21 Ottobre 2026
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‘Ndrangheta, la banca occulta della mafia: milioni riciclati tra criptovalute e fatture false: arrestato anche un finanziere

Avrebbe ricevuto 3mila euro per fornire informazioni fiscali riservate. Nell'ordinanza emergono flussi milionari, società cartiere, riciclaggio internazionale e un fondo destinato, secondo le accuse, a detenuti di 'ndrangheta e mafia foggiana

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Un circuito finanziario clandestino, capace di muovere denaro contante, utilizzare criptovalute, alimentare società fittizie e trasferire capitali oltre confine. È il quadro delineato dalla maxi-inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Milano e Monza, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha portato alla luce una presunta “banca occulta” utilizzata per gestire capitali riconducibili, secondo l’ipotesi investigativa, a diversi ambienti criminali. L’ordinanza firmata dal gip Luca Milani ricostruisce nel dettaglio il meccanismo contestato agli indagati, attraverso quasi novanta capi di imputazione. Al centro dell’indagine ci sarebbe una struttura articolata, in grado di combinare raccolta di contanti, movimentazioni finanziarie internazionali, fatturazioni false e riciclaggio, offrendo un servizio bancario illegale dietro il pagamento di commissioni. Tra gli arrestati figura anche un ispettore della Guardia di Finanza, per il quale è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. Un elemento che aggiunge un ulteriore profilo di gravità alla vicenda, secondo la ricostruzione accusatoria.

Tremila euro per informazioni fiscali riservate: l’accusa al finanziere

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, il militare avrebbe ricevuto 3mila euro in contanti da un cittadino cinese, anch’egli arrestato e ritenuto parte dell’associazione contestata dagli inquirenti. In cambio, l’ispettore avrebbe fornito informazioni riservate sulla posizione debitoria del suocero dell’uomo nei confronti dell’erario. Ma il presunto accordo, stando agli atti, non si sarebbe limitato alla comunicazione di dati fiscali.

Il finanziere si sarebbe infatti offerto di “sistemare la situazione”, intervenendo per cancellare le “posizioni debitorie”, e avrebbe promesso ulteriori informazioni su altri operatori economici di interesse del suo interlocutore. Gli episodi contestati si collocherebbero tra maggio e settembre 2025. Si tratta di condotte che dovranno essere accertate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati. La presunta banca occulta avrebbe operato attraverso un sistema suddiviso in quattro fasi, ciascuna funzionale a rendere possibile la movimentazione dei capitali e a ostacolarne la tracciabilità.

La raccolta dei contanti

Il primo passaggio consisteva nel reperimento del denaro liquido. Secondo l’accusa, due cittadini cinesi avrebbero raccolto somme provenienti prevalentemente da illeciti di natura tributaria. A questi flussi si sarebbe aggiunto il denaro di un narcotrafficante, che avrebbe fatto consegnare attraverso una rete di “postini” oltre 5 milioni di euro. Il contante costituiva la base operativa del circuito, consentendo di effettuare trasferimenti e restituzioni di denaro al di fuori dei normali canali bancari.

Le criptovalute e i trasferimenti internazionali

Come contropartita per il denaro consegnato, il sistema avrebbe messo a disposizione un corrispondente “valore in criptovaluta”, accompagnato da bonifici diretti verso conti situati in diverse aree del mondo. Tra le destinazioni indicate negli atti figurano Asia, Canada e Sud America. Una rete di trasferimenti che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe consentito di spostare valori tra differenti giurisdizioni, combinando strumenti finanziari tradizionali e valute digitali.

Le società cartiere e le fatture false

Il terzo segmento riguardava la produzione di documentazione fiscale fittizia attraverso società cartiere localizzate tra Lombardia e Campania. Le fatture false sarebbero state messe a disposizione di imprese operanti nei settori dell’edilizia, della logistica e dei servizi, permettendo loro, secondo l’ipotesi accusatoria, di abbattere artificialmente il reddito imponibile. Le fatture venivano pagate mediante bonifici, facendo così transitare il denaro attraverso operazioni formalmente riconducibili a rapporti commerciali. Successivamente, una parte delle somme in contanti raccolte in precedenza sarebbe stata restituita ai destinatari, completando il circuito. Per questo servizio bancario illecito sarebbero state applicate commissioni comprese tra il 2% e il 5%.

Il riciclaggio tra Europa e criptovalute

L’ultima fase consisteva nel trasferimento dei capitali attraverso conti riconducibili alle società cartiere e nella loro successiva dispersione. Nell’ordinanza vengono indicate movimentazioni verso Lussemburgo, Lituania e Germania, con la trasformazione delle somme in criptovalute gestite dall’associazione contestata. Il meccanismo avrebbe consentito di reinserire nel circuito finanziario risorse di provenienza illecita, comprese somme derivanti, secondo gli inquirenti, da truffe online. La combinazione tra denaro contante, fatture false, bonifici internazionali e criptovalute rappresenterebbe, nella ricostruzione accusatoria, il nucleo operativo della banca clandestina.

Un fondo per i detenuti mafiosi e denaro destinato alle armi

L’aspetto più delicato dell’inchiesta riguarda la presunta destinazione di una parte dei capitali. Secondo quanto ricostruito negli atti, una quota del denaro sarebbe confluita in un “fondo di solidarietà mafiosa”, destinato a sostenere detenuti appartenenti alla ‘ndrangheta e alla criminalità organizzata foggiana. Per quest’ultima, le risorse sarebbero state utilizzate anche per l’acquisto di armi, secondo le ipotesi investigative. Se confermato nelle successive fasi giudiziarie, questo elemento delineerebbe una funzione del circuito che andrebbe oltre il semplice riciclaggio: la presunta struttura finanziaria avrebbe potuto sostenere esigenze economiche e operative di organizzazioni criminali, garantendo liquidità e canali di trasferimento al di fuori dei circuiti legali.

L’inchiesta punta sui flussi finanziari e sui collegamenti criminali

La maxi-indagine milanese mette sotto osservazione un modello nel quale la finanza clandestina, l’evasione fiscale e il riciclaggio si intreccerebbero con interessi criminali differenti. La presenza di operatori incaricati di raccogliere contanti, società utilizzate per emettere fatture false e trasferimenti internazionali avrebbe consentito, secondo l’accusa, di costruire un sistema articolato di movimentazione e conversione del denaro. L’ipotesi investigativa è quella di un’infrastruttura finanziaria parallela capace di offrire liquidità, schermare la provenienza dei capitali e facilitare il trasferimento delle risorse. Il presunto coinvolgimento di un appartenente alla Guardia di Finanza aggiunge un ulteriore fronte di accertamento, legato all’eventuale utilizzo illecito di informazioni riservate. Il quadro dovrà ora essere verificato nelle sedi giudiziarie. Le contestazioni contenute nell’ordinanza rappresentano ipotesi accusatorie e non equivalgono a una dichiarazione definitiva di responsabilità.

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