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29 Maggio 2026
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Il falso invalido che non c’era. La Procura di Vibo chiede il processo, il gup lo assolve: “Il fatto non sussiste”

Accusato di avere incassato oltre 144mila euro dall’Inps senza averne diritto, viene prosciolto: decisive le indagini difensive

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Si chiude con una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Artusa, al quale erano stati sequestrati beni per 144mila euro dai carabinieri della Stazione di Zungri (Vibo Valentia) che avevano eseguito un decreto emesso dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Vibo Valentia.

L’udienza preliminare si è svolta ieri davanti al gup del Tribunale di Vibo Valentia, Luca Bertola, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura della Repubblica. Secondo l’ipotesi accusatoria, Artusa avrebbe falsamente attestato una condizione di invalidità totale e permanente, inducendo in errore l’Inps e ottenendo così pensioni e indennità assistenziali. Contestazioni formalizzate nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura.

Le investigazioni difensive ribaltano l’accusa

Determinante, tuttavia, è risultata l’attività difensiva svolta dall’avvocato Demetrio Procopio, unico difensore dell’imputato, che ha prodotto una serie di elementi finalizzati a dimostrare la reale condizione sanitaria del proprio assistito. Secondo quanto sostenuto dalla difesa, “Artusa è effettivamente affetto da gravi patologie ed è stato riconosciuto invalido al 100%, condizione che giustificava pienamente la percezione delle prestazioni assistenziali erogate dall’ente previdenziale”.

Le investigazioni difensive avrebbero inoltre evidenziato come “gli accertamenti eseguiti dai Carabinieri della Stazione di Zungri, corredati anche da riprese video, risultassero parziali e non idonei a rappresentare il quadro clinico complessivo dell’uomo, poiché non tenevano conto di tutte le patologie documentate e certificate”.

La decisione del gup

L’avvocato Procopio ha quindi depositato una dettagliata memoria difensiva, illustrando le ragioni tecniche e giuridiche a sostegno della richiesta di proscioglimento e chiedendo al giudice l’emissione di una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Al termine della camera di consiglio, il gup Luca Bertola ha accolto integralmente la tesi difensiva.

L’accusa: presunta truffa all’INPS da oltre 144 mila euro

L’inchiesta era diventata di dominio pubblico nel dicembre 2025, quando i Carabinieri avevano eseguito un sequestro preventivo per equivalente disposto dal gip del Tribunale di Vibo Valentia. Secondo l’originaria contestazione, Artusa avrebbe ottenuto e mantenuto nel tempo prestazioni assistenziali dichiarando una condizione di invalidità totale che, secondo gli investigatori, sarebbe stata incompatibile con alcuni comportamenti osservati durante attività di controllo e pedinamento. L’ipotesi accusatoria parlava di una presunta indebita percezione di somme pari a circa 144.853 euro.

La decisione del gup, però, ha completamente ribaltato l’impostazione accusatoria, escludendo la sussistenza del fatto contestato e riconoscendo la fondatezza delle argomentazioni difensive.

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