4 Luglio 2026
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Il “sistema” sugli appalti e il giro da 400mila euro a Crotone: giudizio immediato per cinque nell’inchiesta “Teorema”

L’ipotesi è quella di un presunto sistema di affidamenti pilotati e tangenti negli appalti pubblici. Il processo inizierà il 14 ottobre davanti al Tribunale in composizione collegiale

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Il procedimento legato all’inchiesta denominata “Teorema” compie un nuovo passo decisivo: il giudizio immediato è stato disposto per cinque indagati ritenuti al centro di un presunto sistema di gestione illecita degli appalti pubblici tra Provincia e Comuni del Crotonese.La decisione è stata firmata dal gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, che ha accolto la richiesta avanzata dalla Procura il 3 luglio. Secondo quanto riportato nell’atto, sussisterebbe una “evidenza della prova” nei confronti degli indagati già sottoposti a misura cautelare. Il processo è fissato per il 14 ottobre davanti al Tribunale in composizione collegiale.

Il quadro accusatorio: appalti, tangenti e presunte frodi

Al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura guidata da Domenico Guarascio, con la sostituta Rosaria Multari, ci sarebbe un presunto sistema di affidamenti diretti e gare sotto soglia gestite in modo reiterato e, secondo l’accusa, in violazione dei principi di trasparenza, rotazione e imparzialità.

Le ipotesi di reato contestate vanno dalla corruzione alla truffa aggravata ai danni dello Stato, passando per falso ideologico in atto pubblico e frode nelle pubbliche forniture. L’arco temporale contestato copre gli anni tra il 2023 e il 2025 e riguarda interventi legati soprattutto all’edilizia scolastica e a servizi tecnici affidati da enti locali del territorio.

Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza, il presunto meccanismo avrebbe generato un drenaggio di denaro pubblico stimato in circa 400mila euro, poi rientrato in circuiti societari e personali attraverso una serie di passaggi finanziari ritenuti opachi.

l ruolo della società “Sinergyplus” e i flussi di denaro

Nel centro della ricostruzione accusatoria figura la società “Sinergyplus”, che secondo gli inquirenti sarebbe stata utilizzata come snodo per la gestione dei flussi economici derivanti dagli affidamenti pubblici.

Formalmente intestata all’imprenditore Giacomo Combariati, la società sarebbe stata in realtà, secondo la Procura, riconducibile all’ex vicepresidente della Provincia Fabio Manica, indicato dagli investigatori come figura apicale del presunto sodalizio.

Il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe confluito attraverso fatture per operazioni inesistenti e successivi passaggi su conti riconducibili agli indagati, fino a essere utilizzato anche tramite strumenti di pagamento personali. Una triangolazione finanziaria che, sempre secondo l’impostazione dell’accusa, avrebbe consentito di mascherare il reale origine delle somme.

Le posizioni degli indagati e il perimetro del procedimento

Il giudizio immediato riguarda cinque persone: oltre a Fabio Manica, sono coinvolti l’imprenditore Giacomo Combariati, l’ingegnere Luca Bisceglia, l’architetta Rosaria Luchetta e l’avvocato Francesco Manica.

Le misure cautelari già disposte nei mesi precedenti hanno previsto arresti domiciliari per alcuni indagati e un divieto di dimora per altri. Nel procedimento figura anche il fratello dell’ex amministratore provinciale, indicato dagli inquirenti come consulente legale del presunto gruppo.

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, il sistema si sarebbe fondato su una rete di affidamenti diretti e rapporti fiduciari con professionisti e imprese ritenuti vicini al gruppo, con successivi ritorni economici mascherati da consulenze.

L’attività investigativa e il quadro complessivo

L’inchiesta è nata da accertamenti della Guardia di Finanza e ha portato, nei mesi precedenti, a sequestri preventivi e all’applicazione di misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria. Gli investigatori descrivono un sistema che, nel tempo, avrebbe adottato anche modalità di comunicazione più riservate, con l’uso di applicazioni di messaggistica e cautele negli incontri.

Nel procedimento restano centrali le ipotesi di associazione a delinquere, oltre alle contestazioni sui singoli episodi di affidamento e sulle presunte movimentazioni finanziarie. Gli imputati, come previsto dalla fase processuale, potranno ora scegliere tra rito abbreviato o patteggiamento.Le accuse restano allo stato ipotetico e dovranno essere sottoposte alla verifica del dibattimento.

Il collegio difensivo

Nel collegio difensivo sono presenti gli avvocati Gianluca Marino, Sabrina Rondinelli, Roberto Coscia, Vincenzo Cardone, Francesco Gambardella, Domenico Antonio Rizzuto e Pierpaolo Rivello.

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