Sette nuovi magistrati ordinari in tirocinio sono stati immessi nelle loro funzioni negli uffici giudiziari di Catanzaro. Quattro andranno a rafforzare l’organico del Tribunale, tre quello della Procura della Repubblica. Un ingresso importante per gli uffici giudiziari del capoluogo, chiamati a fare i conti con i vuoti lasciati dai recenti trasferimenti e con una mole di lavoro particolarmente rilevante.
La cerimonia si è svolta a Palazzo Ferlaino davanti al collegio presieduto dalla presidente facente funzioni Francesca Garofalo, con a latere i giudici Gabriella Anna Ferraioli e Marta Pascale, e con l’assistenza dell’assistente amministrativo Giuseppina Fabiano. Per la Procura della Repubblica è intervenuta il procuratore aggiunto Giulia Pantano. Presente anche il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto.
I nuovi magistrati tra Tribunale e Procura
I nuovi magistrati destinati al Tribunale di Catanzaro sono Adriana Cusmano, che ha svolto il tirocinio a Bologna, Francesco Gregorace, proveniente dal tirocinio a Milano, Giulia Mascaro e Maria Caruso, che hanno svolto il tirocinio a Catanzaro. Alla Procura della Repubblica prendono invece servizio i nuovi sostituti procuratori Giovanna Foti, che ha svolto il tirocinio a Perugia, Agostino Fancello, proveniente dal tirocinio ad Ancona, e Davide Bergo, che ha svolto il tirocinio a Torino. In via generale, i tre nuovi pm saranno destinati a settori delicati dell’attività requirente: reati economici, fasce deboli e pubblica amministrazione.
Garofalo: “I giorni più belli per un tribunale”
L’arrivo dei nuovi magistrati è stato accolto con soddisfazione dalla presidente facente funzioni del Tribunale, Francesca Garofalo, che ha sottolineato il valore di ogni nuovo ingresso in una realtà giudiziaria complessa come quella catanzarese. “Questi sono i giorni più belli per un tribunale”, ha affermato Garofalo a margine della cerimonia, evidenziando come i giovani magistrati arrivino “sempre pieni di entusiasmo e di voglia di fare”.
La presidente ha ricordato che i nuovi assegnati resteranno in sede per almeno tre anni, contribuendo così a rafforzare gli organici in una fase in cui molti magistrati, provenienti da altre regioni, maturano legittimamente il desiderio di riavvicinarsi ai propri territori di origine. Pur rilevando che il contingente assegnato quest’anno è numericamente inferiore rispetto a precedenti occasioni, Garofalo ha ribadito che “anche uno soltanto in più è motivo di soddisfazione”, assicurando ai nuovi colleghi “la massima disponibilità” da parte degli uffici. La presidente ha inoltre espresso l’auspicio che momenti analoghi possano ripetersi sempre più frequentemente, ricordando che proprio nei giorni scorsi sono stati pubblicati gli esiti dell’ultima procedura concorsuale per la magistratura, con oltre 400 candidati ammessi alle prove orali.
Pantano ai neo magistrati: “Coltivate l’umiltà”
Particolarmente intenso l’intervento del procuratore aggiunto Giulia Pantano, che ha scelto di rivolgersi ai nuovi magistrati soffermandosi soprattutto sui valori che devono accompagnare l’esercizio della funzione giudiziaria. “La qualità che vi invito a coltivare è l’umiltà”, ha affermato Pantano, mettendo in guardia i neo magistrati dal rischio di confondere l’autorità della funzione con la propria persona. “Il potere che vi viene delegato è immenso e richiede un costante monitoraggio di sé stessi. Dietro ogni fascicolo non ci sono soltanto questioni giuridiche, ma esistenze umane, la vita delle persone, il patrimonio delle imprese, la sofferenza delle vittime”.
Un richiamo all’apertura mentale e al dubbio, ma anche al coraggio della decisione. “L’umiltà non deve trasformarsi in timidezza o, peggio, in paralisi. Il nostro lavoro si riassume nelle decisioni. Non dovete avere paura di essere impopolari, perché il magistrato non cerca consenso. E non dovete avere paura di decidere in solitudine, se le vostre decisioni saranno ancorate al rigore dello studio e alla purezza della coscienza”.
“Custodite l’indipendenza più difficile”
Pantano ha poi richiamato il tema dell’indipendenza, invitando i giovani colleghi a vigilare non soltanto sulle interferenze esterne, ma anche sui propri condizionamenti interiori. “Vi chiedo di custodire l’indipendenza più difficile: quella da voi stessi, dalle convinzioni ideologiche e dai pregiudizi. Il cittadino che entra in un’aula di giustizia deve trovare un pubblico ministero e un giudice che siano tabula rasa rispetto a qualsiasi preconcetto”.
Non è mancato il riferimento alla sobrietà dei comportamenti, più volte richiamata dal Presidente della Repubblica. “Il magistrato deve essere indipendente ma anche apparire indipendente. La nostra autorevolezza si costruisce attraverso il riserbo, la moderazione nel linguaggio e la consapevolezza della gravità del ruolo che rivestiamo”.
Particolarmente significativo anche il passaggio dedicato alla Calabria. “La toga che indosserete qui sarà un po’ più pesante”, ha detto Pantano. “La Calabria ha più sete di giustizia e quindi questa toga assume un peso specifico maggiore, perché rappresenta uno Stato che non arretra, che risponde ai bisogni dei cittadini senza rinunciare all’umanità, alle garanzie e alle regole del giusto processo”.












