Due persone sono finite agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine sulla sparatoria avvenuta a Mendicino, nel Cosentino, nella notte del 19 aprile 2025, e sui successivi tentativi di vendetta che sarebbero stati organizzati dopo gli spari. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile della Questura di Cosenza nei Comuni di Cosenza e Tortora.
Le misure sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, su richiesta della Procura della Repubblica, in relazione alla ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per ipotesi di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco. Le contestazioni sono riferite agli indagati a vario titolo e dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
La lite nella movida e l’azione ritorsiva
La ricostruzione investigativa colloca l’origine della vicenda in una lite scoppiata in un locale della movida cosentina. A scontrarsi fisicamente sarebbero stati il figlio di uno degli indagati e un gruppo di altre persone.
Secondo gli accertamenti, dopo il diverbio alcuni soggetti riconducibili al gruppo avrebbero pianificato una spedizione punitiva contro il giovane coinvolto nella discussione. Il progetto, tuttavia, non sarebbe andato secondo le intenzioni iniziali.
Il padre del ragazzo, stando alla ricostruzione degli investigatori, avrebbe anticipato l’azione dei presunti aggressori, aprendo il fuoco contro di loro. Uno dei destinatari dell’azione sarebbe rimasto gravemente ferito. È su questa sequenza di eventi che si concentra una parte dell’inchiesta, chiamata a chiarire responsabilità e dinamica della sparatoria.
La seconda vendetta e l’arma da fuoco
Gli approfondimenti investigativi avrebbero fatto emergere anche un successivo tentativo di ritorsione. Nei giorni seguenti alla sparatoria, uno degli indagati avrebbe detenuto e portato con sé un’arma da fuoco che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata destinata a un nuovo attacco contro l’uomo che aveva sparato.
La seconda spedizione punitiva, sempre secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbe stata portata a termine. Gli accertamenti avrebbero permesso di delineare così una successione di episodi collegati: dalla lite iniziale alla sparatoria, fino al presunto progetto di vendetta contro l’autore degli spari.
La disponibilità dell’arma e il suo presunto utilizzo nell’ambito di un nuovo piano ritorsivo costituiscono uno degli aspetti approfonditi dagli investigatori per ricostruire l’evoluzione della vicenda.
Intercettazioni, telecamere e controlli: come è nata l’indagine
L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza e condotta dalla Squadra Mobile. Per ricostruire i fatti, gli investigatori hanno svolto attività di osservazione e controllo sul territorio, analizzato le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza ed eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali.
Tra gli strumenti investigativi figura anche il controllo di un dispositivo elettronico. L’incrocio degli elementi raccolti avrebbe consentito di approfondire i rapporti tra le persone coinvolte, la dinamica della sparatoria e i presunti propositi di ritorsione emersi successivamente.
Le accuse restano da verificare in sede giudiziaria
I due provvedimenti cautelari segnano un passaggio nell’indagine sui fatti di Mendicino, ma non costituiscono una dichiarazione definitiva di responsabilità . Le ipotesi di reato e la ricostruzione degli eventi dovranno essere sottoposte alle verifiche previste dal procedimento penale, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati fino a un’eventuale condanna definitiva.














