Lo Stato italiano è venuto meno ai propri doveri di tutela della salute e della dignità umana all’interno dei circuiti carcerari, superando la soglia del trattamento inumano e degradante. La Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo ha emesso una pesante sentenza di condanna nei confronti dell’Italia per non aver fornito l’assistenza sanitaria e le terapie riabilitative adeguate a Francesco Pelle, esponente di spicco della criminalità organizzata calabrese. L’uomo, costretto su una sedia a rotelle e affetto da paraplegia agli arti inferiori, necessitava di un piano di cure specifico e continuativo che, stando ai riscontri documentali esaminati dai magistrati europei, è stato interrotto per un prolungato periodo di tempo.
Dalla strage di Natale alla disabilità in cella
Francesco Pelle, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “Ciccio Pakistan”, sta scontando una condanna definitiva alla pena dell’ergastolo in quanto ritenuto il mandante della tristemente nota strage di Natale, consumata il 24 dicembre del 2006, in cui perse la vita Maria Strangio, moglie del capoclan della fazione avversaria. La disabilità del detenuto risale a pochi mesi prima di quel drammatico fatto di sangue: il 31 luglio del 2006, Pelle rimase gravemente ferito nel corso di un agguato subìto ad Africo, nella Locride, le cui conseguenze cliniche lo hanno reso parzialmente paralizzato e dipendente dall’uso della sedia a rotelle per ogni minimo spostamento. Proprio a causa di questa patologia cronica e invalidante, la documentazione clinica allegata al ricorso evidenziava la necessità impellente di sottoporre l’ergastolano a costanti cicli di fisioterapia per evitare il progressivo e irreversibile deterioramento dell’apparato muscolo-scheletrico.
La censura di Strasburgo sull’assenza di fisioterapia
L’impianto della sentenza emessa dai giudici di Strasburgo mette sotto accusa la gestione sanitaria dell’amministrazione penitenziaria italiana in un arco temporale ben circoscritto. Nel testo della decisione viene rilevato come, a partire dal novembre del 2022, le istituzioni carcerarie abbiano completamente sospeso le sedute riabilitative, ignorando i numerosi e reiterati referti specialistici redatti dagli stessi medici interni, i quali continuavano a indicare la terapia fisica come un trattamento salvavita e indifferibile per le condizioni del recluso.
“La Corte ritiene che questo sia sufficiente per concludere che Francesco Pelle non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione”, e che “pertanto il trattamento a cui è stato sottoposto abbia superato il livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione e abbia costituito un trattamento inumano e degradante”
Il pronunciamento della Cedu, che diverrà definitivo qualora le parti non decidessero di richiedere e ottenere un formale riesame dell’intero fascicolo davanti alla Grande Camera, fissa un principio rigoroso: la legittima privazione della libertà personale non può mai tradursi in una privazione del diritto alla salute, anche dinanzi a detenuti condannati per i reati di massimo allarme sociale.








