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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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La Cassazione annulla la confisca da 22 milioni di euro per l’imprenditore Giuseppe Borrelli

La Quinta Sezione Penale della Corte Suprema accoglie il ricorso della difesa e rinvia gli atti alla Corte d’Appello di Catanzaro, mettendo in discussione i presupposti della misura di prevenzione patrimoniale e personale

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La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha depositato un verdetto di fondamentale importanza per la posizione giudiziaria dell’imprenditore Giuseppe Borrelli. I giudici di legittimità hanno infatti annullato con rinvio il decreto con il quale la Corte d’Appello di Catanzaro aveva confermato la confisca di beni dal valore di circa 22 milioni di euro, nonché l’applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni. Gli atti sono stati ora trasmessi nuovamente alla Corte d’Appello di Catanzaro, la quale, in una diversa composizione, sarà chiamata a riesaminare l’intera vicenda giudiziaria seguendo i principi di diritto stabiliti dal Collegio romano.

Le origini del procedimento giudiziario

La vicenda trae origine da una complessa operazione condotta congiuntamente dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, che aveva portato al sequestro di undici società con sedi tra Roma e la Calabria e di un ingente patrimonio immobiliare e finanziario. In prima istanza, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro aveva disposto l’ablazione dei beni e la sorveglianza speciale per Borrelli, una decisione poi confermata integralmente dai giudici di secondo grado. Tale iter processuale era stato in passato richiamato anche all’interno degli atti che hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Altomonte.

Le ragioni della difesa

Contro la sentenza di appello, il collegio difensivo composto dagli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano ha presentato un articolato ricorso, mettendo in discussione la tenuta dell’intero impianto accusatorio. Gli avvocati hanno eccepito l’insussistenza della pericolosità, sia generica che qualificata, sottolineando come Borrelli non abbia mai riportato condanne per reati generatori di profitti illeciti. Secondo la linea difensiva, gli atti della polizia giudiziaria descrivevano Borrelli come soggetto “contiguo” o “vicino” ad ambienti mafiosi, una definizione ritenuta del tutto insufficiente dalla giurisprudenza europea e interna per giustificare una misura di prevenzione patrimoniale. Per i difensori era necessario dimostrare un contributo concreto all’associazione criminale, elemento mai emerso durante l’istruttoria.

La ricostruzione patrimoniale

Oltre alle questioni di diritto sulla pericolosità soggettiva, il ricorso ha puntato con decisione sulla legittimità della formazione del patrimonio. Attraverso una specifica consulenza tecnica redatta dal dottor Ercole Palasciano, la difesa ha fornito documentazione volta a provare la piena compatibilità tra i redditi lecitamente prodotti dall’imprenditore e l’entità dei beni oggetto di sequestro. Con la decisione della Cassazione, viene ora meno il presupposto che legava l’attività economica di Borrelli a presunte infiltrazioni criminali, aprendo una nuova fase dibattimentale dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro.

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