Sale il livello dello scontro politico sul percorso di risanamento del servizio sanitario regionale in Calabria. All’indomani dell’approvazione del nuovo Programma operativo da parte del Consiglio dei Ministri, il Movimento 5 Stelle contesta la narrazione trionfalistica della Giunta regionale guidata da Roberto Occhiuto, ipotizzando una manovra politica orchestrata a livello centrale anziché un reale consolidamento dei conti pubblici del settore.
“Dietro i trionfalisti proclami sull’approvazione del nuovo Programma operativo e sull’imminente fine del commissariamento non c’è alcun miracolo gestionale, ma un’operazione d’apparato stretta sull’asse Roma-Catanzaro. Il sospetto, sempre più fondato è che la sanità calabrese sia diventata la moneta di scambio in un negoziato politico tutto interno alla maggioranza di centrodestra, funzionale ad accelerare il disegno dell’autonomia differenziata caro al ministro Calderoli. Un’impostazione che rischia di far pagare il conto più amaro proprio ai nostri cittadini” afferma Elisabetta Barbuto, consigliera regionale pentastellata.
Le contestazioni sui bilanci e l’azione legale presso la Corte dei Conti
Al centro dei rilievi sollevati dall’opposizione figurano presunte anomalie nella procedura amministrativa di approvazione dei bilanci e la tenuta giuridica delle delibere adottate in costanza di commissariamento. I Cinque Stelle evidenziano importanti perplessità sulla ricostruzione contabile del disavanzo cumulato negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda i bilanci d’esercizio dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria relativi al periodo compreso tra il 2013 e il 2021.
“Siamo di fronte a veri e propri cortocircuiti normativi e gestionali. Da un lato assistiamo alle delibere firmate direttamente dal Governatore in veste di assessore alla Sanità, atti che risultano palesemente viziati da illegittimità visto che la Calabria si trova tuttora sotto gestione commissariale. Dall’altro ci troviamo davanti a un’improvvisa accelerazione di Palazzo Chigi, che ha licenziato in tutta fretta un Piano operativo confezionato all’ultimo minuto. Il problema è che questo documento poggia su fondamenta del tutto fragili: una sequenza di bilanci consuntivi del passato – come quelli dell’ASP di Reggio Calabria dal 2013 al 2021, del valore di oltre 8 miliardi di euro – approvati senza documenti contabili certi, ricorrendo a ‘interviste’ e valutazioni extracontabili e ignorando l’alt del Collegio Sindacale su tali marcate irregolarità” sottolinea Barbuto.
Di fronte a questo quadro, il gruppo politico ha attivato le vie legali e di controllo istituzionale: “Insieme ai parlamentari Vittoria Baldino, Anna Laura Orrico e Riccardo Tucci e alla capogruppo regionale Elisa Scutellà, abbiamo depositato un circostanziato esposto-denuncia alla Procura della Corte dei Conti e alle Sezioni Centrali di Roma. Parallelamente, ho già protocollato un’interrogazione ad hoc in Consiglio Regionale per costringere il Presidente Occhiuto a chiarire la reale situazione finanziaria del settore”.
Il contrasto tra annunci istituzionali e servizi sul territorio
La nota dell’esponente del M5S si conclude richiamando l’attenzione sul divario tra le procedure amministrative in corso negli uffici centrali e la qualità delle prestazioni erogate nelle strutture sanitarie dislocate sul territorio regionale, dove permangono evidenti criticità organizzative.
“Mentre nelle stanze del potere si brinda a delibere approvate in extremis, nei territori la realtà quotidiana racconta tutt’altro: pronto soccorso sguarniti, liste d’attesa interminabili e la rete dell’emergenza-urgenza 118 al costante rischio paralisi. Il diritto alla salute non si baratta con le esigenze di propaganda della politica: pretenderemo trasparenza fino all’ultimo centesimo” conclude la consigliera regionale.












