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1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
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Intrighi e divisioni nel clan di Cirò Marina: le dichiarazioni dei pentiti Acri e Farao per eliminare Pirillo, un boss scomodo 

Il tentativo di ripristinare vecchie alleanze e l’esecuzione mafiosa decisa da Cataldo Marincola. Il gip: “Le confessioni dei collaboratori di giustizia credibili e riscontri schiaccianti”

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Dal movente dell’efferato omicidio di Vincenzo Pirillo avvenuto quasi 18 anni fa la sera del 5 agosto 2007 in un ristorante di Cirò Marina, alle divisioni interne al clan, al ruolo dei mandati e degli esecutori materiali, al progetto originario di eliminare un boss scomodo senza avvalersi delle tipiche modalità con cui la ‘ndrangheta condanna a morte il nemico. Dettagli rivelati nelle propalazioni dei pentiti Nicola Acri e Francesco Farao, in linea con quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Gaetano Aloe (LEGGI). Confessioni tutte e tre ritenute credibili dal gip Marilena Sculco che ha vergato l’ordinanza di misura cautelare in carcere nei confronti di 4 indagati su richiesta della Dda di Catanzaro (LEGGI).  

 I tentativi di creare vecchie alleanze

Acri ha fornito, durante gli interrogatori i dettagli delle fasi preparatorie, precisando le ragioni sottese al fatto di sangue in linea con il narrato di Aloe, soffermandosi inizialmente sui contrasti tra i cirotani ed i rossanesi, argomentando sul reggente della cosca Farao-Marincola Pirillo, che iniziò a “fare affari” con persone storicamente contrapposte alla consorteria facente capo ad Acri, nonché agli “zingari” di Cassano allo Jonio (famiglia Abbruzzese ndr). Nella locale cirotana, con l’arresto di Cataldo Marincola e dei fratelli Farao, Giuseppe e Silvio, si crearono delle divisioni interne, che diedero vita a due gruppi, uno in capo a Pirillo e Bruno Natale (prima di essere ucciso ndr), l’altro a Giuseppe Spagnolo. Marincola uscito dal carcere tentò di rimettere le cose in ordine, ci fu una riunione a Cirò, dove presenziarono tutti i referenti delle cosche del Crimine, Nicola Acri compreso. Poi Marincola, per dare un segnale importante alla cosca rossanese, si recò a Rossano proprio in compagnia di Pirillo, ribadendo allo stesso Nicola Acri la necessità di un ritorno ai vecchi equilibri e alle vecchie alleanze. Il pentito riferisce di aver appreso del progetto di eliminare Pirillo nell’estate del 2007, fu lo stesso Marincola a confidarglielo, ritenendolo responsabile di tutti i disaccordi avvenuti in sua assenza.

L’originario progetto di morte

Quanto alle fasi della progettazione e dell’organizzazione dell’omicidio, Acri dichiara che Marincola, dopo aver deliberato l’uccisione di Pirillo, affidò a Vito Castellano le sue disposizioni, affinchè le stesse giungessero a Giuseppe Spagnolo con l’ausilio di Palmiro Salvatore Siena. Il collaboratore riferisce inoltre che Marincola decise la condanna a morte di Pirillo per mano di Giuseppe Spagnolo, insieme a Martino Cariati e Gaetano Aloe, sottolineando le esitazioni di Spagnolo e l’irritazione di Marincola, che chiedeva allo stesso Acri l’eventuale disponibilità ad uccidere Pirillo. L’ulteriore circostanza in linea con quanto riferito da Aloe attiene all’originario progetto omicidiario di avvelenare Pirillo a casa di Cariati, in quel periodo ai domiciliari e sarebbe stato lo stesso Marincola ad optare, successivamente, per un omicidio in perfetto stile mafioso nelle forme dell’agguato.Quanto ai componenti del commando, il collaboratore precisa che uno di loro era Gaetano Aloe per  come  appreso  da Marincola. 

Il malcontento generale

Ulteriori dichiarazioni corrispondenti al narrato di Aloe sono quelle rese da Francesco Farao, figlio del noto boss Giuseppe Farao, capo dell’omonima consorteria. Lui confessa alla Dda di Catanzaro di aver conosciuto molto bene Pirillo, suo padrino di cresima, soffermandosi sul ruolo di quest’ultimo all’interno della criminalità organizzata cirotana e sul malcontento generale, da parte dei vari associati, durante la sua reggenza: Pirillo fu accusato di un’inappropriata gestione del patrimonio della cosca, che non teneva in considerazione le necessità dei familiari dei sodali in stato di detenzione. Le dichiarazioni rese da Farao, Acri e Aloe, riscontrate e attendibili per il giudice per le indagini preliminari, sono state confermate nel processo celebratosi dinanzi alla Corte di Assise di Catanzaro, conclusosi con la condanna all’ergastolo di Cataldo Marincola, definito il mandante dell’omicidio Pirillo.  

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