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1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
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Calabresi nel mondo i giudici di Catanzaro: “L’ex deputato Galati non può essere prosciolto nel merito dal peculato”

Il Tribunale collegiale spiega le ragioni del verdetto sentenziato l'11 febbraio scorso, giorno in cui il vice presidente di Noi Moderati è stato anche assolto da altre due accuse

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Non sussistono le condizioni per un proscioglimento nel merito sul peculato, non emerge dagli atti del processo la prova che il fatto non sussiste o che non costituisce reato o, ancora, che l’imputato non lo ha commesso”. Il tribunale collegiale di Catanzaro, presidente Elisa Fabio, a latere Alessandro Tannoia e Marta Pasquale spiega le ragioni della sentenza, con cui l’11 febbraio scorso ha scagionato dalle accuse l’ex deputato di Forza Italia Pino Galati, oggi vice presidente nazionale di Noi Moderati, finito nell’inchiesta sulla presunta distrazione di fondi comunitari all’interno della Fondazione Calabresi nel Mondo, ex ente in house della Regione Calabria. Assolto dai giudici per indebita destinazione di denaro o cose mobili con formula ampia “perché il fatto non sussiste, assolto dall’accusa di abuso di ufficio “perché il fatto non è più previsto dalle legge come reato”, ma con un verdetto di prescrizione per peculato: “l’istruttoria dibattimentale non ha reso la richiesta evidenza di non colpevolezza” (LEGGI).

Emolumenti non dovuti

Ma andiamo per gradi. Secondo le ipotesi accusatorie l’ex vertice della Fondazione Galati, in concorso con Giuseppe Antonio Bianco, dirigente regionale del settore segreteria di Giunta, oltre che segretario generale della Fondazione Calabresi nel Mondo, già condannato in via definitiva, si sarebbe appropriato di fondi pubblici destinati a progetti commissionati dalla Regione Calabria alla Fondazione Calabresi nel Mondo, fondi dei quali Galati avrebbe avuto la disponibilità per ragioni d’ufficio. Punto nevralgico dell’accusa, la ricezione di emolumenti in relazione alla carica di presidente, violando Statuto e normativa del Vademecum per l’ammissibilità della spesa al F.S.E. P.O.R. 2007/2013. Entrambi avrebbero agito in spregio al conflitto di interessi tra la Regione (datore di lavoro ed ente controllante) e la Fondazione (in house controllata), cooperando per modificare il regolamento organizzativo interno della Fondazione. 

“Regolamento modificato irregolarmente”

Galati avrebbe adottato un nuovo regolamento organizzativo interno, eliminando il divieto di remunerazione per il presidente che ricopre contestualmente cariche parlamentari, confermando, al contempo, la remunerazione per il segretario Bianco. Un reato prescritto già a far data dal 21 ottobre 2025, ma con delle precisazioni da fare.  “E’ assolutamente pacifico che per la presidenza della Fondazione Calabresi nel Mondo non fosse previsto alcun compenso o indennità e laddove si ritenesse provata la regolarità della procedura di modifica” (e quindi la legittimità della destinazione dei fondi pubblici europei per remunerare Galati e Bianco), deve evidenziarsi, che ci si trova davanti all’attuazione di progetti votati al conseguimento di finalità pubbliche e all’utilizzo di fondi europei, per i quali “Galati e Bianco sottoscrivevano appositi contratti di incarico”, incarichi rispetto ai quali, per i giudici “non emergono in capo all’imputato specifiche competenze tecniche coerenti con i progetti da realizzare e tali da giustificare l’attribuzione dell’incarico, in violazione di una norma del Vademecum per l’ammissibilità della spesa al F.S.E. P.O.R. 2007/2013.  

Dagli atti emerge una comunanza di interessi tra Bianco e Galati, valutabile, per i giudici, anche dai riscontri delle parentele dei collaboratori assunti e dall’adozione da parte di Galati di un regolamento interno provvisorio della durata di oltre un anno, “durata particolarmente inusuale”. Un regolamento che autorizzava un compenso per il presidente e un’indennità di posizione per il segretario, non dovuto, senza peraltro trasmettere i dovuti atti alla Giunta regionale.

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