decisione emessa il 27 marzo 2026, ha assolto un imputato accusato di falso per una dichiarazione resa nell’ambito della richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
Al centro della vicenda c’era la contestazione di aver indicato un reddito inferiore rispetto a quello risultante dai dati fiscali, omettendo – secondo l’accusa – di considerare anche il reddito di un familiare formalmente residente nella stessa abitazione.
Il caso nato dalla revoca del beneficio
Tutto era partito da una verifica che aveva portato alla revoca del gratuito patrocinio, sul presupposto che l’uomo avesse superato i limiti di reddito previsti dalla normativa.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il punto controverso riguardava proprio la posizione di un familiare che, pur risultando anagraficamente residente con l’assistito, non conviveva stabilmente con lui nella vita quotidiana.
Una distinzione solo apparentemente tecnica, ma che si è rivelata decisiva sul piano giuridico.
La linea difensiva e il nodo della convivenza effettiva
A ribaltare l’impostazione iniziale è stata la difesa portata avanti dall’avvocato Marco Ielo, che ha contestato la revoca del beneficio facendo leva sulla differenza tra coabitazione formale e convivenza effettiva.
Attraverso l’opposizione proposta ai sensi dell’articolo 99 del Dpr 115/2002, il legale ha sostenuto che il semplice dato anagrafico non fosse sufficiente, da solo, a dimostrare una reale condivisione del reddito all’interno del nucleo familiare.
Una tesi che è stata accolta dal magistrato, il quale ha annullato il provvedimento di revoca riconoscendo che la presenza della stessa residenza non equivale automaticamente a una convivenza stabile e sostanziale.
L’assoluzione nel processo penale
Quella decisione ha poi avuto un peso diretto anche nel procedimento penale parallelo, nel quale l’imputato era chiamato a rispondere dell’accusa di falso.
La difesa ha scelto il rito abbreviato condizionato, chiedendo che venisse acquisita proprio la decisione che aveva annullato la revoca del patrocinio. Su questa base, l’avvocato Ielo ha insistito sul fatto che, per valutare correttamente la situazione economica di chi richiede il beneficio, sia necessario guardare alla realtà sostanziale del nucleo familiare e non fermarsi a un dato puramente formale.
Il Tribunale di Reggio Calabria ha quindi assolto l’imputato, ritenendo che la sola risultanza anagrafica rappresenti un elemento indiziario, ma non sufficiente da sola a provare l’effettiva condivisione delle risorse economiche tra i familiari.
Una sentenza che può incidere anche su altri casi
La decisione assume rilievo perché tocca un punto particolarmente sensibile nella prassi giudiziaria: il rischio che automatismi burocratici o valutazioni esclusivamente documentali possano incidere sull’accesso a uno strumento fondamentale come il gratuito patrocinio.
Il principio riaffermato dal giudice è chiaro: per stabilire se un reddito debba essere considerato nel calcolo complessivo del nucleo familiare, non basta la residenza sulla carta, ma occorre verificare se esista davvero una convivenza stabile e concreta, accompagnata da una reale comunanza economica.
Un passaggio che potrebbe avere effetti anche in altri procedimenti simili, soprattutto in territori come la Calabria, dove il patrocinio a spese dello Stato rappresenta spesso una tutela essenziale per garantire il pieno esercizio del diritto di difesa.
L’avvocato Ielo: “Tema di forte rilievo sociale”
Al termine del procedimento, l’avvocato Marco Ielo ha espresso soddisfazione per l’esito della vicenda, sottolineando il valore della sentenza anche sotto il profilo dei principi.
Secondo il legale, casi di questo tipo dimostrano quanto sia importante una corretta interpretazione delle norme e una ricostruzione precisa della situazione economica reale dell’assistito, soprattutto quando si parla di un istituto che ha una funzione di forte rilievo sociale.
Il patrocinio a spese dello Stato, infatti, resta uno degli strumenti più rilevanti per assicurare a tutti i cittadini, anche a chi vive in condizioni economiche fragili, la possibilità di accedere pienamente alla giustizia.









